Nel sogno di un altro

di in: Bazar (0)
nel_sogno

I
Ti ho cercata contro
la fuga della gente
e ti ho chiamata – perduto nei giorni.
“Se moriremo nell’ignominia
la colpa non sarà nostra”
ma ingrata visione di ciò che è.
Sempre nella mira del cecchino.
Forse non esiste la fine del tempo,
ma una desolante esplosione.
La polvere ci disegna il volto.
Per l’aquila, il condurci alla vittoria,
non si fa mestiere.
Foglie di quercia
saldate alla tromba.
Spero che la mano ti raggiunga
per carezzarti i capelli.
“Chiuditi le orecchie, amore mio,
e sogna il ciliegio del nostro orto”
.
II
La morte dorme sul cuscino.
“Dove saremo a Natale?”.
Ciao Aurora, ciao Erminia.
Lontano, nella deriva dei continenti,
il mondo sta resistendo
fino all’ultimo uomo.
Quando uscii
per raggiungere il mio squadrone
mamma si alzò
così da versare acqua santa
sul fuoco.
Un rito vecchio
come il baciare la mano del defunto
nelle chiese ortodosse.
“Resistere fino all’ultimo uomo
è da sempre una prerogativa
del crederci uomini”.
III
I chiodi del Cristo
non perdoneranno
di averli umiliati.
“Ave atque vale”
mentre accendeva le candele
si passava sulle labbra
un guanto di pizzo e raso.
La mimetica era strappata.
Sfumare le immagini, proiettarle
su tende arabe.
Le sure del Corano
non li perdoneranno.
Io ti voglio per me…
io ti voglio… prima che muoia
rendimi padre.
IV
“Ces vies insensées
sont ce qui change le moins”
. 1
Una dopo l’altra le soluzioni
via via si allontanano.
Non abbiamo mai avuto
nessun Padre in Cielo,
siamo orfani,
il tempio è spoglio.
Sta a noi farci leggenda
e dichiararci al mondo.
V
Adelmo era stanco della
guerra
guardava i peschi e gli alberi
di albicocco.
“Mio Lenin dalla testa grossa
– diceva

– che signore che sei stato”.
Ma una classe divenuta all’identità
non ha poi regalato al singolo
una coscienza per il domani.
“È stato Stalin…è stato Stalin
che ti ha tradito!”.
Lusinghe, nei caffè della bassa.
La conoscenza penetra il carattere
di chi risulta (infine) simpatico.
Buon Adelmo, operaio di fede,
i proletari del Terzo Mondo
stanno avanzando.
Non hai argomenti per loro,
parlate lingue diverse
e non sanno
dei fratelli Cervi o di quando
si taglia il foraggio o s’innesta
la gemma del trebbiano.
VI
Pare che l’universo
sia nato
da un tranquillo sussurro in e
poi, a mano a mano che si
espandeva, ecco un trionfale
accordo in modo di terza maggiore
quindi, nel perdersi delle onde,
una più riflessiva terzina
in modo minore.
“Metti nella ciotola
il candelabro”, ordinò
il rabbino capo, “e ascolta
la musica!”.
Partì una raffica, e poi
un’altra,
non dal golfo mistico, ma
fu suono di uomini
da una cantina… da una fogna
da una latrina di quella loro
tragedia cosmica.
VII
Nudi sotto la pioggia
l’ingrata solitudine dei prigionieri.
Uno fra i tanti
nel passarsi il carbone.
Dissenteria… vizio di chi
mangia l’arte di oggi
o se la beve.
Bluff, e cos’altro?
Noi teniamo duro
con Topolino che scaglia
la bomba.
“Americani go home!”
e fatevi fottere!
Prima mille altri popoli,
adesso loro.
Una ruota che gira
ma il carro non ha timone.
Vico… mio Vico,
fra i pochi lumi
il tuo cavallo galoppa
con la rosa nel cuore.
VIII
Nel cimitero dell’Osservanza
giocano i matti.
Lì fu internato
anche Dino Campana.
Si passano i teschi, poi ridono
come fossero allo stadio.
“Colpisci!…colpisci!
Grazie al dolore
la virtù vive!”.
Fabel, soborno, mangia
la polenta poi grattati
il naso.
Che giochino biricchino
lo scioglilingua dei folli.
“Vuoi un dente, una mascella,
un parietale, un’orbita scavata?”.
Accomodati, impugna la vanga e
preparati la tana.
IX
Era stravaccato sul
biliardo
e russava.
Aveva combattuto
per due giorni e due notti
di seguito.
“Siamo già troppo numerosi
per vivere da zecche, non certo
da uomini”.
Ciao Matilde… ciao Iller
mi ricorderete nelle vostre
orazioni?
Io sono malato, molto malato
la testa mi pesa
come quella di un maiale.
Forse che gli uomini
abbiano dimenticato
la morbidezza della pelle?
Quel candore?
Il tenero abbarbicarsi
delle ore?
Voglio dormire… dormire
fino a quando
non mi darete risposta.
X
Aveva una figlia
che non sapeva del mondo.
Lo aspettava a casa,
giocando con la trottola
e un bambù ricurvo.
Papà se n’è andato
per la guerra,
mamma mi dice
che forse non torna.
Dietro lo scarico dello
zuccherificio, suo padre, a
novembre, pescava duro
lasche e triotti.
La bambina si prese il tifo
e la voce profonda
che percepisce tutti.
Il soldato tornò
e usò le canne da pesca
per farne croci.
XI
“Blà
blà blà blà blaaaaaaaaaaaaaà…

