Un’evoluzione eccezionale, decisiva

Grazie al Covid-19, stiamo capendo che una cosa è la tecno-scienza, un'altra la filosofia. Noi umani ci siamo posti sotto il dominio della prima, ma se vogliamo sapere come va il mondo dobbiamo seguire la seconda.

di in: Zibaldoni d'eccezione (0)

Considerando i successi della Cina nell’affrontare e debellare il Covid-19, un cambiamento di prospettiva sembra pian piano cominciare a serpeggiare: mentre fino a qualche settimana fa, era l’Occidente democratico a impartire lezioni di libertà, ora è la Cina il modello da seguire, a maggior ragione a livello politico. Gli ultimi eventi sembrano suggerire che se vogliamo scampare al virus, forse dobbiamo diventare tutti un po’ cinesi.

Pertanto è innegabile che questo virus offra un’occasione formidabile allo stato di eccezione, evocato da Giorgio Agamben in questi giorni (qui, qui e qui). Stiamo già vivendo (in) un grande esperimento socio-politico. Nel tempo della globalizzazione, l’umanità sta effettuando sull’intero pianeta la prova generale di un nuovo tipo di dominio dell’uomo sull’uomo. Tutto il mondo è ormai coinvolto nella guerra che gli umani combattono contro il virus, e la novità è che per la prima volta il potere che scende in campo per contrastare il nemico – potere che già si candida a diventare il potere tout court nell’immediato futuro in cui “le nostre abitudini cambieranno” – deve essere accettato senza batter ciglio da tutti, perché coinvolge il presupposto stesso dell’esistenza del genere umano, la “nuda vita”. Lo stato d’eccezione sarà inoppugnabile perché è la scienza che lo ordina.

È forse la prima volta che si realizza – proprio grazie al Covid-19 – un’alleanza indiscutibile tra scienza e politica, tra tecnica e stati. Il potere non è più estraneo esotico mostruoso, non ha più le sembianze di questo o quel dittatore, di questo o quel regime. È dappertutto ed è esercitato da chiunque: presto non ci sarà bisogno neanche della polizia o dell’esercito, ciascuno sarà soldato e poliziotto di sé e degli altri, perché il nemico dell’umanità è finalmente un virus che alberga o può albergare dentro ognuno di noi.

Tutto questo rende evidente che il potere altro non è che una relazione dell’uomo con sé stesso, anzi è la relazione per eccellenza, forse l’unico tipo di relazione che l’uomo riesce a intrattenere con sé stesso e con i suoi simili. I percorsi di libertà ed emancipazione messi in campo in passato in Occidente sono solo inutili orpelli e superflue illusioni, che vanno rimossi in nome della “nuda vita”, della vita ridotta cioè alle sue funzioni biologiche primarie.

Davanti allo scacco della scienza, Agamben, inserendo nei suoi recenti interventi un inusuale cortocircuito con l’attualità, fa emergere il punto di vista filosofico, che non cura l’interesse umano e dunque non incontra grande favore in chi cerca la salvezza – perché gli uomini preferiscono le tenebre alla luce, come ricordava Leopardi sulla scia biblica. Agamben finora è stato l’unico ad aver tentato di elaborare, in questa situazione, un punto di vista esterno all’uomo, che finalmente gli mostra quello che egli è: come avrebbe detto Gianni Celati, un niente.

Il ragionamento sotteso all’esperimento globale al quale ci sta costringendo la pandemia è legato, quindi, alla possibilità di rafforzare e rendere assoluto il potere dell’uomo sull’uomo. Gli orrori della guerra sono roba d’altre epoche, e rendono inviso a tutti il potere di chi li provoca, mentre un potere immenso e assoluto che ci difenda da un virus letale, che ci faccia vivere in sicurezza, sia pure al prezzo della libertà è un potere ben accetto. Ed è anche per questo che già fioriscono dappertutto, a uso dell’umanità intera, nuovi dittatori, nuovi padri e nuovi messia, che nei loro proclami fanno ricorso sempre più intensamente a una retorica innervata non solo di metafore belliche, ma di infantilismo, con minacce e promesse di biscottini, come ha giustamente osservato Angelo Angera.

Non c’è nessun complotto in tutto questo, nessuna volontà criminale che mette in atto un piano per avere più potere ai danni degli altri uomini, e noi stessi non abbiamo nessuna possibilità di opporci alle misure sempre più restrittive che continueranno a caderci addosso. A chi e a che cosa dovremmo opporci, del resto? Alla letalità del virus? E in nome di che cosa? Della… libertà? Saremmo ridicoli. Anche noi siamo esseri umani, e anche noi ci vogliamo bene e vogliamo vivere! Ma siamo convinti di trovarci al cospetto di una decisiva evoluzione della natura umana, che va sperimentando un potere assoluto dell’uomo sull’uomo come il più naturale approdo dell’amor proprio che la sostanzia. La “nuda vita” altro non è che l’orizzonte ultimo dell’amor proprio.

Ma non c’è da preoccuparsi. I giornali hanno già annunciato che tutto ripartirà e tornerà a funzionare, e soprattutto che tutto andrà bene!

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