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Eredità

di in: Antologia

“Man hands on misery to man”, scriveva Philip Larkin. Quasi sempre una simile eredità si arricchisce di doni inaspettati, che però, come in questo racconto di Marchesini, non si capisce mai bene se liberino il dolore dalla vergogna e dallo scandalo o se lo acuiscano ancora di più.

Il mondo va a pezzi, nei modi più diversi e incalcolabili va o sembra andare sempre più a pezzi, a pezzetti sempre più piccoli e sempre più sconnessi, e quest’Io che qui scrive che fa? Vigliaccamente distoglie lo sguardo, sì, vergognosamente lo porta su ben altro, su tutt’altro, e cioè pensa e ripensa ai lettori del mondo che va appunto in pezzetti, rimugina e fantastica sui lettori di ogni parte di questo mondo spezzettato e spezzettantesi, lettori coi quali condivide questo stesso convulso spezzettato spaziotempo, e la stessa passione per il leggere, oltre che forse altro di poco definito che intorno al leggere orbita…

La prima volta che ho visto il Maradona reale è stato nella semifinale dei mondiali di Italia ’90, Italia contro Argentina: ed è stato, per me giovine italico, un brivido di terrore: contro chi c’eravamo messi? Contro di noi giocava non un uomo ma un grido di guerra, non un essere in carne ed ossa ma una parola magica. Avevamo le stesse possibilità di Marsia contro Apollo. E già il terrore rivelava la sua segreta sorellanza con l’estasi.

“A un certo punto ho trovato una colonna di camion che dal nord andavano proprio a Firenze. Mi hanno lasciato salire su uno, era coperto da una rete e mi ci sono aggrappato per ore… sotto c’era l’esplosivo. L’ho capito solo dopo del tempo cos’era: era l’esplosivo con cui i tedeschi hanno fatto saltare i ponti, a Firenze, per cercare di fermare gli alleati…”.