I.
L'uomo,
per l'indiffinita natura della mente
umana, ove questa si rovesci nell'ignoranza,
egli fa sé regola dell'universo.
Questa
dignità è la cagione di
quei due comuni costumi umani: uno che
"fama crescit eundo", l'altro
che "minuit praesentia famam",
la qual, avendo fatto un cammino lunghissimo
quanto è dal principio del mondo,
è stata la sorgiva perenne di
tutte le magnifiche oppenioni che si
son finor avute delle sconosciute da
noi lontanissime antichità, per
tal proprietà della mente umana
avvertita da Tacito nella Vita d'Agricola
con quel motto: "Omne ignotum pro
magnifico est".
XLVII.
La
mente umana è naturalmente portata
a dilettarsi dell'uniforme.
Questa
dignità, a proposito delle favole,
si conferma dal costume c'ha il volgo,
il quale degli uomini nell'una o nell'altra
parte famosi, posti in tali o tali circostanze
per ciò che loro in tale stato
conviene, ne finge acconce favole. Le
quali sono verità d'idea in conformità
del merito di coloro de' quali il volgo
le finge; e in tanto sono false talor
in fatti, in quanto al merito di quelli
non sia dato ciò di che essi
son degni. Talché, se bene vi
si rifletta, il vero poetico è
un vero metafisico, a petto del quale
il vero fisico, che non vi si conforma,
dee tenersi a luogo del falso. Dallo
che esce questa importante considerazione
in ragion poetica: che 'l vero capitano
di guerra, per esempio, è 'l
Goffredo che finge Torquato Tasso; e
tutti i capitani che non si conformano
in tutto e per tutto a Goffredo, essi
non sono veri capitani di guerra.
L.
Ne'
fanciulli è vigorosissima la
memoria; quindi vivida all'eccesso la
fantasia, ch'altro non è che
memoria o dilatata o composta.
Questa
dignità è 'l principio
dell'evidenza dell'immagini poetiche
che dovette formare il primo mondo fanciullo.
LVIII.
I
mutoli mandan fuori i suoni informi
cantando, e gli scilinguati pur cantando
spediscono la lingua a prononziare.
LIX.
Gli
uomini sfogano le grandi passioni dando
nel canto come si sperimenta ne' sommamente
addolorati e allegri.
Queste
due dignità supposte (LVIII
e LIX, ndr)
[danno a congetturare] che gli autori
delle nazioni gentili - [poich']erano
andati in uno stato ferino di bestie
mute, e, per quest'istesso balordi,
non si fussero risentiti ch'a spinte
di violentissime passioni - dovettero
formare le loro prime lingue cantando.
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