Non
è un caso che Dossi pensasse di
sottotitolare le sue Note azzurre
- un libro giunto a noi in forma di scartafaccio
di fogli e cartigli distribuiti in 14
cartelline azzurre (da cui il nome dell'opera):
"dietroscena dei miei libri".
Le Note azzurre sono, infatti,
un libro "secondario", perché
scritto senza alcun obiettivo letterario
particolare o esplicito, ma soltanto per
dar fondo a una vena e per dar corso a
un flusso di scrittura, che altrimenti
- ossia in una generica opera, o in un'opera
di un certo genere - non avrebbero mai
potuto trovare espressione adeguata. Questa
vena, o flusso di scrittura, è
caratteristica di tutti quei testi che
solitamente definiamo "zibaldoni":
opere aperte in cui vale una sorta di
sospensione di tutte le regole dei generi,
mentre scattano, allo stesso tempo, una
iperattivazione della riflessione critica
e una esaltazione dell'estemporaneità
del gesto dello scrivere e del leggere,
che si riversano avidamente in ogni direzione,
verso ogni sollecitazione o illuminazione
che possa essere utile semplicemente a
far continuare la vena a fluire.
Ecco
perché l'immagine del dietroscena
è un'immagine efficace, in ogni
senso: sia allegorico (perché quello
che conta è la rapidità
del pensiero che annota o legge in ogni
dove, non la scena dell'opera che pensa
a se stessa), che temporale (l'"opera",
se mai verrà, verrà dopo,
in un "secondo" momento, e magari
sarà addirittura "opera altrui",
curata da altri, e così via).
Annota
giustamente Dante Isella: "Queste
Note azzurre sono, innanzitutto e
particolarmente agli inizi, il taccuino
di lettura di uno scrittore". Sono,
come dicevamo, uno zibaldone. Lo zibaldone,
infatti, più che un'"opera",
è un taccuino di lettura, godibile
e leggero proprio perché non si
è (ancora) fatto "opera",
non ha pensato o non ha avuto il tempo
di farsi "opera", e sopravvive
fino a noi solo come un gesto del pensiero,
risultando spesso più meraviglioso
e stupefacente dell'opera stessa. D'altronde
è risaputo che nei dietroscena
avvengono cose turche, tutte da immaginarsi...
Le
Note azzurre di Dossi sono utili
anche per mostrare come spesso la scrittura
tragga origine all'incrocio con una lettura,
e viceversa. A questo proposito, si pensi
a tutte le altre definizioni che Dossi
pensava di mettere in epigrafe alle Note
azzurre, definizioni altrettanto
fantastiche e illuminanti, ma altresì
esemplari di un metodo di lavoro in cui
si intrecciano il proprio (la lettura)
e l'altrui (la scrittura), spesso senza
badare troppo alle differenze, in un processo
unico e unificato di scrittura-lettura:
"Selva - di pensieri miei e d'altrui/In
seme - in fiore - in frutto/ Lazzaretto
dove il D. tiene in quarantena i propri
e i pensieri altrui/ Cervello di carta,
aperto in sussidio/ Dell'altro già
zeppo/ Granai di riserva per le probabili
carestie".
In
molti scritti di natura zibaldoniana son
presenti e rintracciabili, anche piuttosto
frequentemente, osservazioni e appunti
vari che contengono riflessioni sulla
forma stessa in cui chi scrive si sta
cimentando, osservazioni e appunti che
trattano insomma esplicitamente dello
scrivere e del leggere
in una certa maniera impensata e improvvisa
caratteristica degli zibaldoni o dei taccuini
di appunti. Anche le Note azzurre
non sfuggono a questa regola, e contengono
frammenti del genere, utili altresì
a far comprendere come il momento
dell'opera, in uno zibaldone, è
davvero secondario.
Ho
scelto allora, per dare un'idea del tipo
di scrittura di Dossi, tre percorsi, ovvero
tre tipi di frammenti o serie di appunti.
Un po' come avviene nello Zibaldone
leopardiano, così in tutti i testi
di questo tipo, di solito, è possibile
rintracciare sottottemi, indici, linee
specifiche di riflessione, leggibili autonomamente
se estrapolati o messi in evidenza.
I
tre tipi di frammenti che ho scelto tra
le Note azzurre sono dunque:
-
quelli che riguardano il leggere
e lo scrivere, ovverosia, il
leggere e lo scrivere precipui dell'autore;
-
alcune note curiose e sapide e variegate,
che alludono all'illuminazione del pensiero,
all'attimo che lo scrittore coglie con
felicità e leggerezza (la scelta
è limitata alle prime duemila note,
per il motivo suggerito da Isella, secondo
il quale nelle Note azzurre soprattutto
agli inizi si sente la forza particolare
della scrittura);
-
una serie di annotazioni a volte "in
seme", a volte "in fiore",
a volte "in frutto", che costituiscono
il laboratorio linguistico di Dossi; trattasi
per lo più di appunti sulle etimologie
intrecciate di parole italiane, latine,
greche, germaniche, dialettali, etc.
