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Il presente studio si concentra sulle forme di impegno etico-politico o etico-estetico nell’opera di Celati degli anni Duemila, anni che hanno dato vita, attraverso la collaborazione alla rivista Zibaldoni e altre meraviglie, a quella che si potrebbe chiamare una “linea leopardiana dell’impegno”. Tratteremo in particolare il ciclo di Vecchiatto… e faremo rapide ma decisive incursioni negli articoli apparsi in questi anni, a firma di Celati e di altri, sulla rivista Zibaldoni.

Una serie di case-gabbia azzurre come se avessero incorporato il cielo e l’aria. Gabbie perché l’orrore del domicilio rischia di dominarci oggi come non mai; ma ancora case, dove e per mezzo delle quali Papetti riesce a instaurare con i materiali e gli oggetti più svariati – riciclati improvvisati ritrovati – un rapporto non solo affettuoso, ma riflessivo.

Saranno, dunque, Zibaldoni d’eccezione, quelli che vedranno la luce, in un duplice senso: per lo stato in cui sembrano piombare sempre più le nostre comunità, e perché siamo convinti che la letteratura, a maggior ragione in una situazione del genere, deve ancora di più fare eccezione, staccandosi dall’attualità

«Dovevo questo testo a Zibaldoni e altre meraviglie dal 22 dicembre 2002, giorno della sua fondazione. Ci sono voluti 15 anni esatti e un lungo apprendistato affinché venisse fuori. Ringrazio Walter Nardon per averlo indirettamente sollecitato e tutti coloro che hanno collaborato e contribuito alla crescita di Zibaldoni fin qui, fino alla fine della sua adolescenza, o forse più semplicemente fino alla fine». [Edv]

Poche parole che non ricordo più è come un sogno inafferrabile. Il lago attorno a cui si svolge la narrazione ha evocato in me l’immagine della pozza d’acqua, di un verde misterioso e abissale, che mi fu rivelata dall’indovino Ambakene del villaggio dogon di Yendumma, acqua protetta e segreta, nascosta tra le rocce nel cuore del villaggio, sacra perché in essa era tutto il sapere del tempo antico, passato e presente” [B. F.]

Il 5 ottobre è uscito il nuovo libro di Massimo Rizzante, Il geografo e il viaggiatore (Effigie, 2017). In esclusiva per i lettori di Zibaldoni proponiamo la prosa conclusiva che riassume con maestria immaginifica il contenuto saggistico dell’opera, dedicata a Gianni Celati ed Enrico De Vivo, qui nelle vesti insospettate di personaggi del racconto. In coda, una lettera inedita di Gianni Celati.

Poche parole che non ricordo più è il romanzo di Enrico De Vivo edito da Exorma in vendita da domani in libreria e online. In anteprima esclusiva per i lettori di ZIBALDONI, un estratto dal libro.

“Il corpo è un organo per affondare nell’esterno, come pietra, lichene, foglia”. Gianni Celati, Verso la foce   In questi giorni sto rileggendo l’opera di Gianni Celati nel Meridiano Mondadori appena pubblicato (gennaio 2016).  Sono quasi duemila pagine (compresi gli apparati), nelle quali scorre l’intera vita dello scrittore, da Comiche a Selve d’amore, passando attraverso [continua]

Oggi è un giorno speciale, perché arriva un riconoscimento importantissimo per Gianni Celati: la pubblicazione delle sue opere narrative nella collana Meridiani di Arnoldo Mondadori. È un momento di grande gioia per Zibaldoni, che deve tanto allo scrittore ferrarese. Per festeggiare l’evento, proponiamo ai nostri lettori una nuova rubrica speciale, che raccoglie tutti i testi scritti da Celati per Zibaldoni (dalle prime stesure dei romanzi alle traduzioni, dalle lettere ai sonetti e ai saggi), e un suo racconto pressoché inedito, pubblicato nel 1989 su Il Buon Paesano, una piccola rivista di Angri (SA), seguito da una nota di Enrico De Vivo.

Per fortuna ci sono le scoperte astronomiche. «Ecco la notizia che tutti aspettavate», hanno sentenziato qualche mese fa gli scienziati della Nasa annunciando ai media e alla comunità internazionale la scoperta del “pianeta gemello” della Terra, Kepler 452-b. Una volta l’uomo aspettava notizie meravigliose dagli esploratori di terre sconosciute e remote, oggi le aspetta dagli [continua]