Dialogo sulla lettura

"Di tutto quanto è scritto io amo solo quel che uno scrive col suo sangue. Scrivi col sangue: e vedrai che il sangue è spirito. Non è affatto facile, capire il sangue altrui: odio gli oziosi che leggono. Chi conosce il lettore, non fa più niente per il lettore. Ancora un secolo di lettori e lo spirito stesso puzzerà. Che tutti possano imparare a leggere, rovina alla lunga non solo lo scrivere, ma anche il pensare" (Friedrich Nietzsche Del leggere e scrivere in Così parlò Zarathustra).

di in: Storia dei lettori (0)

UMANISTA: Quindi pensi addirittura che oggigiorno, per come siamo messi in questo preciso momento storico, per noi ancora pensanti, sia urgente più d’ogni altra cosa… interrogarci sull’atto del leggere?

ANTIUMANISTA: Sul senso dell’atto della lettura. È proprio ciò che sostengo.

UMANISTA: Non ti sembra di esagerare, come al solito?

ANTIUMANISTA: Urgente, sì, e anche necessario!

UMANISTA: Urgente e necessario? Non è che sei un po’ troppo autoreferenziale, come si dice adesso?

ANTIUMANISTA: In che senso?

UMANISTA: Non credi che chi legge possa trovare più urgente e necessario ragionare su ben altro che sull’atto della lettura?

ANTIUMANISTA: Sull’atto di lettura sì, ma inteso come l’intendo io: come fulcro del processo di civilizzazione!

UMANISTA: Ma a maggior ragione, figuriamoci!

ANTIUMANISTA: Su cosa sarà più sensato ragionare allora?

UMANISTA: Cose tipo: occuparsi del nostro mondo, dei grandi problemi che lo affliggono, dei grandi drammi che lo agitano, ad esempio? Non sarebbe più sensato prenderli di petto, cercare di chiarire i problemi con la massima chiarezza possibile, magari prendere parte dopo averci ragionato a fondo? Non pensi che sia questo, oggi come oggi, a essere doveroso, oltre che urgente e necessario?

ANTIUMANISTA: Quindi per te il problema della lettura è secondario, o comunque da considerarsi in secondo piano, rispetto alle questioni più attuali?

UMANISTA: E me lo chiedi? Fino a due mesi fa stava per esplodere la terza guerra mondiale… Ce la siamo cavata per un soffio, ma subito dopo che la cosa è parzialmente rientrata, ecco che viene fuori in maniera drammatica la questione delle grandi migrazioni dai gironi infernali del pianeta, con le ecatombi conseguenti, e con tutto il caos che il fenomeno comporta sul piano umanitario come su quello geopolitico. E tutto questo mentre un bel gruppetto regolarmente eletto di trogloditi, ossia un manipolo di vanagloriosi suscitatori di incubi che spopolano, di promotori fervidi di muraglie mentali e fisiche, terrestri come marine, veniva insediato ai posti di comando e legittimato a farci regredire di colpo! E tutt’attorno e tutto assieme: devastanti follie climatiche ed eccessi epidemici, opere della civiltà che si disintegrano da un secondo all’altro – e tu mi vieni a dire che la questione della lettura o dei lettori è urgente e necessaria? Forse intendi dire: per chi può permettersi di tenersi o tirarsi fuori dagli ultimi avvincenti progressi del Male in Corso d’Opera…

ANTIUMANISTA: No, ascolta: la questione del senso del leggere è necessaria e urgente, e non solo per me, t’assicuro, ma per chiunque ritenga sensato interrogarsi nel modo più serio e cercare delle risposte serie e credibili, benché forse non immediatamente spendibili, sul mondo così come lo abbiamo trovato (o meglio: così come diciamo di averlo trovato…) e così com’è ora (o meglio: così come diciamo che sia ora…), cioè il mondo così come ci spinge ad essere ciò che siamo…

UMANISTA: Certe domande sono un lusso che presuppone un certo grado di indifferenza.

ANTIUMANISTA: O potrebbero essere l’unica via che resta a chi voglia andare a fondo veramente, e non solo nelle buone intenzioni dei proclami. Una via su cui, più che procedere con un portamento decoroso a cui teniamo tutti molto in nome dei buoni costumi, si striscia lenti e circospetti, secondo giri larghi e tortuosi, ma forse non vani, in direzione del puro Attuale; magari per giungere a dirlo in termini meno attuali e perciò meno assoluti!

UMANISTA: Vaneggi?

