Oggetti

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L'immagine di Luigi Latino

L'immagine di Luigi Latino

Oggetti 1

Vorrei portare su questo foglio degli oggetti.
Né più né meno / che degli oggetti:
un asciugamano un piatto o una forchetta
e poi mettermi a guardarli / questi oggetti
cercando nel loro ordinato stare lì / di raccontarmi.
Di dispormi anch’io in mezzo a loro
di ritrovarmi là dove tutto inizia / dietro la parola.
Nella tazza o nel bicchiere o negli interruttori sparpagliati in ogni stanza.

Onomastico

Il tuo nome è come una ferita
e visto che il tuo nome è comune
ultimamente non riesco più a rimarginare la mia pelle.
Forse è per questo che ti ho incontrata.
Per ricordarmi che la mia pelle è delicata / anche se non sembra.
Per ricordarmi che la tua pelle e la mia pelle si sono assaporate
ma non è abbastanza per diventare indissolubili.
Tu, lo so, la pensi come me e ti chiedi /come me
cos’è che unisce e cos’è che divide …
E anche questa domanda è una ferita.
La mia ferita / la tua ferita.

Oggetti 2

Ho sempre pensato che gli oggetti / gli oggetti immobili della mia casa
comunicassero tra loro in mia assenza.
Trovassero voce nel silenzio / lo occupassero di suoni.
E delle volte tornando a casa guardavo
le porte il tavolo o i poster di Kyoto alla parete.
Mi pareva che sentissero il mio umore.
Che lo sentissero come lo può sentire chi ti vive accanto da molto tempo.
Allora mi chiedevo che tipo di linguaggio avessero le cose.
Forse il linguaggio dell’instancabile presenza o forse quello dell’ancora
a cui la nave si aggrappa per non perdersi nella corrente.

Città

Da quando non ci parliamo ho più tempo per pensarti.
È strano ma tutte le parole erano cemento tra di noi.
Ora nel silenzio c’è più spazio.
Forse un vuoto da riempire. Come tra casa mia e casa tua
dove vive / in linea d’aria / una città:
incroci, auto e gente che cammina.
E sono anche triste per tutto questo
e ti penso come a una salvezza che mi è sfuggita.

Forse è l’assenza l’unica radice dell’amore

Corpo

Ho letto e riletto senza fermarmi le stesse due pagine
e leggendole / queste due pagine
ho sentito che la parola scritta ha il suo corpo
le sue gambe i suoi piedi e i suoi capelli.
Ma che anche il corpo è parola.
Così leggendo le parole che sono corpo
ho iniziato a disporre sugli scaffali della mia stanza
dita, braccia e avambraccia. Bicipiti e quadricipiti.
In poco tempo ero così affollato da ciò che sono
che ho dovuto ricompattarmi prima di uscire.

Scrittura

Sparecchiato il quotidiano
ritorno alla mia abituale occupazione:
memorizzare parole sopra i fogli
e cucire e ricucire il giorno
là / dove si slabbra
là dove il molteplice confonde

Oggetto 3

La notte insonne
è crocevia di ricordi
Stadio deserto che
nell’ora della partita
s’affolla / così
tra gli spettatori vocianti
divento Io stesso
Ricordo … Oggetto
Tic-Tac
trasparente di sveglia

Merano-Meran

Per diventare adulto
ho dovuto attraversare il fiume
che divide via Enrico Toti
da quel lungo viale di tigli
dove adesso abito.
Da allora / intorno a me
non è cambiato molto!
Le bandiere – come le parole –
sono ancora esposte a giorni alterni
e delle volte penso sia
questa difficile convergenza di linguaggi
che fa di te Merano-Meran
un’anomala città
e di me / il tuo anomalo abitante.

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