È
da tanto tempo che avevo per la testa
l'idea d'un Almanacco del viaggiatore
(formato tascabile, per viaggianti attuali)
rivolto a:
1)
tracciare una figurazione del viaggio
antitetica a quella del turismo attuale
(usando "Le voyage" di Baudelaire
come una specie di codificazione di
partenza);
2)
riflettere sul fenomeno del turismo
in termini diciamo etnografici; e nello
stesso tempo riflettere sulla condizione
di galera globale che il regime delle
vacanze e delle agenzie di viaggi rappresenta;
3)
contrastare l'idea funzionalistica del
mondo diviso in posti belli e brutti,
posti "banali" e "interessanti"
- ritrovare qualcosa che esiste nella
cultura islamica e che è stato
della nostra cultura, ed è il
senso dell'impagabile meraviglia dell'esteriorità.
Mi
immagino ogni numero ruotante intorno
ad una figura emblematica di viaggiatore,
con una scelta di sue pagine da leggere.
Intorno a questa figura centrale che
darà il nome a ogni volume, penso
ad una serie di altre cose:
1)
piccoli testi etnografici - per cui
ad esempio chiederei la collaborazione
di autori come Marco Aime e Barbara
Fiore (ho dei suoi piccoli resoconti
sulle visioni dei guaritori Dogon che
val la pena di divulgare);
2)
Interventi letterari sul turismo (come
galera universale, per cui chiedo aiuto
a Ermanno Cavazzoni, Paolo Nori, Ugo
Cornia, Daniele Benati);
3)
riassunti di certe imprese di viaggianti
come quelle che Jean Talon aveva fatto
per "Il semplice" etc.;
4)
una riflessione sulla radicale sterilizzazione
del pensiero portata dal funzionalismo
globalistico, partendo ad esempio dal
viaggio di Tocqueville in America nel
1832, dove ci sono miriadi di osservazioni
per mettere in chiaro l'attuale americanizzazione
della vita;
5)
resoconti di viaggio sulle nostre terre,
Italia d'oggi, Sud, Nord, etc.;
6)
l'altra mia idea è di collegare
l'idea del viaggio ad una tradizione
letteraria consacrata a popolazioni
immaginarie, che va da Luciano di Samosata
a Gulliver a Michaux - e di qui studiare
l'idea di "popolazioni" come
qualcosa di diverso da "popoli",
"stati" e "nazioni"
- ossia come una categoria trasversale,
non sociologica, ma sempre in qualche
modo immaginativa - nel senso che come
i cani cercano altri cani in mezzo agli
umani, così gli umani sognano
sempre di fare incontri dove il simile
col simile si riconoscano, e questo
sognare o fantasticare è la base
di qualsiasi comunità (oltre
che di qualsiasi impresa letteraria
- la letteratura nasce da bande di sognanti).
Per
avviare una tale impresa bisognerebbe
riuscire a radunarsi per qualche giorno
(come? dove? con che soldi?), per scambiarsi
parole a rotta di collo, e vedere se
c'è abbastanza energia.
Basta.
Vedremo.
Fantasticare
sui popoli/ 01
- L'ultima favola di Enrico
De Vivo
Fantasticare
sui popoli/ 02
- L'incanto greve della terra
di Gianni Celati
Fantasticare
sui popoli/ 03
- Raccontare per appaesarsi
di Marco Belpoliti
Fantasticare
sui popoli/ 04
- Dal verum
factum all'immaginazione
esatta di Gianni Celati
Fantasticare
sui popoli/ 05
- Il sapore amaro del viaggio
di Antonio Prete
Fantasticare
sui popoli/ 06
- Tre frammenti da Aurora
di Friedrich Nietzsche
Fantasticare
sui popoli/ 07
- Gulliver l'antropologo di
Gianni Celati
Fantasticare
sui popoli/ 08
- Altrove
di Henry Michaux
Fantasticare
sui popoli/ 09
- Dialogo di un folletto e di uno
gnomo di Giacomo Leopardi
Fantasticare
sui popoli/ 10
- Soyumba di Antonio Prete
Fantasticare
sui popoli/ 11
- Literaturistan di Massimo
Rizzante
Fantasticare
sui popoli/ 12
- Il popolo del consumo di
Mattia Mantovani
Fantasticare
sui popoli/ 13
- Il mondo che fantastica di
Paolo Morellii
Fantasticare
sui popoli/ 14
- Fantasia di Robert Walser
Fantasticare
sui popoli/ 15
- Il vero poetico è un vero
metafisico di Giambattista Vico
Fantasticare
sui popoli/ 16
- Dialogo sulla fantasia -
Gianni Celati risponde a Massimo Rizzante