Borborigmi

L’«originalità» è diventata il rifugio degli inetti e dei conformisti, laddove il plagio è l’unica virtù demiurgica di cui noi – piccoli lettori di provincia – possiamo ancora menar vanto.

di in: Naufragi

STATI DI FLAGRANZA

Al giorno d’oggi non ci si può più fidare nemmeno della stupidità della gente.

Scrivo dal rancore e per il rancore. Chi come me soffre di incontinenti attacchi di atrabile non è in grado di scrivere una sola riga al di sopra o al di sotto del più omeopatico dei sentimenti. Similia similibus curentur.

Una volta raggiunta la mezza età, i giovani scrittori cominciano a perdere i capelli ma imparano a trapiantare gli stili. I più fortunati vincono una bottiglia di liquore.

Quel che ci ostiniamo a chiamare letteratura altro non è se non una sagrestia nella quale si affannano schiere di pettegoli chierici serviti e riveriti da uggiose perpetue e da glabri pretini, per nulla disposti a porgere l’insulsa guancia e sempre bramosi di esporre le proprie frigide reliquie alla venerazione dei fedeli.

Giuro che non proverò mai più emozioni estetiche. Dio, le donne…

Non appena ho abbassato la guardia del buon gusto, sono inciampato in un gomito – il mio, presumibilmente – fin troppo alzato. Però ho un alibi: sono un seduttore da una bozza e via.

L’«originalità» è diventata il rifugio degli inetti e dei conformisti, laddove il plagio è l’unica virtù demiurgica di cui noi – piccoli lettori di provincia – possiamo ancora menar vanto.

Quanti uccellacci hanno beccato le limacciose gramaglie degli spaventapasseri della Teoria… Quanti lotofagi venditori all’incanto della bancarotta di ogni accademia ho avuto modo di conoscere… Vil razza di speculatori che investono sulla propria cartastraccia per sgraffignare al presente l’effimera impostura di un’ultima marchetta…

Ormai l’industria culturale vede di mal occhio il caro, vecchio gioco all’italiana, che nella nostra smagliante Repubblica della Lettura non si pratica quasi più. Il contropiede è spirato fra le braccia della terza pagina, e insieme a lui si sono estinti pure il libero e la satira.

Bisognerebbe rivalutare la misconosciuta figura di Achille Starace, precoce e incompreso inventore dell’Italian Style.

Le terapie brevi, così in voga oggigiorno, hanno un che di nauseabondo ed espulsivo, come se la cura consistesse nella parziale o totale deiezione del pensiero e della coscienza di sé.

AMERICA LATRINA

La storia del Messico contemporaneo è l’insaziabile, dispeptica recidiva di una rivoluzione extrauterina affogata nel mezcal.

Le più grandi sventure del mio paese d’adozione derivano dalla pertinace, gattopardesca identità tra omonimia e merito. Quel che altrove è colposa o dolosa confusione qui da noi è schietto riflesso biologico.

L’attuale regime politico messicano è una specie di dittatura logorroica che calpesta e conculca quotidianamente i più elementari diritti della lingua spagnola.

A Città del Messico il successo di un ristorante o di un locale si misura dalla quantità di guardie del corpo che pascolano nei dintorni.

L’editoria iberoamericana è meno terminale che cimiteriale (Borges docet). La ripartizione delle salme dipende, nel migliore dei casi, dalla leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e molteplicità di ciascun beccamorti. Della coerenza, tranne rarissime eccezioni, non si ricorda più nessuno.

I murales post-aztechi del Novecento – nella loro populistica bruttezza da socialismo reale – mostrano con limpida evidenza come il nazionalismo, per trionfare, non debba mai farsi ostacolare da preoccupazioni di ordine estetico.

Vivo in Messico da forse vent’anni, ma continua a stupirmi il fatto che l’arrivare in orario a un pranzo o a una cena sia considerato dai padroni di casa alla stregua di un imperdonabile atto di mala creanza.

Intellettuale Beta: «Non c’è vera cultura senza un rischio reale».

Intellettuale Alfa: «Non c’è vera cultura senza un finanziamento statale».