Dossi
era appassionato archeologo, e secondo
me raccoglieva le Note azzurre
proprio con un gusto archeologico, che
lo portava a essere molto attento al lampo
che emanano piccole frasi sepolte, infimi
racconti dimenticati o minime scaglie
di pensiero fossilizzato, capaci di alludere
inaspettatamente a qualche perduta cattedrale
o a una misteriosa tomba.
P.S.:
I numeri in grassetto sono quelli delle
note nel manoscritto originale di Dossi.
Edv
*
I.
Leggere e scrivere
520.
L'uomo che sa leggere parla cogli assenti,
e si mantiene in vita gli estinti. Egli
è in comunicazione con l'universo
- non conosce la noja - viaggia - s'illude.
Ma chi legge e non sa scrivere è
un muto.
760.
Il gran Milton è da leggersi la
domenica, tra il profumo degli incensi,
e le armonie dell'organo.
1381.
I difetti in Dante, in Manzoni e altrettali,
sono le macchie del Sole. A volerle studiare
ci si perde la vista. Uno studio curioso
potrebbe essere quello - Le meraviglie
nei difetti de' Sommi.
1427.
Il chiaro-di-luna della malinconia feconda
i pensieri.
1588.
A me piacciono i libri gravidi di pensieri,
perché dal leggerli passo insensibilmente
a pensare per conto mio. Li paragonerei
ai succialatte che avviano i capezzoli
restii.
1589.
Il meditare da solo è onanismo
- il pensare con altri (conversare) è
coito.
1591.
La rima a Giusti era suggeritrice d'idee.
1616.
Pochi sanno leggere bene dentro di loro,
pochissimi a voce alta. Per quanti accenti
metti sulle parole tue - c'è un
accento che vale più di tutti e
non si può segnare, l'accento dell'affetto.
1622.
La semplicità stessa rado è
che non sia artificiosa. Talvolta è
il sommo dell'arte (Dionigi). - Colla
scienza si arriva alla primitiva semplicità
- La difficile facilità di Manzoni
e Rovani - Si ha da persuadere più
con la scelta che non con la copia (Tommaseo).
1719.
Dossi, quando scrive, fa salti mortali
sullo stesso posto.
1783.
La gazzetta o libro quotidiano recò
danno al libro perpetuo, come ne avea
già arrecato il libro annuale ossia
l'almanacco - abituando gli scrittori
allo scrivere affrettato quindi scorretto,
e i lettori alla troppa facilità,
che di rado va unita alla profondità
o acutezza di pensiero. Al giornale si
deve la perdita dell'originalità
nello stile; e la moderna incolorità
della lingua.
1784.
Imitate gli antichi sommi - mi dicono.
"Li imito bene" - rispondo.
La virtù principale in que' sommi
è la originalità: è
l'avere trovate nella letteratura e nella
filosofia cose non viste dai loro antecessori.
Ed io cerco di fare come essi. Li imito
davvero, non imitandoli.
1786.
Qualcuno si lamenta che molti artistici
geni non abbian potuto studiare.Fu 'na
fortuna. Guai se di tempo in tempo non
sorgesse qualche artista come lo Shakespear,
dall'anima affatto fresca - affatto libera
dagli impedimenti della scuola. Il progresso
camminerebbe assai più lentamente.
1913.
Oggidì, per maladizione della Scienza,
gli artisti non possono più fare
come il Deus li inspira, ma fanno come
la critica vuole - atteggiano cioè
i loro studi a quell'indirizzo che s'hanno
dato ad intendere per l'indirizzo dei
tempi. In altre parole, sanno troppo la
gramatica per poter scrivere bene. -
1975.
Io nei libri cerco sempre il loro autore.
- Si osservi in un lavoro di Arte se l'anima
del suo autore è completa. Può
mancare l'ultima mano in un lavoro d'autore
d'ingegno completo: mancherà sempre
per quanto apparentemente finito, in autore
d'ingegno incompleto. -
2216.
Importa alla fama di uno scrittore scrivere
bene e non molto. Chi non conosce il volume
di Omero? chi conosce le quattro migliaja
di Didimo?
2370.