parlate pure, parlate anche,
parlate dai giornali e dalla televisione,
ma non sapete un cazzo,
non sapete niente,
siete solo un branco
di coglioni!”.
Io so cos’è uno dilaniato
da uno scoppio. Io lo so
cosa significa morire
con le armi spianate.
Quei cippi… quei monumentini
che punteggiano la piana
sono dei nostri caduti,
di quelli che credevano
perché voi parlaste.
Ogni mattina ci porto dei fiori
e li prendo tutti per mano.
Ho dodici anni
e le gambe di metallo.
Io ho visto ciò
che voi solo immaginate.
XII
“Esistono gli eroi?”.
Sì, ma sono quelli che tacciono.
Non ho mai sentito uno di loro
vantarsi di aver ucciso un uomo.
Loro stanno da una parte
di solito in tavoli grandi
con davanti un cesto di pane.
Quando li saluti
alzano il capo e te lo rimandano.
A volte dicono dei figli
che hanno perso il lavoro,
altre della moglie
con un tumore all’utero.
Le loro medaglie sono dentro
all’addome.
Punti di sutura.
Fegati smozzicati
dalle unghie dei topi.
XIII
Gli hanno cacciato le
dita in bocca
poi lo hanno sgozzato in nome di
Dio.
Lui a Dio non credeva,
era uno dei tanti che agitava il pugno
in mezzo alla folla.
“Alzo un canto di perdono
all’universo. Non posso fare altro
se non perdonare stelle e pianeti”.
Lui guidava una jeep per mari e
deserti.
Era sbarcato in Normandia
sebbene italiano… sebbene
di Little Italy o di nessuno.
Se la storia fosse un’ipotesi
direi che da vittorioso
sarebbe stato un perdente.
Non si può mantenere la pace
col ruggito dei cannoni:
la pace è un bagliore
di luce incandescente.
Una quiete
oltre il bisogno.
XIV
Perverso è il
Giudizio Universale.
Non sappiamo né scrivere, né
dipingere, né scolpire, né
costruire.
Le arti sono scomparse.
“Nella tradizione
l’unica avanguardia”.
Nella tradizione
il peccato originale,
ma anche la speranza.
XV
A Las Vegas e nell’Europa dei
campanelli
danzano maschi e femmine
travestiti da impostori.
“Tu l’hai, io non l’ho, ma forse,
domani, porteremo il lutto”.
Il ragazzo tintore pesta e ripesta
si tinge il corpo, pedala per ore,
dodici scudi che sono
un decimo di dollaro
lo sfiatano al punto di recitare
nomi di santi e madonne.
Quando mi verrai a trovare
salutami i profughi.
Un fazzoletto stretto alla gola;
nel baule il cane e un paniere
di mele cotogne.
Quando mi verrai a trovare
portami due biscotti… due di
numero… qui all’ospedale
non voglio passare
come fossi un signore.
XVI
Racconta… racconta ancora.
L’arte deve raccontare, deve avere
memoria, deve pugnalare alla gola.
È arte quella dei terroristi
e quella di chi dice che sono
delle bestie immonde.
È arte chi si butta col tritolo
e chi si dice inorridito da quel
fanatismo odioso.
È arte una data: 11/09/2001
perché, per l’ennesima volta,
l’uomo è stato all’altezza del suo
compito.
È arte questa mia affermazione
ché del paradosso
ha fatto rigore.
XVII
L’uomo resiste all’uomo
e a quel dissapore.
Dove sono le banane, la
marmellata, la cioccolata,
i cereali soffiati, il caffè, il
latte, il succo d’arancia, i
toast, le uova, le brioches, la
crema, la panna, le pillole
della mia colazione?
Hai comprato l’auto nuova?
E il megacomputer da 10.000
megatoni?
“Esplode la granata…
10 marines e 4 carabinieri
hanno fatto il volo”.
Hai dato al centravanti
i suoi 10 milioni?
La nostra teologia è stata
l’aberrazione.
XVIII
Indignato… e poi?
Ma chi se ne frega!
Mi hanno seccato
la buca dei lucci
per costruirci un Megastore.