ANTIUMANISTA: … o forse semplicemente per scovarlo ancora più mostruoso di quanto pare sia già di suo…

UMANISTA: Ma cosa dirà chi legge te? Te lo dico io: Ecco l’ennesimo borghesuccio che, incapace di confrontarsi col Micidiale Reale, con l’insostenibile Terrore dell’Esserci Oggi, si rifugia nella sua biblioteca, si consola tra le care carte, mette sempre più distanza tra un mondo di cose sempre più fuori controllo e un decoroso mondo di segni sempre più padroneggiato…

ANTIUMANISTA: Questo è un rischio che, temo, si corra ormai, anche in assenza di care carte… che comunque sono sempre più stanche, per dirla con un apocalittico di quelli seri! Per correrlo basta un qualsiasi Sé dotato di linguaggio, non serve chissà che altro… un Sé qualunque e il più vorticoso Qui e Adesso…

UMANISTA: Intendi dire che nel confronto con la Medusa tutti perdiamo, anche i più lucidi? Che non vediamo e capiamo più un accidenti nonostante la molteplicità di strumenti a disposizione?

ANTIUMANISTA: Ascolta. Ho, come molti, negli occhi della mente le spaventose recenti ecatombi del mare come quelle meno spettacolari ma egualmente micidiali che si sciorinano sui luoghi di lavoro, un funebre stillicidio di morti ovattate ed evitabili che fa da inammissibile rumore di fondo a questi ultimi giorni della civiltà – però invece di sbattere il naso sullo stesso orrore ripetibile e ripetermi delle domande che paiono dei lamenti più che vere domande, mi chiedo se magari siano altre le domande più giuste da porsi per smettere di sbattere il naso, almeno sempre nello stesso punto, e iniziare perlomeno a dirigersi verso la parte più vulnerabile del muro…

UMANISTA: Ad esempio?

ANTIUMANISTA: Ad esempio sempre più ossessivamente mi domando se non non sia rilevabile un nesso tra questo Orrore, che non cessa di manifestarsi in più forme, con il leggere, appunto, cioè con l’atto della lettura, ossia col fatto stesso di essere lettori oggi. Un nesso tra ambiti così distanti è certo tutto da scoprire, grado per grado, un nesso per nulla immediato. Non intendo un nesso astratto e fuori dallo spaziotempo, ma concreto, effettivo, esistenziale e storico…

UMANISTA: Certo, questa ci mancava ancora! Vorresti dirmi che se il mondo va a pezzi adesso è colpa dei lettori? Il problema non sarà invece che di lettori ce ne sono fin troppo pochi, specie nel nostro Paese?

ANTIUMANISTA: Tu, al contrario di me, non hai mai temuto il confronto con la Medusa, con il Reale Micidiale, come lo hai chiamato poco fa. Tu, al contrario di me, ti sei sempre posto domande ragionevoli, ben agganciate all’attuale, eppure guarda dove sei arrivato: nel punto in cui non c’è che da abbassare le braccia… e tra un po’ magari anche la testa, chissà!

UMANISTA: Esageri ancora… tutto sommato io… spero ancora!

ANTIUMANISTA: Se sei arrivato a questo punto, o quasi, non sarà più opportuno dubitare per prima cosa di quelle domande tanto ragionevoli e adulte? Lascia perdere allora di chi è la colpa, lascia perdere il linguaggio della colpa, la caccia alla categoria peggiore!

UMANISTA: Ti dico che non ci sono arrivato a quel punto…

ANTIUMANISTA: Soprattutto lascia perdere le risposte che arrivano subito! Non la Cultura, non il Sapere, non questi ambiti maiuscoli ci salveranno, ma una nuova onestà, una spietata onestà che dovrà farsi spazio nei nostri cervelli a forza di nuove domande, di quelle giuste…

UMANISTA: Ho capito, sei uno di quelli che si pongono solo domande, o sempre a caccia della super-domanda a cui mai nessuno aveva pensato prima! Uno di quelli per cui uno straccio di risposta è quasi una roba volgare, e intanto però la città brucia!

ANTIUMANISTA: Tu vuoi bloccare l’incendio, ecco il problema tuo e di quelli come te! Invece io immagino già tra le fiamme a come rifondarla dalle inevitabili ceneri!

UMANISTA: Ma è vero o no che le risposte ti interessano poco e niente?

ANTIUMANISTA: Non si può sapere, prima di gettarsi nell’avventura, se si girerà solo in tondo, come certe vite sembrano destinate a fare sino all’epilogo.