A scrivere io soffro. Ogni linea è
per me un dolore. A chi è condannato
a molto pensare, Dio avrebbe dovuto concedere,
per lo meno, un paio di cervelli indipendenti
fra loro, come concesse un pajo di braccia,
affinché l'uno potesse lavorare
durante il riposo dell'altro. Così,
invece, bisogna soggiacere agli stupori
mentali prodotti dal rilasciarsi dei nervi:
così, bisogna aspettare il riflusso
delle idee, come l'onda del mare. - La
più parte degli scrittori hanno
le parole e non i pensieri: io con i pensieri
non ho la parola.
2379.
Molta è la differenza tra i libri
creati all'aria aperta, e quelli costruiti
in uno studio. E come la si capisce! I
primi sanno di fresco; gli altri sentono
il chiuso, la muffa. Bisogna sempre alternare
lo studiare al produrre. Producendo senza
studiare, cioè senza versarci in
corpo materia prima, andiamo a rischio
di esaurirci: studiando troppo, senza
produrre rischiamo invece di crepare d'indigestione
e soffocamento. - Fin quì, il Dossi
nello scrivere un libro, non ha ancora
smesso il pericolosissimo vizio di consigliarsi
a chi ha già scritto in proposito.
Eppure il Dossi si accorge di avere testa
bastante a scriverne uno da solo. Gli
è come colui che s'appoggia a un
bastone, malfidente di gambe che pur sono
salde. Getti dunque il bastone!Per esso
le gambe buone potrebbero affievolirsi.
3258.
Non si può scrivere con fedeltà
del presente, ma solo del passato o del
futuro. - S'imaginano le grandi opere
letterarie o in momenti di somma gioia
o di sommo dolore: si scrivono nella calma.
3564.
Nello scrivere un libro sono due stadi
- il primo di porre, l'altro di torre.
La giudiziosa amputazione delle idee,
val spesso più del suo contrario.-
Il non pensiero od il mezzo sono non rado
i migliori - L'imaginazione fresca, e
l'imaginazione riscaldata. Quella, all'apparire
di un tema, ne vede tosto lo sviluppo,
la forma, e lo foggia a ferro caldo. -
Questa, abbozza lo sviluppo, poi, dopo
un prudente intervallo, ne cerca la forma.
La prima imag[inazione] può usarsi
nei lavori di piccolissima mole, all'altra
bisogna ubbidire in quelli di lunga in
cui occorre di aver sott'occhi tutto il
lavoro innanzi foggiarlo nelle varie sue
parti. Dalla imag[inazione] fresca abbiamo
però le impressioni forti; dalla
riscaldata le fini.
3619.
Scrivo troppo male per scrivere a te -
dicevami la mia A. Ed io: t'amo troppo,
per ricordarmi, leggendo le lettere tue,
che c'è una sintassi e una ortografia.
3686.
Penso, scrivo, lavoro dì e notte
senza riposo, perchè c'è
la pazzia alla porta che attende ad entrare,
e a farmi pagare il mio conto, non appena
mi fermi - Vigila semper!
4003.
Della vita intellettuale e della fisica.
Sono al balcone - mi sento squilibratissimo.
(!) Vedo in giardino il Porro, aitante
della persona, tutto salute ecc. Invidio
alla sua vita. Penso e confronto la vita
infelice dei nervi e quella felice dei
muscoli. Entro, seguendo il mio destino,
nello studio, sconfortato e piangendo.
Mi metto a leggere, poi a scrivere. A
poco a poco mi si compone la cerebrale
congestione del genio, e l'entusiasmo
conflagra. Capisco allora quanto le gioje
intellettuali vincano le altre, e dico,
pensando al P.: egli non avrà mai
questa divina voluttà.
4031.
Meno si sa scrivere e più si scrive.
Chi non sa, ad es., d'ortografia mette
in ogni parola che scrive più lettere
che può; e così chi non
sa di letteratura impiega, ad ogni pensiero,
più che può parole.
4457.
Bisogna pure saper scrivere bene, per
scrivere male come sa il Dossi.
4578.
Io peno più assai a scrivere una
minuta di ufficio di poche righe male,
che una pagina letteraria bene. Anche
per scrivere male ci vuole la sua brava
fatica, i suoi appositi studi - starei
per dire, il suo genio. Non è cosa
da tutti. E' indicibile spasimo a me,
sempre in cerca di nuove e belle frasi,
doverne continuamente scartare appunto
perchè e belle e nuove - sostituendole
con altre, vecchie, scriteriate, sconclusionate.
