Collegio dei docenti

di in: Circolari
Mimmo Rotella La mano della libert

quanti propositi vani che sicumera farnetica e buffa angeli falsi

e imposture vita confusionale stecche stonature

io sono un insegnante cioè un muffologo

incontro ogni giorno fantasmi afflosciati arance spremute la scuola

è un agrume che a stento tiene insieme i suoi poveri spicchi la scuola

non può essere arcobaleno incendio che danza basta con queste cantilene

a buon mercato finiamola con questi branchi di chiacchiere

e grammatiche e astrusi calcoli la scuola non è un rotocalco vogliamo

insegnanti dalle braccia pelose una scuola moschicida finitela

di gracchiare di aggiornamenti e migliorie

io vorrei una scuola popolata di guerci e lebbrosi piuttosto

che questi piccoli mostri rigonfi di zucchero e di queste maestre

come miseri stucchi ogni creatura è un violino bendato e noi facciamo

sputacchiere e noi ci dedichiamo alla grottesca ortopedia dei recuperi

e delle attenzioni gli insegnanti come pensionati perenni convalescenti

senza iride in queste tombe stanzette io vorrei un preside come un enorme

oste baffuto uno che ti guarda con rancore un posteggiatore dell’inferno

ora siamo goffi e attoniti appallottolati in una bruciante mestizia

altro che l’uvaspina dell’infanzia la scuola è un uovo mai fecondato

una siberia dev’essere luogo dell’ebbrezza e del malore

burrasca burrasca

e non questo paniere d’uccelli morti una mareggiata di becchini

ci circonda voglio una scuola caverna né messaggi né illusorie ricette

per un più felice domani monaci lestofanti pellegrini personaggi

torvi e aguzzi altro che queste signorine che sanno di sedano

e carota signorine brodino ognuna invaghita affogata in se medesima

intanto se n’è andata ogni regina e il mondo è sbiancato dalla candeggina

del buon senso insomma la scuola come una gotica fiaba e non come

una perenne ritirata di russia una bettola del trambusto altro che gessetti

colorati e registri una scuola lontana dall’aria e dal sole con le porte

serrate a cinque mandate una scuola afgana altro che parlantine

di droghe e razzismo un pandemonio di indifferenze è questo che viviamo

la scuola come stella di perdizione mercurio danzante cantine di carie

e artrite e non queste vaporiere di malva queste squamose scarlattine

questa farmacia per testicoli fossilizzati questo alberello umidiccio

e malsano uno scrutinio purissimo come una ghigliottina una vita funebre

e arlecchina e non questo viluppo di stracci e non questa nave che posa

nei ghiacci qui non si rilasciano cartacce pompose e certificati di crusca

se piove i bambini vadano a scuola senza ombrellini e non vogliamo

temi come frittelle di fango non vogliamo la merenda la ricreazione

ma cose enormi temporali acquazzoni la scuola delle intemperie terra

di boati e di rantoli e non questa ignobile palude sorniona questa voragine

in un cucchiaino basta con le recitine col dolciume natalizio non siamo

pollivendoli e non ascoltiamo chi brontola una scuola gelida e ventosa

scuola del batticuore ma non qualcosa che intacchi la cera del nostro essere

una scuola spaccanuvole e non birillo inutile e non gattine impigliate

nei bronchi abissi dei mari e non storie di rodari

delirio delirio

e non gente aggricciata su una cattedra posture sbilenche un terriccio

che frana uno zucchero nero più che queste ore squallide e non invochiamo

angeli ormai grigi e claudicanti siamo soli colleghi perché fate finta

di non saperlo? invoco un’aria corrusca e non queste fiumane di inceppi

la scuola è un uccello migratore e non questo roveto questo malessere

questo perenne grigiore fiasche gravide di vino occhi di gufo fin dal mattino

viva gli esausti i delusi chi non si alza dalla stufa e non questo groviglio

di grembiuli siamo tristi e senza aiuti colleghi basta coi progetti

analisi dialisi la scuola è un fiore oppure è niente la scuola è l’ignoto

la miseria la scuola è fiera di funamboli e digiunatori la scuola

è la mano del postino la scuola è una volpe ferita

come noi come tutta la vita.