UMANISTA: Ah, è una citazione questa, o è farina del tuo sacco?

ANTIUMANISTA: Non lo so, sei tu l’uomo della cultura e del progresso…

UMANISTA: Ma certo, tu sei sicuramente oltre queste cosette da nulla, vero? Non ho mai capito cosa ti abbiano fatto di male la cultura e il progresso…

ANTIUMANISTA: A me personalmente nulla. Non ho mai messo su un piano mitico né l’una né l’altro. Da una ho saputo spesso ricavare tesori e dall’altra tutti i possibili benefici, ma sempre manovrandone i concetti con cautela e senza mai credere fino in fondo nella realtà ultima della loro espressione attuale. Però sai, molti neanche si accorgono, o s’accorgono tardi, che sono armi a doppio taglio.

UMANISTA: Ti dispiacerebbe spiegarmi come fanno ad esserlo?

ANTIUMANISTA: Non sono qui per travolgerti con delle risposte giuste, ma per incamminarmi con te sul sentiero impervio delle domande giuste.

UMANISTA: Non intraprenderò nessun cammino se non mi chiarisci fin dal principio che non metterai in questione il diritto al Sapere.

ANTIUMANISTA: No, tranquillo, a quel punto ancora non ci arrivo. Ma ascolta: le risposte che valgono per una moltitudine possono essere molteplici, spesso seducenti, quasi tutte promettenti, quasi tutte false. Il problema forse sarà che arrivano sempre troppo di corsa?

UMANISTA: Dobbiamo imparare ad essere pazienti mentre la città brucia?

ANTIUMANISTA: Sì, se crediamo nella possibilità di trovare risposte davvero giuste.

UMANISTA: Ovviamente anche quelle arrivano troppo tardi.

ANTIUMANISTA: Può darsi che non arrivino mai per la città che brucia oggi.

UMANISTA: E d’accordo, un tocco di messianismo della verità ci sta sempre bene. Procediamo, caro uomo del domani: che domande insolite hai in serbo per illuminarci sul domani che non vivremo?

ANTIUMANISTA: Domande sul leggere e sull’atto di lettura, appunto! Se la pratica del leggere è uno dei molteplici modi dell’Essere della Civiltà, che rapporto avrà questo atto con eventi che sembrano registrare il venir meno o l’implodere della Civiltà stessa? Dovranno porsi in termini di pura opposizione?

UMANISTA: Direi proprio di sì, ma la mia risposta ti suonerà troppo affrettata, immagino. Quindi dimmelo tu, o Socrate. Dovranno porsi in termini di pura opposizione?

ANTIUMANISTA: Non credo, purtroppo, ma non è forse nemmeno la domanda davvero giusta. Sto cercando la domanda giusta, capisci? Ci giro intorno… solo trovando la domanda giusta potremo sperare di incamminarci verso una risposta giusta.

UMANISTA: Quindi quelle che ti sei posto finora sono le domande non-giuste…

ANTIUMANISTA: Mi occorrono comunque per avvicinarmi a formulare quella giusta. Pensavo che parlandone con te le idee potessero chiarirsi una buona volta!

UMANISTA: Tu pensi troppo… e le tue domande di preparazione sono troppo complicate…

ANTIUMANISTA: Hai ragione: partirei allora dalla domanda più semplice cui è più difficile rispondere: che vuol dire leggere?

UMANISTA: Già, che vorrà dire mai…

ANTIUMANISTA: È solo un atto puramente soggettivo, o ha dei risvolti, per così dire, collettivi? Nel leggere siamo davvero così soli e indipendenti come il 99% dei lettori immagina se stesso?

UMANISTA: Devo rispondere o aspetto?

ANTIUMANISTA: L’atto e la pratica del leggere a tutt’oggi è ancora il modello interiore del Comprendere?

UMANISTA: In altre parole…?

ANTIUMANISTA: Intendo: leggere libri presuppone qualcosa come…. la leggibilità del mondo?

UMANISTA: Scusa se rispondo, ma direi proprio di sì!

ANTIUMANISTA: Come il fatto stesso di continuare a sfornarne a getto continuo?

UMANISTA: Ho capito forse: tu sei di quelli che sotto sotto si chiedono: “Ma come diavolo è possibile che sappiamo sempre di più sul mondo grazie al Sapere e sempre meno sappiamo come renderlo più giusto e umano?”

