Gianni Dova, <em>Volo a incastro</em>
Gianni Dova, Volo a incastro

Captaplano

a cura di Alberto Volpi

L’affresco di Rossanda è analitico nella ricostruzione di storia e personaggi, va alla ricerca di spiegazioni, traccia bilanci, laddove Pintor gioca tutto a trattenere e scorciare con un effetto di concentrata trasognatezza.

Il tuffo insomma, laddove chiude la sua forma, può mettere in comunicazione con le regioni misteriose del sogno, come sprofondare nello spruzzo blu d’un quadro di Mirò. Oppure può virare in una realtà d’incubo: la terra resa un cumulo di macerie senza fine a causa di un conflitto nucleare, ora oleografata da una macchina dominante chiamata Matrix.

Se però, come nel caso del modello Palinuro, entra in campo la morte, l’atmosfera cambia. Robert Falcon Scott, che raggiunge il Polo Sud 35 giorni dopo Amudsen, osservando la bandiera altrui nel punto ossessivamente agognato, e muore di fame nel vano rientro dal gelo artico, si trasfigura in altra dimensione.

Il ritrattista può essere sedotto (ed esercitarsi di conseguenza) oltre che dalle persone, da luoghi e oggetti, perché ogni spettro ha il proprio spazio elettivo. Ed il primo non è il tavolino del medium ma la pagina bianca.

Credo che sia consentito allo spettatore/lettore, specie quando di età acerba, trovare nelle vicende partigiane, come in quelle di altri teatri di guerriglia, un tanto di avventura, che del resto è stato confessato, quale molla fondamentale della propria scelta, anche da molti giovani volontari.

In piedi, a figura intera dentro la veste a campana, completamente voltata e appoggiata al davanzale, è sempre il sentimento a protendersi nel verde oltre la bassa finestrella. Che viene attraversato da un pennone, ben chiaro nel celeste stagliato sulla grande parte soprastante. Una vocazione di viaggio d’avventura per mare verso paesi lontani, a contrasto con la blandizia claustrofobica del nido.

La letteratura tuttavia ha illustrato anche un movimento uguale e contrario che presiede alle relazioni tra gli uomini e tra i personaggi, ovvero quello dello smagamento. La figura geometrica che possiamo rinvenire è la medesima e triangolare: un estraneo o un’estranea si presenta alla coppia mettendone in crisi l’equilibrio. Si tratta talvolta di un semplice contatto, senza nessun rapace intrufolarsi, che fa scattare però la chimica producente separazione e nuove combinazioni.

Qui la finestra non apre ad alcun esterno naturalistico, ma diviene elemento del parallelismo caro alla visione e della decorazione preziosa propria all’interno che avvolge il santo principale come cesellato da un orafo.

Nei mesi scorsi i balconi sono assurti al cielo, in grande gloria; tuttavia le finestre continuavano il loro servizio, umili e decisive. Mi piace stare alla finestra, in senso letterale. A differenza del suggerimento metaforico non aspetto nulla: fermo il tempo nella natura, lo guardo passare con i passanti.

Un sentimento quasi dolce invade il protagonista colpito alla schiena, che nella notte mischia il corpo abbandonato con la natura, in un suggello drammatico, forse prevedibile, ma comunque decisamente riuscito sul piano narrativo. Tanto da fare di Bartolini e del suo romanzo uno tra i migliori rappresentanti di quella seconda fila, dietro ai Fenoglio, Calvino, Meneghello.

Questo testo è stato pubblicato l’anno scorso in un volume edito da Lubrina con lo stesso titolo; era stato scritto da tempo, ben prima dell’era Salvini per intenderci. Si trattava di una tendenza dominante, che chi sa se, come dicono molti, sarà superata da un nuovo dopoguerra più solidale ed umanitario. O se l’idea del “virus cinese” tornerà subito a riprendersi il campo. [A. V.]

“Colpa di uno scrittore che non ho mai sopportato… Bukowski sta penna… quando uno ne parla bene diffido… tre antipatie americane ci ho, molto ben sviluppate… Fitzgerald, il cazzone… Salinger, l’idolo dei poveretti… e Bukowski!”. Seguire questa dichiarazione, tratta dal romanzo di Michele Mari Le Rondini sul filo, porterebbe al facile gioco di parole, rispetto [continua]

Il racconto Sentimentalismo di Villiers de L’Isle-Adam mette in scena un elegante e crudele minuetto dialogato tra la donna e l’artista, ricco di riflessioni estetiche e psicologiche. Lo seguiremo pertanto passo passo, chiosandone gli aspetti più interessanti dal punto di vista della psicolgia della letteratura (intesa come psicologia dell’artista, dei suoi processi creativi e del [continua]

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