«Vi do la buonanotte».
Un intervento di Gianni Celati

Carpi, “Festa del racconto”, 4 ottobre 2014: incontro con Gianni Celati, Antonio Prete, Ermanno Cavazzoni. Verso le 20:00, sul palco sistemato nei Giardini della Pretura, è il turno di Celati. Per il modo di vestire sciolto e casuale, e per la sciarpa – ma anche per la faccia lunga, oltre che per una certa luce negli occhi – Celati somiglia sempre più a uno scrittore francese del secolo scorso. Seduto su una sedia bianca, rilassato, esegue il suo intervento lucido, rigoroso e profondo - brioso, ritmato e incantato - che naturalmente soltanto “chi ha orecchie” può intendere. Alla fine della serata, un vecchio pittore commenta: «Bisognerebbe inventarsi più spesso messinscene sospese e folli come questa di Celati, per smontare la macchina per intrattenere rimbambiti che sta diventando la letteratura e l’arte in generale». A beneficio dei nostri lettori, trascriviamo qui (a modo nostro) l’intervento di Celati.

di in: Gianni CelatiInattualità

Opera di Emilio Isgrò

«Io credo di non ess… non riusc… di non esser più capace di parlare… questo… è una cosa molto… non è nuova… negli ultimi anni… ho smesso di essere capace di scrivere qualcosa… credo proprio di non aver combinato niente… e così son venuto qui… non sapevo neanche cosa… cosa volesse dire questo… questo invito qui… quello… una cosa che… chiedere… [si rivolge a qualcuno sul palco] come si chiama questa?… che titolo ha?… [attende risposta guardandosi intorno; qualcuno dal pubblico dice: “festa del racconto”] eh?… ecco… [Antonio Prete sul palco ripete il titolo] ecco, così… proposta così non capisco… mi sembra che sia… una cosa così un po’ da… [pausa] trovare un vestiario, come un vestiario da mettersi, io… [pausa più lunga, sospirando] c’è la tradizione del… della tradizione italiana… e quella è una meraviglia… tutti i pezzi che ha fatto Ermanno vengono giù da quella… da quella cosa che comincia nel Duecento, nel Trecento… e che non finisce più… e… lì c’è qualcosa che è andata completamente perduta… pochi, pochi scri… leggono questi perì… queste storie… che sono del Duecento, Trecento fino al Cinquecento, fino… fino al Cinquecento-Seicen… no, il Seicento è già finito… ecco… [pausa lunga] sono diventato noioso… e non mi interessa più… di essere… di aver qualcosa… d’essere preso per uno che scrive… non scrivo più… non credo a niente di quello che ho scritto… penso… il signor… tutto quello che è stato fatto, è stato fatto malamente… per via dell’ordine che bisogna scrivere dei libri… che facciano effetto… eccetera… e… dopo ho visto questa cosa quando… questo titolo… io credevo si parlasse dei… dei cosi antichi, no?… dove si leggono… ma… dopo… quando sono arrivato qui… mi sono un po’ deluso perché… [pausa breve] per il resto non ho niente da dire in generale… ho finito del tutto quello che dovevo fare… e quindi mi sembra di essere… credo che non ci vedremo più… e così… vi do la buonanotte» [applausi dal pubblico, mentre Celati sorride].

 

(Trascrizione a cura di Gustavo Paradiso)

2 commenti su “«Vi do la buonanotte».
Un intervento di Gianni Celati

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  2. Dinamo

    Sembra l’ultimo Céline.
    Bella trascrizione, è un po’ la summa della narrativa celatiana, quel suo scrivere mettendosi dalla parte del non sapere, del non essere, della spontaneità del bambino.
    Bella davvero. Grazie