ANTIUMANISTA: Ammetto di domandarmelo spesso. Ma è una domanda ancora generica, uno sfondo di interrogativo per così dire: per le domande giuste dobbiamo scendere più in profondità…

UMANISTA: Continua allora, o Socrate dei nostri oscuri giorni; ma senza attenderti che ti approvi come si faceva quasi sempre con Socrate!

ANTIUMANISTA: Mi chiedo ancora: cosa implica l’atto della lettura nel rapporto con tutti gli altri aspetti del vivere degli umani?

UMANISTA: Temo implichi una tale molteplicità di cose che a indagarle tutte per bene ci terrà occupati un bel pezzo e ben lontano dalle vere possibili risposte.

ANTIUMANISTA: Forse meglio allora la domanda più diretta: che cosa è un Lettore?

UMANISTA: Credevo di saperlo abbastanza fino ad un quarto d’ora fa…

ANTIUMANISTA: Quando uno legge un libro è un Lettore, ma, appena smette di leggerlo, quanto del suo Essere Lettore entra in cortocircuito con tutte le altre dimensioni del suo vivere?

UMANISTA: Adesso va di moda chiederlo ai neuroscienziati…

ANTIUMANISTA: Mi terrei alla larga dalla scienza per il momento e mi limiterei ad attenermi al senso comune, se permetti.

UMANISTA: Promettimi però che lasceremo che la scienza faccia capolino prima o poi…

ANTIUMANISTA: La chiameremo in causa quando sarà il momento giusto, e non in soccorso quando ancora potremo fare a meno delle sue certezze…

UMANISTA: Ammesso che essa proceda per certezze. Ma continua pure attenendoti al senso comune.

ANTIUMANISTA: Mi domando spesso: un Lettore pensa mai se stesso come colui che si oppone al genere dei Non-Lettori? In altre parole l’orgoglio del Lettore è il segno del suo più o meno consapevole contrasto alla barbarie o… implica addirittura una complicità più o meno inconsapevole con essa?

UMANISTA: Può darsi che un Lettore pensi se stesso in opposizione ai Non-Lettori, o in altri termini, che pensi a se stesso come a un faro di civiltà che contrasta la barbarie che avanza. Ma per il resto non capisco proprio cosa c’entri il suo orgoglio d’essere lettore e di differenziarsi come tale con la possibilità che non si renda nemmeno conto che sta collaborando, chissà poi come, col nemico…

ANTIUMANISTA: Hai ragione: il nesso non è così limpido come credevo…

UMANISTA: Pensi di essere in grado di spiegarmelo meglio?

ANTIUMANISTA: Ci proverò; tu perdonami le oscurità: è la prima volta che ne parlo con qualcuno. È difficile il vero dialogo, uscire dal linguaggio della propria testa e andare incontro al linguaggio dell’altro, fosse anche l’amico di una vita…

UMANISTA: Te le perdonerò se ti sentirò realmente disposto a scioglierle… d’ingarbugliare le questioni non c’è più tempo, e poi mi sembra disonesto.

ANTIUMANISTA: Dunque il punto dolente che ponevo era questo: in che senso l’orgoglio del Lettore implicherebbe addirittura una complicità più o meno inconsapevole con quella che chiamiamo barbarie?

UMANISTA: Già, ma scusa se t’interrompo… chi ha detto poi che il Lettore debba sentire in modo vivo e più o meno consapevole questa opposizione alla barbarie? Magari della barbarie non gliene frega nulla. Lui legge e gode di quel che legge e basta. Lettore Narciso: s’interessa del mondo solo quando NON legge…

ANTIUMANISTA: Osservazione considerevole… avrei la tentazione di servirmene subito…

UMANISTA: Sì, ma intanto come pensi di cavartela con quella spiegazione?

ANTIUMANISTA: Proprio rifacendomi alla tua definizione di Lettore Narciso.