“Mio nonno si sposò la cuoca
perché era un padrone oculato”.
Chi si ricorderà di queste storie?
Abbiamo votato fascista poi
comunista, quindi si è rinnegato
tutto il passato.
“Mio padre si sposò una ragazza
di campagna, ed io sono nato
in un paese di quattro ettari
più il campetto del prete
dove giocavamo a grillo in tasca”.
Mi chiesero: vuoi andare in
Bosnja – e io: sì, ci vado,
ma per ammazzare voglio dei soldi.
Li avrai… ogni testa che salta
500 dollari – più una scopata.
XIX
Nessuna spiritualità
prevarrà
sulla biologia.
La vendetta degli africani e degli
orientali consiste nel farci dubitare
di noi stessi.
“Non crescete e non moltiplicatevi
mai!”.
Dall’abisso non può affiorare
alcuna legge superiore.
I privilegi sociali sono materia
alienabile e plasmabile.
Io do a te e tu dai a me.
La nostra generosità è
un pennacchio
sulla testa di un asino.
“Accoppa! Accoppa! Torcigli
il naso!”.
Io lo feci a Paolo. Era un pittore
di quadrati e linee astratte.
“Ridatemi la figura,
esigo profili, curve, volti
mani ossute!
Io esigo l’icona della
moltitudine!”.
Sandrone e Fagiolino sono
i burattini dell’Emilia-Romagna.
Per ore, si danno bastonate
sulle teste di legno.
Menano a destra e a manca
poi si abbracciano, quando
arriva la Morte o il Demonio.
XX
Punta al sergente poi
soffia
nel berretto con sopra
le frasche dell’ippocastano.
Il sovietico ha il papillon.
Ananas: gergo per bomba
a mano.
Campi di sterminio
con la forma di una scarpa annodata.
Medita il soldato e pensa
alla fidanzata.
In pattuglia si va, ma poi si torna
crivellati.
Rachitici ai colpi della sferza.
Gesù redivivo in ogni fustigato.
PLAYBOY mi fa arrapare.
“Voglio fare all’amore…voglio
un uomo e il suo coso fra le gambe!”.
Sghignazza la ruffiana
nel nightclub in faccia al mare.
Sette gli ostaggi…sette fra tanti.
La morte di un uomo è un dramma,
la morte di cento milioni di uomini
è una statistica per gli annali.
XXI
Ferito al cuore
forse è un palestinese
o un israeliano.
Ferito al cuore
domani l’umanità
(come l’acqua)
sarà un bene prezioso.
XXII
Ma che ci faccio qui
nel sogno di un altro?
La camicia era di quelle
da poco, il basco, invece,
un pezzo di scialle.
Stiamo sgomitando a chi diventa
più ottuso, mentre il sangue
porta le metastasi dello scontro.
Ma che ci faccio qui
nel sogno di un altro?
Disegna quelle donne
coperte anche in faccia…
disegnale, che il domani
si ricordi di loro, anche senza
il colore di quegli occhi
e come ebbero la fronte e le
labbra.
Fermale, che si dia dignità
all’arte.
Incantale
col gesto della mano.
XXIII
Tutto e il contrario
di tutto
nell’oggi tengono battesimo.
Il pianeta che abitiamo è buio,
freddo, cupo, ruvido…
neppure gli scarafaggi
trovano un posto
per fischiare nella soddisfazione.
Forse in una chiesa, in una
moschea, in una sinagoga.
Forse al camposanto dei
neonati o davanti
alla tomba di mia madre
vedova e senza pensione.
Intorno a noi la menzogna,
la supponenza, l’ignoranza
di chi ha i soldi.
“Dai a quel politico! Dai a
quel

politico! Lui ruba e imbroglia!”.
Spara, se puoi, e non farti
scrupolo.
Avrai vendicato un bambino
o un tiglio abbattuto.
Spara su tutto… anche
sull’ombra.
XXIV
Per cosa sono morti?
Loro dissero per una terra
migliore.
“Poveri illusi!”.
Niente sarà mai risolto
fino a quando non colmeremo
le dismisure.
  1. Le vite sregolate sono le più piatte  

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