Vincent

di in: Bazar
Racca Vincent

1

Se porgi l’orecchio al cielo sentirai dei corvi,
Più voraci nel vuoto che nel nero… Ma se voli
Inseguito da altri voli, sei prigioniero di una tela.

2

Girotondi di nuvole e raffiche di vento
Dal promontorio. Falci taglienti al di là
Dell’orzo recidono l’azzurro secco
Del destino. Con una lingua solitaria
Il cuore selvatico tira su clavicole
Di pioppi… insegue vortici di grano…

3

Dai grigi incolori d’inverno
Latitudini che le mani
Seminano e raccolgono
Nel gelo delle ossa.
Dove la coscienza è stomaco
Levi sguardi alle fronti
Corrugate… Più passato
Che futuro nella penuria
Di verdure, più presente
Nelle mani che portano
Alla bocca il tubero
Di una stagione allo sbando.

4

Dalle falangi ai polsi, alle vene cerulee…
Sotto lo straccio dei bistrati, l’evidenza
Dei fatti. Dietro uno sguardo esatto
E alato, privo di storia e di governo,
La parola manca alla foglia infangata
Al sottozero. Normale, come uomo
Normale, ti lamenti…

5

Due donne nere curvano le braccia sulla terra
Dipinte come corvi in cielo che toccano la sera.

6

Da un angolo del paesaggio,
Senza calma, un firmamento
Troppo azzurro per essere
Dipinto nella stanza, grida pace
Per i contorni sfumati di cielo
E i petali fracassati
Contro la cresta del vento.
Innalzando nuvole sui verdi,
Una viola di morte satura
Il selciato scheggiato di sterpi.

7

Disegnare… guardare al di là di sé. Tra la mente
E l’oggetto più niente nel corpo dell’illuminazione.

8

Se per fare un mestiere dipingi mari e
Nel libro della legenda cerchi il nomade
Dei girasoli… un mentecatto e un saggio
Ti fanno da compari. Se allunando…
Fiorisci sul davanzale e in povertà
Alzi la posta del tuo orgoglio, un ospedale
Senza pretese aspetta i tuoi ideali.

9

Tra il bianco e il nero…
In una gamma di inganni
Nascondi verità lancinanti.

10

Se la polvere e i moscerini
Si attaccano alle vernici
E il ramo striscia il quadro
Lacerando il sottobosco
Dove ti sei rintanato…

Si apre la bocca della natura:
Parla al plurale.

11

La scusa dei colori –qualcuno dice,
Una scappatoia nascosta nella foresta
Per sottrarsi ai doveri. Ma la strada è
Assurda (ché appena nata e già pronta
A morirti in gola…), e si allunga
Nella scabrosità dei girasoli…

12

Docile intellettuale sedentario…
Il corpo prese le pieghe di un minatore,
Un contadino, uno scaricatore di porto.

Il mondo cieco visto dal basso,
Da alienato mette gli occhi nel cosmo.

13

Le opere cieche avvertono il disastro. Lanciano sassi nell’acqua.

14

Brandire il pennello. Picchiare la tela come la pelle…
Impaziente tagliavi le visioni dalle cose –e qualcuno
Ti aizzava senza farsi notare. La Natura, perfetta,
Tentava la tua rabbia.

15

La sig.ra Inesperienza con le sue figlie, Esaltazione
E Depressione cronica, ti accecava in vaghi inventari
Con le frequenze irregolari di un linguaggio morse.

16

L’immenso tranello
Ti fa acuto e stupido.
Nei vuoti d’aria lascia
Spiragli di libertà.
Con una promessa
Chiama ai frutti
Mentre intorno
Desertifica.
Il cuore largo
Ama le prove…
E gliene offre
Di ogni tipo e
A poco prezzo.
Il buon pastore
Cade nell’errore…
E, sardonico,
Gli mostra la salvezza.

17

Nel passaggio tempestivo al meridione
Schiariva il mare delle visioni. Accendeva il sole
Dopo aver parlato a lungo con la luna. Macinava campi
Sotto le suole del pomeriggio…

Il peggio che poteva capitare era incontrare se stessi
Sul ciglio della depressione. Molte volte il letto
Ospitava lunghe discussioni d’arte… se contrario
Alle sue convinzioni si offendeva e si rialzava.

Tornava alle maree, che vanno e vengono,
Cambiano colore, ma restano sempre
La stessa cosa e della stessa idea.

18

Mezzogiorno provvisorio e solare. Sud
Tagliente come una falce, isolato
Come una luna nell’alta stempiatura
Sopra occhi da pazzo.

19

Sopra una barba di grano non falciato i neri dei cipressi innalzavano obelischi di serpenti.

20

Con il caldo gli occhi si animano
Per andare incontro ai profili dei passanti.
Qualcuno saluta, gira il naso dall’altra parte
Verso i fuochi gialli del mezzogiorno.

Tu sei lontano circa un’al di là… e
Anche qui scorri straniero
Come nel luogo dove sei nato.

Questi versi fanno parte di una raccolta dal titolo VINCENT