Caimano a chi?

di in: Inattualità
Grosz Gente

Parlare per compiacere…
spero che questo finisca”

Romano Prodi intervistato a RAI 3, 2 aprile 2006

Nel corso della trasmissione televisiva, il Presentatore Ridente fa la domanda più scontata alla Vecchia Scrittrice, la domanda che tutti si aspettano e vogliono sentire: “Secondo Lei, IL CAIMANO è un film contro Berlusconi?”. La Vecchia Scrittrice, senza esitare un attimo, risponde: “No, è un film contro tutti noi”.

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Nel film IL CAIMANO (Italia, 2006) del regista Nanni Moretti si resta impressionati soprattutto da certe luci tetre e cupe che emanano dai luoghi e dalle facce – e, per traslato, dal profondo delle anime – di protagonisti e antagonisti, dall’atmosfera di finzione forzata e teatrale che aleggia su tutto. C’è una brutta aria in questo film: sono incupiti e torvi i personaggi e le facce del produttore e della moglie, dei bambini infelici, degli attori pervertiti, dei politici gradassi, dei finanzieri corrotti, perfino delle comparse annoiate, della gente che sta inerte nell’aula di tribunale, del regista calcolatore, del mefistofelico Moretti, addirittura dei buoni amici che si sono ritrovati di domenica in campagna per stare insieme, ma non sanno più starci (insieme). Ci si accorge subito che qui è tutto un popolo triste e ammorbato che viene passato in rassegna senza pietà. La sensazione è che la figura goffa e grottesca del Caimano serva semplicemente a segnalare che stiamo puntando il dito verso l’orrore sbagliato.

L’unica faccia serena, guardabile con sollievo e rilassatezza è quella della giovane regista: l’unico personaggio tollerabile in tutto il film, l’unico volto che sfugge alla tetraggine diffusa. La giovane regista è anche l’unica che sembra avere delle idee chiare e distinte, incontrabbandabili; tutti gli altri – l’attore famoso, il vecchio regista, il produttore – propendono facilmente per una o un’altra cosa, a seconda del grado di piacere o convenienza che riescono a trarne. Le parole che girano sulle bocche dei personaggi sono le stesse parole dei giornali e dei telegiornali, con riferimenti alle vicende giudiziarie di Berlusconi, alla situazione politica attuale, eccetera eccetera. Si tratta di frasi insopportabili, orribili e scontate, usate, che fanno il paio perfetto con le facce incupite e torve che dominano la scena, con i palazzoni accesi e illuminati di sera dalle fioche luci dei tubi catodici che trasmettono programmi a reti unificate.

Lo spettatore del film, che è anche consumatore di telegiornali e giornali, cerca di rispecchiarsi in quelle frasi, di ritrovarvi un appiglio per quelle che ritiene le sue sacrosante e giustissime idee sul mondo. Per un attimo pensa che IL CAIMANO sia davvero un film contro Berlusconi, e questo quasi lo rassicura, ma poi la deformazione teatrale dell’attualità lo rende perlomeno perplesso: marito e moglie che non sanno parlarsi, bambini che possono solo imparare a subire, attori e politici egoisti, costituiscono lo sfondo buio che rende tutto vano, improbabile e disgustoso – perfino la politica, perfino lo stare insieme agli altri, forse perfino fare un film. Trovo singolare e significativo che sia lo stesso regista Moretti a interpretare Berlusconi nel finale apocalittico e barbarico del film, dove “tutti noi” – la gente comune e libera – siamo lì pronti a linciare i Giudici sulle scale del Palazzo di Giustizia, eseguendo così la volontà di colui che ha già vinto da sempre.

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Appena la Vecchia Scrittrice ha detto che IL CAIMANO è un film contro tutti noi, il Presentatore Ridente ha avuto un sussulto di imbarazzo e ha cercato subito di cambiare discorso, ponendo alla sua ospite l’ennesima domanda insulsa su una sciocchezza qualsiasi. La Vecchia Scrittrice ha ascoltato stupita, quindi con fermezza ha risposto: “Ma Lei perché continua a buttarmi addosso tutta questa spazzatura?”.