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(Lei ora taceva, fissandolo, le pareti della stanza elettrificate dalla sua rabbia, e senza un motivo apparente il plasma del televisore alle sue spalle si mise a crepitare e l’apparecchio si sintonizzò sullo spot di un nuovo software, insinuando il suo borbottio nella lite).

Cos’è che ho visto? Un’isola? Non era forse una penisola, tutta tracciata di sentieri, come quella che si dipana lungo la costa ovest del lago di Waltzwaltz? O forse era jl. Mata Hari di Jakarta? Al risveglio ho sentito dei rumori dall’ingresso dell’appartamento, rumori come un forziere di legno che viene aperto.

E quasi quasi avrebbe voluto cercare le telecamere. *** DECOR: ** gennaio 20**. Trovata semisepolta nella sabbia del lungomare di Waltzwaltz un’ostrica chiusa. Sorriso di vagina decrepita nella sabbia ingrigita dai riflessi impossibilmente azzurri della giornata. Nell’ostrica ballava qualcosa. L’ho sentito, scuotendola vicino all’orecchio come un bambino. Apertala, ho trovato un grumo insabbiato, solido. Lo [continua]

«C’era una volta un fiore bianco che tutti chiamavano Zampadileone. Non si capiva se quel nome era per prenderlo in giro (cosa mai può avere a che fare un fiore con un leone?) o se era perché la sua corolla poteva davvero assomigliare all’artiglio di un leone (e quindi dopotutto i fiori e i leoni qualcosa in comune ce l’hanno). Zampadileone viveva in un prato vicino al villaggio di Briwen. Briwen sembra un paesino di case giocattolo, abitato da bambole e pupazzi, tutto quanto sul punto di precipitare in un dirupo, e quando lo si guarda ci si sente dei giganti, e viene da pensare di poter spazzare via tutto con quattro manate».

a Luigi Grazioli   “Sarahs, Sarahs, come carta che fruscia… si chiamava così…”.   ***   E sempre insieme entriamo, passando per un ingresso privato, in un negozio di giocattoli e souvenir. È un ingresso cosiddetto notturno, risalente secondo il padrone del negozio al medioevo ma in realtà di epoca assai più tarda (ma non [continua]

a Lorenzo Renzi   “Una cipolla germoglia nel vuoto dentro una scatola o dentro un cassetto, allarga le sue radici nell’aria come il mio cuore i suoi uncini nelle mie costole. La radice boccheggia disperatamente nell’aria, soffoca lentamente nel frigorifero, i suoi inutili germogli verdi continuano a mettere radici nell’aria. Non ho più carne in [continua]

a Simona Carretta   “Non te ne accorgerai nemmeno.” MILOS: Ogni avvenimento mi spinge inesorabilmente di un passo più vicino al vuoto. Io stesso provoco questa spinta mortale, creando le condizioni favorevoli al vuoto; è come infilare la testa in un sacchetto di plastica. Mi sono imposto che occhi estranei si fissino su queste righe [continua]

a Massimo Rizzante     “Preghiamo insieme e diciamo: Proteggici da ciò che non esiste.”   ***   MILOS: Come un movimento di pendolo talmente lento e vasto che talvolta lo diresti un’allucinazione, come quando fissando il cielo credi le stelle avvicinarsi e farsi sempre più tenere e implacabili.   ***   Quando infine lo [continua]

a Fernando Arrabal   Io mi limitavo ad ascoltare.   ***   Quando lei, come obbedendo a un ordine del tutto indipendente dal suo corpo e risalente a un tempo in cui la vita consisteva in poco più che un tremolio inghiottente, quando lei aprì la bocca per lasciarvi passare la lenta e centenaria sferula [continua]

a Luigi Di Cicco : untuk undulant   Un giorno un giovane di poco più di vent’anni, le pupille tremanti sul paesaggio in corsa dietro il finestrino di un treno per Venezia, si addormentò.     ***   Lo scoiattolo è un’ombra.   ***   (Trascrizione della trasmissione radiofonica I figli del Capitan Visiera, puntate [continua]

a Alessandro Lise   “Ma io voglio essere aiutato.” Le parole più umilianti che un “occidentale” (ma tutto è occidentale se avanzi sempre in direzione del tempo, cioè verso il tramonto) dice nella propria vita sono quelle che si dicono a uno “psicologo” o a uno “psicoanalista” (termini in apparenza innocui ma che, purché si [continua]

a Lucia Saetta : untuk cronomoto     Quando fu ormai troppo tardi, Sarahs ricordò o credette di ricordare che nemmeno lei accendeva la luce, come se accendendola temesse di sciogliere l’ultima patina di irrealtà che impiastricciava le streghe.   ***   (Trascrizione della trasmissione radiofonica I figli del Capitan Visiera, puntate dal 3 al [continua]

a Marta Venuti     Sarahs. Diventare grandi significa dimenticare di essere stati una bambina col frac.   ***   Quel procedere a passo di camaleonte, un passo avanti e tre indietro, ondeggiando e cambiando colore, cercando di far sì che svanisca e venga il più possibile dissimulato il destino comune dei punti e dei [continua]

a Mauro Calenda: untuk calMa   Riassunto delle puntate precedenti: Iniziano, lenta- e brusca- mente, a profilarsi volti e gesti di personaggi, come onde di frequenza all’interno di un rumore bianco o di un rumore rosa, il suono rosa della carne elettronica, volti apparenti che un tempo credevamo di vedere nella statica biancastra dei vecchi [continua]

a Elisa Masin       Anni dopo, a Jakarta, mi avrebbero spiegato che orang significa “uomo”, e utan “foresta”.   ***   Al risveglio il soggetto dichiara di non riuscire ad allungare la braccia sopra la testa per via delle sbarre di ferro della testiera del suo lettino.   ***   Prima incursione ufficiale [continua]

a Andrea Bertassi   Riassunto delle puntate successive: Vengono presentati in ordine casuale i personaggi dell’opera lirica a puntate The Fools in the Wood (N. B.: Sebbene la gran parte dei personaggi di TFitW siano dei vecchi, gli attori sono quasi tutti bambini tra i sei e gli undici anni). Per comodità degli spettatori i [continua]