UMANISTA: Allora stai improvvisando…

ANTIUMANISTA: Solo in parte. Dunque: supponiamo che esista in opposizione ad esso un Lettore Non Narciso: uno che cioè s’interessa del mondo anche quando legge – che ci tiene a collegare libro e mondo. Ha letto n libri: insieme ad altri fattori ambientali ed esperienze vitali quegli n libri hanno fatto sì che lui sia ciò che è – prende coscienza di valere qualcosa come individuo e che questo valore abbia in parte anche a che fare col fatto di aver letto quegli n libri. Nel frattempo, formando se stesso attraverso le esperienze e le letture si rende conto, come diresti tu con la tua metafora preferita, che la città brucia. La città che brucia minaccia anche lui, la sua individualità, la città rischia di bruciare il senso stesso di essere un individuo libero, un individuo cioè che liberamente possa scegliere di dedicarsi, tra le tante, a un’attività non produttiva come la lettura… A quel punto il suo orgoglio di essere lettore si rivela l’arma più efficace per porre una distanza di sicurezza dagli effetti più o meno imprevedibili, più o meno distruttivi, della città che brucia…

UMANISTA: Vorresti dire che è lui che genera l’opposizione? Che magari la barbarie è solo un’immagine di comodo?

ANTIUMANISTA: Mi chiedo solo se il fatto che sia anche un cittadino, prima che un lettore, con tutto ciò che comporta esserlo, non lo ponga tra le file numerose di quelli che hanno abbastanza inconsapevolmente e un po’ alla volta portato la civiltà a essere quello che è divenuta.

UMANISTA: Non capisco dove vuoi andare a parare.

ANTIUMANISTA: Diventa necessario, vitale direi, per chi giunga a sospettarsi implicato in tutto ciò, tentare di imporsi l’immagine forse mitica di un’opposizione immaginaria a un’entità altrettanto immaginaria come la barbarie, o la decadenza, o roba del genere.

UMANISTA: Ecco, ci siamo! Ecco come la vedi! Il Sapere non più come strumento di libertà ma come raffinato (e contorto) mezzo di rimozione!

ANTIUMANISTA: Non dico sia proprio così, ma che ci sia la possibilità che sia anche così, almeno in parte.

UMANISTA: Un’apertura al possibile che non mi esalta né convince.

ANTIUMANISTA: E comunque niente esclude che la rimozione non sia al servizio di altre libertà…

UMANISTA: Ti sconsiglio di divagare…

ANTIUMANISTA: Dovremo riesaminare la questione da altri punti di vista. D’altronde che sappiamo del Sapere? È  sempre il solito Sapere come in Occidente l’abbiamo concepito sempre o la musica è cambiata?

UMANISTA: Ma quanti giri tortuosi! Certo che lo è!

ANTIUMANISTA: Crediamo di avere un’idea precisa di come il Sapere che viene dai libri costituisca l’Individuo Lettore, ma per porre in questione il destino di un’intera civiltà non dovremo forse iniziare a chiederci piuttosto come si costituisce il Sapere in un Non-Lettore? In modo così radicalmente diverso da quanto accade nel Lettore?

UMANISTA: Scusa, non offenderti, ma per me queste sono questione capziose, e in fondo truffaldine: ogni Lettore è a sé, così come lo è ogni essere umano, e non si può rispondere una volta per tutte in modo serio a domande così mal poste.

ANTIUMANISTA: Potrei tentare di porre allora la questione in termini più chiari con questo ragionamento, vediamo se così funziona meglio per te: dato che ogni Lettore (così come ogni Non-Lettore) è Individuo, e in quanto tale appartenente a una data comunità nazionale e/o etnica circoscritta in un dato spazio e tempo, seppure in modi diversissimi, e non sempre determinabili neanche a posteriori, egli consisterà prima di tutto in un Organismo in senso biofisico. Essendo un Organismo naturalmente dotato di linguaggio egli andrà concepito come Parlante. A questo sostrato si aggiungerà poi l’Essere Cittadino, nel senso più ampio di parlante appartenente alla civiltà urbana (anche quando sembra avere un legame debole o sfumato con essa). Dati questi presupposti si potrà intanto affermare che qualsiasi Individuo è Organismo Parlante e Cittadino (anche se non nella stessa misura in tutti i punti dello spazio e del tempo).

UMANISTA: Mmm.. un modo sofisticato per riformulare ciò che sappiamo tutti fin dalle elementari. Vai avanti.

ANTIUMANISTA: A ogni Organismo di Individuo umano che sia anche Cittadino e come tale appartenente a una data comunità nazionale e/o etnica potranno aggiungersi dimensioni ulteriori che andranno a intrecciarsi e costituire così la sua identità e/o la sua singolarità e/o il suo esser soggetto, a seconda dei punti di vista e delle scuole di pensiero.

UMANISTA: Va bene, ma la lettura?

