Soccorso

di in: Bazar
02 Tedeschi SOCCORSO

Che poi, diciamolo: sarebbe stato meglio rimanere in casa spaparanzato sul divano a guardare uno di quei filmacci che mi piacciono tanto. Davano “Nightmare on Elm Street”. Freddy squarta, sbudella, terrorizza, appare, scompare, entra nel sogno, esce dal sogno, poi squarta e sbudella ancora, poi muore. Ma tanto torna in “Nightmare on Helm Street 2”, in cui squarta, sbudella, terrorizza, appare, scompare, entra nel sogno, esce dal sogno, poi squarta e sbudella ancora, poi muore. E via così. Sempre la stessa zuppa per sei film. Sette, se consideriamo “Freddy Vs. Jason”. Jason, già. Quello sì che è cazzuto. Non una parola. Solo un “mgrrrr” ogni tanto, poi, col suo machete, squarta, sbudella, terrorizza, appare, scompare, entra nel campeggio, esce dal campeggio, ogni tanto va ad ammazzare a Manhattan, poi squarta e sbudella ancora, poi muore. Ma tanto torna in “Venerdì 13 – parte II”. E su di lui i film sono addirittura dieci. Undici, se consideriamo “Freddy Vs. Jason”. Poi ci sono Michael Meyers e Faccia di Cuoio, anche loro mica male. Uno squarta e sbudella con un coltello da cucina, l’altro con una motosega. Indipendentemente che si usi un artiglio, un machete, un coltello o una motosega, la sostanza quella è: un tizio se ne va in giro, ammazza la gnocca di turno (MAI essere gnocca in un film horror) poi squarta lo spavaldo della compagnia (MAI essere lo spavaldo della compagnia in un film horror), poi sbudella i due che scopano (MAI scopare in un film horror), poi un altro po’ di gente a caso, poi fanno secco lui. È sempre così. Che poi, diciamolo: è proprio quello il bello, no? Sai già come andrà. Sai già chi sarà il primo a morire, e probabilmente anche chi sarà l’unico a salvarsi.

Tant’è, niente “Nightmare on Elm Street”, quella sera. Eh, no. Perché se un amico ha bisogno di me, cazzo, ci mancherebbe. Ma faceva freddo fuori, un freddo da gelarti le palle, e se dico “freddo da gelarti le palle” voglio dire proprio freddo.

“Va beh”, penso, infilandomi il chiodo, “alla fine Daniele per me ha sempre fatto tanto. Quella volta che la Rita mi ha abbandonato come un cane in autostrada lui era là, mica è scomparso. E mi ha poi detto delle cose che mi facevano bene.”

Esco dalla porta di casa, fuori nevica alla grande, tiro giù un paio di santi a parole e mi incammino lungo la strada. I miei anfibi affondano nella neve, ma tanto hanno la tenuta stagna, mica cazzi. Passo davanti al cinema, do un occhio ai cartelloni. Niente. Solita storia. Ennesima replica de “La fabbrica di cioccolato”, perché siamo vicini a Natale, e quando è Natale in ‘sto cinema o fanno “La fabbrica di cioccolato”, o fanno “Pomi d’ottone e manici di scopa”. E poi basta.

Tiro dritto verso il pub, ma è ancora lontano. Intanto penso cosa dire al povero Daniele, che al telefono era giù. Non mi ha detto cosa è successo di preciso, ma lo posso immaginare. Che poi, diciamolo: è stata sicuramente Letizia, quella donna gli ha incasinato il cervello mica poco. Povero Daniele. Prima si amavano e tutto, poi quella stronzetta ha iniziato a piantargli una grana dietro l’altra. Sissignore, proprio una grana dietro l’altra. E adesso l’amico è spappolato. Ma non è mica la prima volta, sapete. Prima l’ha messo in riga, poi lo ha fatto diventare diverso, proprio come voleva lei, la stronza. E adesso me lo maciulla. Fighetta viziata. Punto. Che poi, diciamolo: a me lei là mi è sempre stata sulle palle, e Daniele giù a dire “eh no, dai stasera non ci sono, esco con la Lety”, “eh no dai, non vengo al cine perché la Lety non sta bene”, “eh no dai, stasera stiamo in casa” e via così. E il povero Daniele è un po’ scomparso, non so se mi spiego. Che poi, ci sta, alla fine non è come il Verro che non ha mai visto una passera neanche a piangere in cinese, quindi se ha scelto proprio la Lety avrà avuto le sue ragioni, perché la scelta ce l’aveva. Ma che cazzo, che avrà di speciale, poi? È una viziatella, sì, va bene, ha un bel muso, ma dico, basta questo? Me la immagino da bambina, là, a giocare con l’ultimo modello di Barbie appena uscito, appunto perché se adesso è così, era viziata da piccola, che pensa “quando sarò grande farò dannare il povero Daniele”. E intanto si immagina che lei è la Barbie e il povero Daniele è Ken, che sorride anche se lei gli fracassa le palle. Così. Fantasie. E poi, dico, ascolta le Spice Girls. Sì, proprio quelle cinque pippe che saltellano e fanno finta di cantare, anche se poi l’unica cosa che canta davvero lì è il loro culo. Ma mica di tutte: una è un bell’articolo, forse anche due, ma quella che fa la sportiva per forza, Meg C o come cazzo si chiama, beh, non è poi mica ‘sto granchè, anzi, diciamola tutta, se la incontri per strada manco ti giri.