E naturalmente le mie minute sono sempre
cancellate e corrette dai capi sezione
e divisione, i Manzoni e i Danti dello
scrivere idiota. - (gennaio 78) Rientro
al Ministero - rivedo i vecchi compagni;
molti capelli grigi ecc. Che hanno mai
fatto in questi cinque anni? Sempre la
stessa cosa, la stessa sciocchissima cosa.
Io almeno diedi alle lettere - un Regno
de' Cieli - de' Ritratti umani e una Colonia
Felice.
4981.
Tento di usufruire gli accessi congestizi
al capo, che certamente sono di pazzia,
a scopi letterari e scrivo. La ejaculazione
del pensiero mi calma.
II.
Curiosità
48.
Il conte Carena avea usato di alcuni preparati
di Mercurio. A un tratto s'imaginò
di essersene immagazinato nel corpo una
gran quantità. Tripilla sempre.
Cerca ogni modo per farsi estrarre il
mercurio ch'egli crede di contenere -
vuol bagni di elettricità - piglia
joduro. E da dodici anni è perseguitato
da una simile imaginazione.
61.
Tale applicò 4 usci alle quattro
pareti dell'unica sua camera, perché
altri credesse ch'egli abitava un appartamento.
64.
Un principe Belgiojoso, cieco, non volea
confessare questo suo difetto, anzi cercava
d'illuder sé stesso di non averlo.
E però aveva dato ordine a un suo
servo, quando qualche signora gli veniva
a far visita, di correrle incontro, e
poi di correre tosto da lui a descrivergli
l'abito, l'acconciatura ecc. di detta
signora. Alla quale entrando, egli p.
es. dicea ...Oh marchesa, che bella toilette...
quel rosso vi sta a meraviglia ecc.
105.
Si sotteravano i morti sul campo, la notte
della battaglia. Gridavano alcuni feriti
ai becchini... Per carità...
noi non siamo che feriti - E i seppellitori
ghignando - a darvi ascolto, nessuno di
voi sarebbe morto - e giù nella
fossa.
318
a). Corbetta, si distingue
per valore a Custoza; Leopoldo Pullé,
si distingue colle sue commedie sui teatri,
Raimondo Boucheron è autore di
una insigne opera sulla Armonia, e tutti
e tre sono fatti cavalieri della Corona
d'Italia, i due primi per aver appartenuto
un anno al Comitato del Carnevalone, l'ultimo
per esser socio di una certa academia:
il che vuol dire che in Italia quando
si vuole dar premi a chi ne merita, si
cerca almeno di non premiarne il merito.
Ricorda pur Verdi fatto senatore del Regno
pel titolo di pagare 3000 lire d'imposte!!!
337.
Nel "De tranquillitate animi"
Seneca dopo aver insegnato bellissime
cose per mantenerla, conchiude con un
elogio alla felicità che si trova
nel vino.
339.
Dice S. Agostino, il gran freddurista,
di credere l'impossibile, appunto perché
impossibile.
341.
Una lettera della Ballerina Carmine a
Rovani finiva "e se non mi comprendi,
indovinami!"
376.
Tale entra in una chiesa, dove si stava
preparando lo scurolo per il venerdì
santo, e soprapensieri chiede: che c'è?
- L'è mort noster Signor - risponde
una vecchietta. - Mort? - fa egli - comè?
se saveva nanca ch'el fuss ammalaa.
377.
Il prof. di litografia, credo, Tanola,
diceva non bastare tutta la vita di uomo
per imparare a far bene la punta ad una
matita.
387.
Camerini non riuscì mai a fare
un libro, ma sempre prefazioni. Gli stessi
suoi cosidetti libri non sono che prefazioni...
Così è di Beethoven, che
metteva tutta la sua musicale stoffa nelle
sinfonie, tanto da non restargli più
nulla per l'opera.
486.
Cesare Cantù è un letterario
ciabattino. Forbice e colla, ecco il suo
stile.
496.
Un certo pittore faceva il ritratto a
una gran dama - gli cade il pennello -
si sbassa a riprenderlo - ma nella fretta
e nello sforzo gli sfugge un peto. E resta
colla testa abbassata, e non l'ha ancor
da levare.
497.
Tale milanese, parlando dei francesi,
diceva "i scarp hi cìamen
bott (bottes) - i bott hi ciamen coo (coups)
- i coo hi ciamen tett (têtes) -
e i tett, tetton (tétons) - oh
che parlà de cojon!"
498.
Dice T. Cremona che pitturando paesaggi
gli vien voglia di pisciare.
512.
In una sala del cappellano imperiale della
corte austriaca a Milano si raccoglievano
ogni sera dieci o 12 amantissimi della
musica classica - e lì sonavano
le più serene melodie della Germania
e dell'Italia. Tra gli altri, sonava egregiamente
il violino un consigliere di Stato - il
quale, deposto l'archetto, pigliava la
penna a firmare, colla più grande
fermezza - le sentenze di morte dei facinorosi
italiani. - E poi si dice: music,
the food of love.
