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«Mi chiedevo se tutta quella fortuna l’avrei mai inserita nel mio cosiddetto curriculum, come si usa fare oggi, che tutto finisce nel curriculum, fesseria delle fesserie: fare le cose anche perché “fanno curriculum”– ma cos’è questa obbedienza al “curriculum”? E fino a che età, poi? Fino a quando uno deve dipendere dal proprio “curriculum”? Trentacinque [continua]


«Qui, in Svizzera, i matti li capiscono. I dottori sono buoni con loro, con noi. Sembra un regno da favola, dove i fragili non sono percossi dalle bastonate dei potenti ma possono sprofondare in sonni lunghissimi (cosa sarebbe la vita senza il piacere del sonno? Vale la pena vivere soltanto per la gioia di dormire…). [continua]


Sterminato e irripetibile taccuino di una creatura fantastica, “In cuniculum” verrà dato alle fiamme dallo stesso Lapin a Ibiza, il giorno di capodanno del 1985. “Zibaldoni e altre meraviglie” offre qui l’edizione integrale delle pagine sopravvissute a quel rogo, nelle quali ancora risuona l’incessante zampettio dell’ustionata e rauca fanfara di Lapin: pupazzi ventriloqui, fischietti, lepòradi, padri degeneri che incitano il proprio figlio all’assassinio e al colpo di stato, vampiri tirolesi, cani, tamburi, nacchere, ossa che crollano, artigli di gallina, testimoni estremi di un incenerito mondo delle meraviglie.


Finalmente il primo volume della collana “Bazar”. A partire da un excursus all’interno dello “Zibaldone”, Paolo Morelli scrive un testo fresco e attuale su uno dei tanti percorsi inconsueti e originali del pensiero poetante leopardiano, che potrebbe ben costituire un emblema di tutta l’opera del poeta recanatese.


Ecco un libro al cospetto del quale bisogna svestire i panni dell’uomo moderno e disporsi a farsi rapire dai fantasmi di un altro mondo. In esclusiva per “Zibaldoni e altra meraviglie”, Barbara Fiore ha tradotto per la prima volta in italiano uno dei più sorprendenti diari di viaggio della letteratura moderna, il “Viaggio a Timbuctù” del mitico René Caillié, in cui un pellegrino innamorato dei propri sogni insegue il destino attraverso deserti e popolazioni africane sconosciute, sempre sul punto di morire e sempre pronto a resuscitare.


Come un vero e proprio Almanacco d’altri tempi, da tenere sempre a portata di mano per trovare un po’ di sollievo dai ritmi frenetici della vita quotidiana, questo libriccino tocca il cuore senza alcuna leziosità. Adattissimo anche ai bambini, non fosse altro perché l’autore, tra le altre cose, è anche il più meraviglioso dei giocattolai italiani.


Mentre, dopo mesi di guerra e bombardamenti in Iraq, il 13 dicembre 2003 gli americani arrestavano Saddam Hussein, Zibaldoni e altre meraviglie si apprestava a dedicare ai bambini il quinto e conclusivo numero dell’anno, riprodotto ora in questo ZiBook. Un numero natalizio, dunque, ma di un Natale di guerra, come forse sempre è il Natale. [continua]


Enrico Careri

Gustavo Paradiso: Ciò che sorprende in Manuelito se ne va è che all’inizio sembra che scrivi a caso, senza una direzione, senza storia, poi invece vien fuori una costruzione polifonica che fa credere il contrario, ossia che tutto sia pianificato fin dalle prime righe, e tuttavia il lettore continua ad avvertire insieme ordine e caos. [continua]