ANTIUMANISTA: La competenza generica della lettura sarà parte integrante e funzionale della Cittadinanza, anche se non sempre e non dappertutto: diciamo che il Lettore di Notizie o il Lettore di documentazione professionale avrà un funzionamento cognitivo molto diverso da un Lettore di Libri, intendendo questi come oggetti esemplari di un Sapere umanistico e/o scientifico e non strettamente tecnico/operativo. Per cui il puro Lettore di Notizie, come il puro Lettore di documentazione professionale, svolgeranno i loro atti di lettura come atti funzionali all’esercizio della Cittadinanza, ossia: da una parte, l’Essere Informato circa la realtà esterna comune e, dall’altra, l’Essere informato – nel senso di aggiornato –  circa la realtà tecnica relativa alla propria professione o a un proprio specifico ambito di interesse. Mi segui?

UMANISTA: Ma i Lettori di Libri?

ANTIUMANISTA: Al contrario di questi campi che si risolvono nella Cittadinanza attuata a diversi livelli, l’essere Lettore di Libri costituirà appunto una dimensione ulteriore, in parte connessa per alcuni aspetti a questo Essere Cittadino, in parte connessa ad altri aspetti che dovremo prendere in considerazione.

UMANISTA: Fai suonare strano ciò che finora mi pare in tutto e per tutto abbastanza famigliare.

ANTIUMANISTA: Provo allora a riformulare la questione principale in termini meno capziosi. Sostengo che oggi è necessario interrogarsi circa il rapporto tra l’Essere Lettore di Libri e l’Essere Cittadini, rapporto assai mediato e sfaccettato, ma diretto e reciproco, mentre lo strato o livello biofisico con l’Essere Lettore di Libri avrà un rapporto più indiretto e accidentale (per quanto l’integrità e funzionalità minima di quel primo strato o substrato ne sia un ovvio presupposto).

UMANISTA: Certo, la salute prima di tutto, primum vivere: cose così. Però tu sembri accontentarti del fatto che quel substrato, come lo chiami tu con cartesiana freddezza, si limiti a funzionare, però così concependolo scordi che in esso troviamo perlomeno due qualità essenziali di natura biologica, data, che finiscono presto per avere una rilevanza decisiva sul piano della cultura umana e dei destini individuali: intendo il sesso e il colore della pelle.

ANTIUMANISTA: Non intendo prenderli sottogamba, credimi! Però considerarli a questo punto della discussione ci porterebbe fuori strada, cioè ancora più lontano dalla formulazione delle domande giuste di quanto forse siamo già adesso.

UMANISTA: Quindi dobbiamo mettere da parte il Corpo e prendere in considerazione solo il rapporto diretto Essere Lettore / Essere Cittadino.

ANTIUMANISTA: Partire da là senz’altro. E tuttavia ciò non sarà sufficiente.

UMANISTA: Me l’immaginavo… che altro entra in gioco allora?

ANTIUMANISTA: Per giungere a formulare la domanda giusta che ci porterà un passo alla volta a costruire una risposta pienamente convincente, dovremo allargare lo sguardo e interrogarci anche sul rapporto che esiste tra l’Essere Non-Lettore di Libri e l’Essere cittadini.

UMANISTA: Ho l’impressione che la questione che poni circa questi rapporti non ci ha avvicinato troppo alle domande giuste da porre…

ANTIUMANISTA: Stiamo cercando di formularle, è questo il problema. Magari è una sola…

UMANISTA: Insomma qual è la complicazione principale che ci impedisce di arrivarci?

ANTIUMANISTA: Questa, forse. In ogni Individuo che sia anche un Lettore di Libri risiederà sempre e comunque un altro strato o livello ben più inclusivo, che è quello di Non-Lettore di Libri: in questo livello sarà incluso innanzitutto l’Essere Lavoratore o il Non Essere Lavoratore o anche il Non Essere Lavoratore Adesso, tutti generi dell’essere che si manifesteranno nei vari corpi cittadini in modalità diversa a seconda della variabile possibilità di accesso ai beni primari…

UMANISTA: Un tocco di materialismo non guasta mai…

ANTIUMANISTA: L’Essere Lavoratore o il Non Essere Lavoratore o anche il Non Essere Lavoratore Adesso, stabiliranno un rapporto diverso con l’Atto del Leggere a seconda che quest’atto si configuri come competenza base di cittadinanza o si manifesti nella forma dell’Essere Lettore di Libri.

UMANISTA: Ma così mi cadi in contraddizione, caro uomo del domani!

ANTIUMANISTA: E come?