571.
Correnti - dice la Perseveranza
- rifiutò jeri di far parte della
commissione tale, appartenendo già
a 22 altre. (!) Questo tratto di delicatezza
ecc.... Domando io se non sono da impiccare
e Correnti e l'autore dell'articolo laudativo.
574.
Raramente s'è dato un ciarlatano
più spudorato del professore *
dell'Università di ** - in cui
la impudenza tenea luogo di scienza -
Fu lui che riuscì a fare 16 lezioni
sull'elettricità, quando l'elettricità
come scienza era ancora bambina - con
brillantissimi discorsi che nulla dicevano
- fu lui, che s'incaricò di mostrare
il gabinetto di anatomia all'imperatore
Ferdinando, dicendo imperturbabilmente
i più madornali spropositi, mentre
l'egregio Panizza diventava di tutti i
colori - fu lui che si mangiava annualmente
la dote del gabinetto di fisica... in
conseguenza di che, scopertasi la cosa,
dovette per evitar la prigione, uccidersi.
- *, qualunque cosa gli si fosse dimandata,
rispondeva - e non all'ingrosso - ma nel
più minuto dei modi insufficienti.
595.
L'affamato pittore Lazzari va sempre a
trovare gli amici sulla fine del pranzo,
e pulisce la tavola dalla mollica di pane,
vuota se può il mastelletto della
senape e l'ampollino ecc. Lodiamo la sua
delicatezza di non andarci in principio.
633.
Il De-officiis, si trovò in pescaria:
parte della seconda decade di T. Livio
in una sacchetta.
634.
Quando il carnefice, mostrando la testa
tagliata di Maria Stuarda, gridò:
dio salvi la regina! - la testa gli sfuggì
dalla mano. Maria era grigia - e coperta
di treccie finte.
638.
A Roma si usò spesso, per economia,
quando il Senato per es. ordinava che
in ogni municipio si erigesse una statua
al tale o tal altro - di adoperarne una
già scolpita, cambiandovi il nome
sul plinto - oppure la testa sulle spalle.
- Si usarono pure per le statue delle
imperatrici coquettes pettinature mobili
di marmo, affine di tenerle sempre pettinate
all'ultima moda.
762.
Tra le imprecazioni genovesi, si trova
"che tu possa inghiottire un paraqua
chiuso e cacarlo aperto - Che il mare
gonfi tanto da cacciare i pesci nel culo
del padre eterno - Che possano cader dal
cielo in una botte tutti i santi con Gesù
Cristo per tappo".
793.
Di Franck medico, che impiegò tutti
i suoi guadagnati averi per erigersi un
monumento funebre colossale (sul lago
di Como), può dirsi che "restituì
al cimitero quanto il cimitero gli diede".
1127.
A Napoli, si trovano ancora persone che
osano dirvi: Eccellenza, comandate un
abatino? comandate un canonico?... Cavaliere,
volete un testimonio falso? (1870).
1345.
A Lugano chi cavava i denti era il boja.
1346.
Pochi sono i maestri che nei loro discorsi,
anche fuori di scuola, non usino ripetere
due o tre volte le stesse idee con diverse
parole.
1348.
Tale vanissimo letterato, passeggiando
per la città, si vede adosso gli
occhi di tutti, e lusingato, già
gusta il reddito della celebrità.
Ma, a casa tornato, e volto un ammiratore
sguardo allo specchio, si accorge che
lo guardavano tutti... per la sbottonata
brachetta.
1694.
Ecco l'origine dell'uso di esporre le
scarpe sulle finestre, la sera dell'Epifania,
uso tradizionale nei bimbi. E' certo che
i signori Re magi, per venire da noi,
hanno fatto un lunghissimo viaggio - e
i viaggi sciupano le scarpe - quindi,
è pur certo, che la migliore offerta
che noi possiamo far loro, allorché
passano da casa nostra, sia quella,...
delle scarpe. Essi poi gentilmente contracambiano
l'offerta con qualche loro mercanzietta,
dolci, giochi ecc.... e di ciò
i bimbi li ringraziano cordialmente.
1736.
Arlecchino diceva allo spaccalegna: "senti,
facciamo metà fatica per uno -
tu segherai ed io ad ogni colpo farò
l'"aah!".
1766.