Ma comunque, passo dopo passo, arrivo al pub, che, a parte Daniele e la sua chiara media, è deserto. Ah no: c’è il solito matto là in fondo che trinca alla grande. Va beh, ma lui non conta, è sempre lì, nel suo angoletto, ogni tanto caccia un rutto o una bestemmia, più spesso le due cose in sequenza: noi la chiamiamo “doppietta”. Una volta ha fatto una tripletta, rutto – scoreggia – bestemmia, e noi giù a ridere come cretini. Ma solo una volta, in genere si limita alle doppiette.Peccato. Mi scrollo la neve di dosso, batto i piedi che fanno un casino dell’ostia perché i miei anfibiazzi hanno la punta in metallo, e poi raggiungo l’amico al tavolo.

‘Sti cazzi, ha una faccia da 2 novembre. Il povero Daniele non c’è con la testa. Che poi, diciamolo: se l’è cercata.

“E allora?” dico, chiamando la Chiara, che è la cameriera, con un gesto. Mamma mia la Chiara. In un modo o nell’altro, nella compagnia ci hanno provato tutti.Eh, è uno strumento niente male, ma c’ha la puzza sotto il naso, lei. Nessuno ha mai visto un pelo. Se ne sta lì, mastica le sue Big Bubble panna e fragola, ogni tanto fa la bolla (e quando lo fa noi smettiamo di parlare e la fissiamo come un branco di sciacalli affamati), poi ci guarda con tristezza, e sicuramente pensa “ma guarda ‘sti cretini”, poi viene al tavolo, prende l’ordine, poi torna al bancone, poi torna al tavolo, ci guarda male, poi vaffanculo non ci ha più in nota. È così da almeno tre anni. Quando passa lei, basta un alito di vento che a noi ci si alza la bandiera. Il Verro dice che le ha fatto una serie infinita di dediche, che noi all’inizio non capivamo cosa voleva dire, poi quando l’abbiamo capito abbiamo detto tutti che almeno una dedica gliel’avevamo fatta anche noi. Io anche più di una. Diciamo una dopo ogni serata passata in quel pub. Quindi almeno cinque o sei dediche alla Chiara ogni settimana.

Ordino alla Chiara la mia birra. Lei fa la bolla, manco mi dice “OK”, Dio la fulmini, si gira e torna al bancone. Io le guardo il culo. Il povero Daniele no. Che poi, diciamolo: sì, va bene, sei notevole, ma non ce l’hai solo tu, e non è mica fatta d’oro.

Ma va be’.

Il povero Daniele ha gli occhi lucidi. ‘Sta tizia lo ha veramente triturato.

“E allora va male”, butta lì.

“Cos’ha combinato?” chiedo.

Il povero Daniele tira su col naso, fa un sospirone.

“Niente”, dice, “ma secondo me non me la racconta giusta.”

“Eh?” faccio.

“Lo sa il cazzo”, fa lui, “ma ho dei sospetti.”

“Su che?”

“Eh, che secondo me lei ha un altro.”

Cazzo di Buddha. Questo sì che è un bel problema. Se quella là ha un altro manico glielo spiego io com’è che si fa a mangiare con una cannuccia per dei mesi.

“E perché?” gli chiedo.

“Non lo so. Ma secondo me è così.”

“Non un grande motivo”, dico. Che poi, diciamolo, in realtà non mi stupirebbe, quella lì sì che è capace di collezionare manici come sorpresine dell’ovetto Kinder, ma non sta mica bene dirlo al povero Daniele, adesso.

“Eh, lo so. Ma sono cose che si sentono. Secondo me ha un altro. E se è così…”

La frase non la finisce: giù a piangere come un vitello, e la Chiara ci guarda come dei cerebrolesi, ma poi, chi se ne incula, il povero Daniele è un amico e adesso sta male sul serio.

“Ma non è detto, dai”, faccio io, anche se non ci credo poi tanto, ma adesso è quello che Daniele vuole sentirsi dire.

“Io…” dice, poi giù a piangere più di prima.

“Dani”, dico io, “anche se è così, ti passa. Le donne vanno prese e mollate. Per ogni bella figa c’è un uomo che si è stancato di scoparsela, no? Anche se non è così adesso, tra poco lo sarebbe stato. Dai, su. Non frignare. Che poi ti passa, davvero. Scusa, allora cosa dovrebbe dire il Verro? Ha i calli alle mani da quante dediche fa alla Chiara. A momenti diventa cieco. Tu hai visto più passera di una tazza del cesso, vedrai che se questa ti pianta ne trovi subito un’altra.”

Lo so che non sono un granchè in queste cose.