UMANISTA: Semplicemente perché l’Essere Lavoratore implica, spesso e volentieri, la competenza di lettura. Nell’Essere Lavoratore si trova quasi sempre annidato un Lettore di NON-Libri più che un puro e semplice NON-Lettore, ma comunque di un Lettore si tratta! Senza contare quelli che lavorano per la cosiddetta industria culturale, e che di fatto partecipano dell’Essere Lavoratori come dell’Essere Lettori di Libri al tempo stesso.

ANTIUMANISTA: Mi contraddico dal punto di vista tuo, cioè di chi concepisce contigui i piani del Lettore di Libri e del Lettore di NON-Libri. Dal mio punto di vista, però, fra questi piani esiste una frattura significativa.

UMANISTA: Sì, e magari in alcuni individui il Lettore di libri e il Lettore di Non Libri faranno a pugni per spartirsi la sua anima… perché no?

ANTIUMANISTA: Magari si trattasse solo di due livelli o strati!

UMANISTA: Li hai contati?

ANTIUMANISTA: Proveremo a farlo insieme via via, se necessario. Ma proseguiamo?

UMANISTA: Sempre più arrancando mi sembra…

ANTIUMANISTA: Nel livello di NON-Lettore, che è, ribadisco, attivo in ogni Individuo, io includerei anche alcune specificazioni ulteriori degli Esseri che ho definito poco fa (cioè Lavoratore, Non lavoratore e Ancora Non Lavoratore). Direi che tra queste specificazioni ulteriori più comuni e più decisive troviamo l’Essere Spettatore, un tipo di essere che stabilirà rapporti reciproci assai diversi con l’Essere Cittadino, e quindi con il livello di Cittadinanza e Civiltà, a seconda se l’Individuo ospiti in sé lo strato nucleare di Lettore-di-Libri, o se in esso risieda solo il Lettore di Notizie o solo il Lettore professionale, o solo questi ultimi due assieme, o anche nel caso che si tratti di un cosiddetto Non-Lettore Integrale.

UMANISTA: Andiamo, ma scherzi? Che accidenti sarebbe un Non Lettore integrale?

ANTIUMANISTA: Uno che non legge nulla. Per vivere non gli serve. È tutto preso in un dominio di oggetti e operazioni dove la decifrazione essenziale di sequenze di segni è ridotta al minimo indispensabile.

UMANISTA: Ti riferisci al cosiddetto analfabetismo di ritorno? O pensi ai migranti che non padroneggiano la lingua del Paese in cui sono sbarcati?

ANTIUMANISTA: Proprio loro: perché in fondo tenerli fuori dal nostro discorso? Non so ancora spiegarti come, perlomeno con la precisione a cui aspiro, ma credo che rientrino appieno nel nostro ragionamento!

UMANISTA: A parte che spesso e volentieri questi migranti sono piuttosto “alfabetizzati” e  “formati”, ma in ogni caso si tratta quasi sempre, come minimo, di Lettori-di-Notizie, anche se di notizie specifiche e circostanziate la cui consultazione è necessaria loro per la pura e semplice sopravvivenza! Ma immagino che queste puntualizzazioni non ti facciano né caldo né freddo…

ANTIUMANISTA: Per il momento possiamo farne a meno. Allora proseguo, se permetti. Dicevo: in caso di un Non-Lettore di Libri, per non dire del caso estremo di un Non Lettore Integrale, l’Essere Spettatore entrerà in una relazione più stretta e diretta con l’Essere Cittadino, anche se questo relazionarsi, che è anche reciproco, non è sempre così immediato come si sarebbe portati a credere – esso dipenderà più strettamente dalle circostanze immediate, dall’aria che tira, insomma.

UMANISTA: Non capisco se per Essere Spettatore intendi la stessa cosa che intendo io; ma ammettendo che stiamo riferendoci a qualcosa di analogo, se non di identico, vorrei chiederti se ritieni che tutto il problema dell’Essere Spettatore si risolva in questi vaghi rapporti con l’Essere Cittadino da una parte e l’Essere Lettore-di-Libri dall’altra.

ANTIUMANISTA: Dovremo rinunciare per il momento a indagare l’Essere Spettatore, un essere che ha tante e tali implicazioni da risultare, oggi come oggi, il più comune rispetto a tutti gli altri livelli, se non il più determinante… Come dovremmo rinunciare a chiederci, per il momento, pur ripromettendoci di tornarci su, se l’Essere-Lettore-di-Libri attenui o circoscriva la condizione più comune e generalizzata dell’Essere Spettatori.