La vera letteratura dell'ultimo popolo
è quella dei muri. - Le taverne
a Pompei, i cessi da noi ce ne offrono
pagine eloquentissime. Resta ancora a
scriversi un libro intitolato "Storia
della letteratura sui muri" - Il
muro è la publicità che
si sottrasse sempre alla censura - è
là dove fu consegnata la pura opinione
popolare ecc.
1792.
Una gran parte degli uomini, due o tre
anni prima di morire, è colpita
dall'estromania terribile malattia priapica
- e ciò spec. in quell'epoca della
vita che è detta "l'estate
di S. Martino". Altra malattia, indizio
di una prossima fine e che si manifesta
nell'ultima parte della vecchiaja è
la copromania, ossia smania cacatoria.
1819.
Nell'educazione dei nostri vecchi c'era
il bel uso di chiudere per qualche ora
i figli disobedienti nel cesso, che allora
non era all'inglese, e neanche alla mezza
inglese. Questi poveri bimbi si tiravano
poi fuori quasi asfissiati, e i parenti,
perdonando loro, li riamettevano in sala
e al loro bacio, puzzolentissimi.
1869.
Salomone chiese a Dio la sapienza - e
Dio, fìlosoficamente, gli diede
l'oro.
III.
Etimologie
3.
strigosus (Gellius) = magro, il nostro
milanese "striaa" da strix,
strige (strega) vampiro succhiasangue.
7.
Aurum in Gallia effutisti (Svetonio) -
scialaquasti, il nostro mil. te mandaa
a fass fôtt.
14.
Degno di nota come la più parte
dei filosofi, essendo in fondo del medesimo
parere sul bene e sul male, non s'accordassero
mai per l'incertezza del significato delle
parole da essi usato.
21.
Se oggidì si scrivesse secondo
la stretta etimologia oppure si leggesse,
nessuno capirebbe più nulla; tanto
le parole si dipartirono dal loro primo
razionale significato.
22.
solarium = solajo, la parte più
alta della casa, perchè anticamente
- in cima alla casa, si costruivano terrazze
per i bagni di sole.
24.
Utilissime nelle lingue sono le parole
che esprimono idee generali; che non sviano
quindi nelle descrizioni la fantasia del
lettore - com'è p. es. di obices,
cose che si oppongono.
100.
Testes, testicoli, perché testimoniano
la virilità. Priapo, dio degli
orti, perché stava testimonio dei
furti - ofen, ted., forno - offella, offa.
116.
àrta krìthina = pani d'orzo,
grissini (pare) - tapeinòs, tapino
- uperétes, ministro, servo, prete
- kraipàle, ingordigia, crapula.
127.
Pàppas, pappa - voce famigliare
del figlio verso il padre.
139.
Gonna, gown - abbigliamento da donna -
forse da gyné. - E difatti l'abbigliamento
è la donna.
144.
dàmar, moglie, dama - càminos,
fornace, camino - barýs, faticoso,
pesante - bara (milanese).
146.
hesternum diem, gestern, yesterday.
164.
Borrare, tremare pel freddo da borràs
vento di tramontana - excreare, cracher,
sputare.
221.
Caritas vuol dire anche carestia - ogni
cosa rara ha prezzo, è cara.
261.
pan - tutto - il pane è appunto
tutto - edoné, gioia, felicità,
ecc. - CF. dono - traghémata, dolci,
treggea - Nilo (nihil) il nostro filo
- nulla. - panatuneìa, festa solenne
in onor di Minerva. Vi si sarà
mangiato qualche torta. Vedi panettone.
272.
thaumàzo, mi maraviglio, to amaze,
meravigliare - sòma, il corpo,
soma (peso) - chithàra, ghitarra
- òlos, tutto, all (ingl. pronuncia
oll), all (ted.) - esthlòs, edel
- esthìo, essen - kaléo,
to call -
273.
kahl, cal-vo - roh, ro-zzo - toll, c-oll-erico
- satt, sta-is, sat (mil.) - rund, ro-to-ndo,
ronde (franc.) - fahl, fallo -
274.
Oi apò skenés, modo di dire
simile al milanese, quii del teater, quel
della birra, quii del fer rott ecc.
278.
L'uso di sincopar le parole sì
in latino che in italiano - matus, per
madefactus (CF. matella, orinale) - compro,
per comprato etc. - Il Portogh. è
spagnolo sincopato.
283.
haematites, pietra di color sanguigno,
donde la nostra matita (lapis, pietra)
- Così rubrica dicevasi antic.
l'indice, perchè scritto in rosso
- Monile, braccialetto, da monere, rammentare
- l'odierno souvenir. - camella, gamella
(scodella, voce mil.) - carpere somnum,
carpià (milanese) - dicta facit,
detto fatto -
312
a). cuculo in Plauto anche
adultero - forse da cucullus, cappuccio
col quale l'adultero si copriva il capo
per recarsi dalla moglie infedele - Cuculo
si dice ora al marito.
