A cura di Antonio Devicienti
A cura di Antonio Devicienti

Paesaggi dell’Europa centrale

I paesaggi dell’Europa centrale posseggono (per lo meno nella scrittura degli autori e nella mente dei lettori) la fantomatica proprietà di potersi dilatare e prolungare fino a lambire o includere ancora altri paesaggi dal momento ch’essi sembrano essere una fertilissima facoltà dello sguardo e della mente e non soltanto della geografia; loro considerevole aspetto è ch’essi non hanno sete di conquista o di prevaricazione (come certa storia recente della Germania potrebbe far temere), ma, resi come sapidi da lingue straordinarie quali la tedesca, la fiamminga, la francese, la ceca, l’ungherese (e altre potrei aggiungerne), essi cordialmente e con senso profondo dell’ospitalità si armonizzano con altri paesaggi, chiedendo a loro volta ospitalità e cordiale risposta.

Inizia così un’appassionata e appassionante ricerca, accompagnata dalla pressoché immediata scoperta che in tutto il mondo e nei decenni successivi al 1915 (l’anno della prima pubblicazione di Die Verwandlung / La metamorfosi) molti traduttori hanno reso nelle diverse lingue d’arrivo “tram elettrico” e altrettanti traduttori “lampioni elettrici”, per cui Sofri cerca di capire come si sia potuto verificare tutto questo – mi astengo dallo svelare le conclusioni cui egli giunge.

Pur essendo la Berlino degli anni dopo la riunificazione l’immediato sfondo geografico e storico, proprio il fatto che il poemetto sia ambientato in diversi e particolarmente significativi luoghi di Berlino fa sì che la capitale tedesca vi sia presente con tutto il suo enorme portato culturale.