UMANISTA: Se, da quanto ho capito, per il Lettore-di-Libri le relazioni tra i livelli finora presentati si fanno più mediati, più sfaccettati e pertanto più difficili da enunciare, che ci resta ancora da dire per avvicinarci a quella fantomatica domanda giusta che non riusciamo a formulare?

ANTIUMANISTA: Non pensi che il Lettore-di-Libri possa essere visto, a questo punto, come un campo di battaglia, un essere dedito a immaginarsi o addirittura inventarsi come individuo in combutta e/o in conflitto con le altre forze che lo attraversano e lo determinano, a partire dal suo Essere Cittadino e dal suo Essere Spettatore?

UMANISTA: Mmm… no, scusa, è un po’ troppo per me! Preferisco una metafora più trasparente… e un po’ più generosa! Lo vedo come un guerriero che porta avanti lo stendardo del Sapere in un universo in cui la ragione perde colpi ogni giorno di più.

ANTIUMANISTA: Sì, da qualche tempo noto la tendenza ad esaltare il lettore come una specie di eroe che contribuisce a frenare il declino della civiltà, o addirittura a forgiare le basi di una nuova nel cuore marcio di questa… Le mie domande non ancora giuste mi portano però verso un punto meno conciliante: cioè a focalizzare, per quanto sia possibile, i livelli di complicità del Lettore-di-Libri col farsi del marciume da cui sogna di tirarsi e tirarci fuori…

UMANISTA: Il tuo problema è che non hai il senso delle proporzioni! Ti sforzi sempre di veder connessioni tra cose distantissime, sogni di poter collegare ogni cosa col Tutto, e intanto perdi di vista il Molto… e direi anche la possibilità di afferrare quel Poco che resta di afferrabile e che potrebbe però rivelarsi determinante per riportarci sulla retta via.

ANTIUMANISTA: Può darsi, ma ascolta! Proprio adesso, parlando con te, ho capito una cosa importante che non mi era affatto chiara prima che iniziassimo a discutere: non abbiamo bisogno di una Teoria Universale del Lettore, una teoria che cioè enunci con esattezza e una volta per tutte come i vari livelli individuati interagiscano in una sorta di Modello Astratto di Lettore!

UMANISTA: Ah no? E di che abbiamo bisogno?

ANTIUMANISTA: Forse a te non sembrerà, ma ora mi è chiaro che abbiamo già fatto un pezzettino di strada…

UMANISTA: Incoraggiante… a me sembrava di girare sempre in tondo!

ANTIUMANISTA: Abbiamo finora chiarito il presupposto per cui comunque questi livelli appena individuati interagiscono reciprocamente e ci determinano in quanto Individui – che l’interrogazione sulla Civiltà, sul suo senso e sul suo avvenire non possa passare anche di qui?

UMANISTA: Mmm… ma se è questa la domanda giusta che cercavamo tanto, direi che somiglia un po’ troppo a una che avevi formulato all’inizio. Tanto spremersi le meningi per mettere un punto interrogativo alla frase del mattino, per citare il poeta?

ANTIUMANISTA: Volendo porre la questione in termini ancora meno astratti, o meno elevati che dir si voglia, direi che più che all’enunciazione di una Teoria Universale del Lettore, dovremmo interessarci a storie di Lettori Esemplari, intesi come misuratori più o meno inconsapevoli del grado di civiltà e di inciviltà finora raggiunto…

UMANISTA: Già, ma adesso che si fa? Dove le peschi queste storie di lettori esemplari?

ANTIUMANISTA: Mi è capitato di incontrarne alcuni, come sarà capitato anche a te. Ma ora dobbiamo interromperci, sono stremato!

UMANISTA: Mi lasci all’asciutto, avrei dovuto prevederlo!

ANTIUMANISTA: Dialogare seriamente è faticoso. Tutti tendiamo troppo spesso a dimenticarlo quando esaltiamo a parole il dialogo… Non si passa all’altro la propria opinione precostituita e ben confezionata, la si mette semmai a repentaglio procedendo assieme, nella speranza di fare di tanto in tanto il celebre passettino in avanti! La prossima volta comunque ti parlerò di una storia di tre lettori immaginari.

UMANISTA: Attendo fiducioso. Ma lascia che dica anch’io la mia, per chiudere, con una formuletta terra terra – sta a sentire bene: nel nostro mondo i danni veri li fanno i Non-Lettori-di-Libri!! Alla prossima!

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