430.
L'idea del moderno cappello a cilindro
può essere stata tolta dal modius
(moggio) che tiene in capo Giove Serapide.
431.
bajulus, facchino che porta pesi - CF.
baule, cassa contenente roba.
432.
brabeum, premio che si dava ai vincitori
nei giochi pubblici. CF. il nostro grido
di bravo! ai vincitori, attori ecc.
440.
Le alberelle, specie di salici, non da
albero, ma da albus, bianco. Latinamente,
si dicevano albae... quos pumiliones dicimus
graece nànous appellant (Gellio).
563.
Naseweis, saputello. CF. Dante (Parad.),
nasetto, nello stesso senso.
567.
home, heim, casa - heimlich = segreto
- pokal, pecchero, boccale.
679.
poneròs, malvagio - povero (milanese
pover) misero qual filosofico rapporto!
687.
etaìron, compagno, quasi éteron,
altro. - lubrica testa (Ovidio) = slitta.
698.
schoìnos, giunco - scoin (milanese)
scopino - kóre, fanciulla, e pupilla
dell'occhio, niña (spagn.) id.
715.
querer (spagn.) amare, l'antico ital.
cherere. - quaerere, cercare.
758.
core (ingl.), gheriglio, quasi cuore,
interiore - mil. cucurucu.
823.
charà, allegrezza, cara (milanese)
nell'escl. oh cara! (oh gioja!) - dokeì
moi, daucht mir, mi sembra - flegma, infiammazione,
(in it. flemma, l'opposto) - babàlion,
cana Balia -.
825.
fìltra = amores - chi dice dunque
filtri amatori, dice amori amatori.
921.
skòmma - poene dixerim morsum figuratum,
scocch (milanese) V. Macrobio L. VII.
III dove parla anche delle loidorìa,
quibus nec vocabula Latina repperio etc.
- Sunt alia scommata minus aspera quasi
edentatae beluae morsus.
923.
uri Gallica vox et qua feri boves significantur.
CF. il cantone d'Uri, svizzero, che porta
per arme la testa di un bue selvatico
(id.).
927.
baiòs, piccolo, basso - bajo (spagnolo).
932.
Lethum, mors apò tes léthes,
hoc est ab oblivione dictum. Alii per
antiphrasim dictum putant ab adiectivo
laetus, quod minime sit laetum, sed omnium
rerum tristissimum. (!!) - (La stessa
ragione per cui alcuni dottissimi etimologisti
fanno derivare lucus, bosco sacro, da
lux,-cis - appunto per non potervi penetrare
la luce!).
977.
morosi amantes - fantastici amanti (Cicerone)
- i nostri moros. - domum, home - Intyba,
indivia - cichoreum.
1008.
ebriosa acina (Cat.) - hesternus dies,
yesterday - cerasus, scires (mil.) - mea
Pila est (Plauto), ho la palla in mano.
1018.
victricesque moras Fabii (Propertius)
- hic nulla puella, il n'y a plus d'enfant
- pallium tuum, paltò
1039.
Potniades, cavalli di Potnia, poney? -
mo, per ora dal latino modo.
1040.
tibi ducitur uxor - sparge, marite, nuces
(Virg.?) - CF. nuces e nozze - pan e nos
mangià de spos (mil.) - La noce
emblema, dicono, della copula stendendo
il guscio il velo sull'interno mistero.
Io troverei invece questo emblema nella
necessità di rompere il guscio
per arrivare al dolce frutto.
1071.
A proposito dei pedanti che trovarono
da dire su Manzoni che aveva usato nei
suoi "Promessi" lo per ciò
- V. Dante Purg. XI v. 141... Faranno
sì che tu potrai chiosarlo, cioè
chiosare ciò. - La pedanteria è
figlia dell'ignoranza.
1081
b). (V. 1071) Ai pedanti
che non vogliono moderno ma odierno, si
possono
citare i due versi di Dante, che è
la nostra prima autorità in fatto
(i pedanti direbbero in atto) di lingua.
"Per modo tutto fuor del moderno
uso" (Purg. C. XVI, v. 42)... "Che
quanto durerà l'uso moderno"
(Purg. XXVI, v. 113) - cunta (Dante) per
indugio, da cunctari - cuntee (milanese)
- coto, pensiero. CF. con coito e trova
i rapporti tra la generazione degli uomini
e delle idee.
1126.