Che poi, diciamolo: cosa gli dici a uno che è messo così?

Ma Daniele continua a piangere, non si ferma. Io non so se pigliare la palla al balzo e convincerlo a mandarla a quel paese una volta per tutte, o se farlo sperare. Mi sa che se non gli dico che magari non è vero questo si ammazza.

“E poi non è mica detto. Perché lo pensi?” faccio, tappandomi il naso.

“Ieri non mi ha risposto al telefono, anzi, aveva il telefonino spento, poi, dopo, quando mi ha richiamato, mi ha detto che era a casa, io mica le ho creduto, sono andato da lei, ho suonato e sua madre mi ha detto che non c’era.”

Hai capito la mignotta. Chiaro come l’oro che ha un altro. Sì, va bene, ma adesso io cosa dico al povero Dan?

“Forse era andata a prenderti un regalo, per farti una sorpresa”, sparo, pensando “magari un bel paio di corna”.

Daniele non è stupido, però. Mi guarda coi suoi occhioni rossi e mi fa “Dai, non ci crede nessuno. Io la amo e lei non ama me.”

E porca vacca mi sa che ha ragione.

“Dani, il mare è pieno di figa”, sputo.

“Intendi “di pesci”?” chiede l’amico.

“Eh?”

“Sì, insomma è un modo di dire, dici “di pesci” per dire “di figa”, no?”

Non ho capito, ma fa lo stesso.

“Sì, sì”, faccio.

“Ma io voglio lei”, singhiozza lui.

Eh, non fa una piega. Liscio. Io ho praticamente finito il repertorio, che quella si ciuccia un altro tizio è ovvio, che lui è spappolato è chiaro, che dovrebbe mandarla in culo è ancora più chiaro. ‘Zzo gli dico?

Chiamo la Chiara con un gesto, quella nemmeno fa finta di non essere scocciata, viene al tavolo, ordino altre due medie, quella sbuffa, Dio la punisca, poi va via.

“Le donne sono così”, dico, “non c’è da fidarsi, e se non lo sai tu… Chi scappa vince.

Tu prova a non farti vivo, vedrai che te la trovi sotto casa a guaire. Ecco, prova a fare così: non chiamarla per un po’, se ti chiama lei, non rispondi. Vedrai che perde la testa”.

E mentre parlo mi sale una rabbia, ma una rabbia… Ma io dico, si può che questa mi riduce così il mio amico, se ne frega dei suoi sentimenti? Se quella schiatta adesso, va all’Inferno con la velocità di un ferro da stiro che affonda nella Fossa delle Maria nne, senza dubbio. Che poi, diciamolo: sono così tutte, noi ci innamoriamo come pere e loro appena possono si fanno bombare dal primo stronzo che passa, che noi poi dobbiamo usare la Pasta di Fissan per mesi tanto ci brucia il culo. Mi trattengo dal vomitare insulti a ripetizione. Fa proprio come ha fatto la Rita con me, non ci sono cazzi. C’aveva ragione Fox Mulder, và, “non fidarti di nessuno”. Ma povero Daniele. È un bravo ragazzo, si è sempre fatto in quattro per tutti, e questa prima lo tiene per le palle, poi, così, all’improvviso, lo rimpiazza. Ma neanche lo rimpiazza, che così sarebbe stronza lo stesso, ma avrebbe un senso, no, manco gli dice “crepa”, semplicemente spegne il telefono e via, apre le gambe a un altro. Ma pensa te. Che poi, diciamolo: vero che è stato un fesso, ma poveretto, lui non le ha fatto niente di male. Non ha mai fatto male a una mosca. L’ha corteggiata, l’ha messa su un piedistallo, l’ha coperta di regali, ha sputtanato uno stipendio e mezzo per prenderle quell’inculento gatto di razza, ha smesso di uscire coi suoi amici per un bel po’ di tempo… E niente, lei la da via come i volantini, tanti e gratis. Ah, ma non la passa liscia. Se c’è anche solo un po’ di giustizia al mondo, quella si becca una candidosi cronica, o peggio. Povero Daniele. Porca puttana, povero Daniele. Se lo faceva a me col cavolo che andavo a piagnucolare da un amico, l’aspettavo sotto casa e poi sgranavo i denti a lei e al tizio col crick che gli incisivi finivano a San Giovanni in Persiceto. Daniele è veramente troppo buono. Punto.

Rimaniamo in silenzio per un po’, nessuno spiccica una parola che sia una. Mi sa che è meglio che cambio rotta. Forse se gli faccio pensare qualcosa di bello almeno la smette di frignare, per ora. Meglio che niente.

“E con la morosa invece come va?” chiedo. Capisco che ho colto nel segno, perché Dani fa un sorrisone, gli si illumina la faccia.

“Ah, con lei tutto bene”, dice con un sospiro di sollievo, “lei sì che è una ragazza meravigliosa.”

“Ah, beh, almeno questo”, faccio io.

L’immagine che illustra questo testo è di Stefano Tedioli : www.stefanotedioli.com