La parola capriole (capriola) fu inventata
da Mad.lle le Fevre, valorosa grecista,
nel tradurre Aristofane (V. 1339) - La
parola ferrovia venne trovata dal Prof.re
Luigi Sailer (almeno a quanto mi fu assicurato).
1242.
pupum - puerum, popô (mil.) - to
ènteron, le interiora, venter -
psolùs mentula carentes, s'cioli
- Stultissima sunt haec et ad quae ridenda,
non unus sufficit Democritus (Erasmo)
- paidopoieìn coitare, fa i piscinitt
(mil.) - l'ineffabile, l'incomprensibile
(Dio) - Afflavit Deus et dissipati sunt
(iscriz. della medaglia coniata in Ingh.
in occasione della perdita della Grande
Armada di Filippo di Spagna).
1250.
CF. il ve latino, malauguroso, col ve-r-
germanico, di un simile valore.
1314.
marsh, marais - marsc (milanese) putrido
- CF. l'an latino all'an inglese. - Worm
in Shaksp. per serpente. CF. Dante, il
gran vermo.
1324.
stubble, stoppia - tatter, guenille CF.
tatter (milan.) - postern, potèrne,
postierla (pusterla, mil.), postes (lat.,
porta esterna) - ramp (ingl.) ragazza
vagabonda CF. Veneto Carampana, vecchia
puttana - bark, scorza, barca, piccola
nave, dall'essere le prime navi fatte
di scorza d'albero - Prester John (Sh.),
Pretejanni (Dante), Preterkan. -
1325.
a good nose is required also, to smell
out work for the other sense (Shakespear).
V. 1304. CF. il naso latino nel senso
di gusto artistico.
1339.
Trojan in gergo inglese significa ladro.
Sarebbe forse un lontano eco della venuta
di Enea in Italia? - settimana, sette
mattine, semaine, in ingl.sennight, sette
notti - rut a caper, trinciar una capriola
- si trova in Shakespear; quindi M.lle
Le Febre ha poco merito nell'invenzione
della parola capriole (V. 1126).
1341.
Origine delle chiappe (mezzi uovi) che
si mangiano a Pasqua. Cristo fugge dal
sepolcro. I giudei si mettono a gridare:
ciappa ciappa (in mil.) - In ingl. chap,
significa fessura, fesse (francese) -
ciapp (milanese).
1351.
Buona mano - si dice quella stretta di
mano in cui c'è dentro denaro.
La mano della pura amicizia sarà
la cattiva. - mancia, cià-la-man
(Qua la mano).
1660.
loco (spag.), pazzo = lôcch, mil.
intontito - no me riña Usted mas
(spag.) -règnela minga, mil. -
querer, spag. amare e volere (ant. ital.cherere)
- rociada, sp. = rosciada (pioggia grande)
- bottega da apothéka - engatar,
sp. = ingattià (attraper) - azienda,
it. da hacienda, sp. facenda - kyne (nome
del cane di Tobia) chino spag., chien,
kynòs - despierto, sp.(svegliato)
aspèrt, mil. - badea, sp. melone
d'aqua insipida = badee, mil.stolto -
chenada, sp. = cinada (sciocchezza) -
catabul, sp. scuderia = catabuj, mil.
rumore - cholla, sp. sommità della
testa, giudizio, spirito = ciolla, mil.
in (set ona gran), il
contrario.
1725.
I Greci riponevano la grazia nell'ultima
semplicità del concetto e dell'espressione
(Tommaseo) - Gli scrittori attici detti
sicci da Cicerone, quasi ad esprimerne
la sanità dello stile.
1731.
Alcune idee sincopate in aggettivi, si
potrebbero rinnovare, riscomponendole
in frasi. Per es. cieca rabbia non fa
più effetto perchè abusata.
Dite rabbia senz'occhi - e rinfrescherete
l'effetto.
1761.
Fra gli aggettivi che sono metafore, ma
che pel troppo uso hanno perduto il filo,
citare lo "svignarsela" - il
"ringalluzire" ecc. Le parole,
al filologo, sono quasi tutte metafore
- Col tempo divengono spesso metafore
di metafore, e però talvolta tornano
semplici; per raddoppiar la metafora la
perdono. - Guai se si leggesse etimologicamente
un libro del giorno! non si capirebbe
più nulla.
1775.
cocker, ingl., dorloter, cocorina, cocorà
(parole usate tra noi bimbi e la mamma
nostra nella medesima idea).
1827.
Cric in milanese vale "silenzio",
"basta" e simili, e trova un
riscontro nel grido d'arme dei Molac di
Brettagna "Gric à Molac!"
("silenzio a Molac") salvo che
Gric voglia dire come Krieg, guerra.