Diamoci un taglio

I detti memorabili di Carmine il Barbiere.

di in: Bazar
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Vado dallo stesso barbiere da anni, nonostante i capelli li tagli male se non malissimo. Eppure ci torno, ammaliato dal Carmine-pensiero. Quello che so di lui è che dopo aver fatto di tutto ha ereditato un negozio di coiffeur per uomo, adattandosi in tarda età a un mestiere che non conosceva. Il taglio infatti lo esegue parlando del più e del meno, come in attesa di varare i suoi detti memorabili. Potrebbero sembrare frasi estrapolate da un discorso, invece Carmine parla del più e del meno, poi a un certo punto molla una frase che non c’entra niente, tutta fuori dal contesto o che si fa fatica a collegare, ma è come se illuminasse un discorso che non si è toccato almeno in quell’occasione.

Per fare un esempio, una volta si parlava di calcio e di una squadra che sta scivolando in serie B, io ho affermato che la colpa è tutta del presidente, e lui ha risposto con la frase: C’era uno che si era accorto che la notte non dormiva, come se significasse qual-cosa in quel dialogo o uscisse da chissà dove.

Dopo le prime volte ho cominciato a collezionarle, le proposizioni, e col tempo mi è sembrato che qualcosa le colleghi anche se non saprei dire cosa. Ho come l’impressione di un sistema organico di pensiero che però mi sfugge.

In ogni caso non ho cambiato una sola parola, il titolo stesso me l’ha fornito lui, mentre mi sbagliava le basette.

*

Una giornata serena è quella in cui il cielo non fa niente.

Come dice il poeta, io sto lavorando.

C’era uno che si era accorto che la notte non dormiva.

Cosa fanno, dove vanno le bestemmie nella notte?

Caio, più scopriva cose difficili da fare più non le faceva.

Un prete che russa rompe l’anima al cortile.

Per perdere molto tempo bisogna alzarsi presto.

Come disse Adamo, lasciami essere un dilettante.

Il paradiso c’è pure qui, solo che a un certo punto tocca alzarsi.

Una faccia brutta tiene lontani i malintenzionati e la rispettano i criminali. Però se la ricordano le guardie e la schifano i disgraziati.

Un vero raffinato sente solo puzze.

Andasse dove il diavolo voleva.

Il nullafacente ha spazio dentro.

Quando dicono che hanno qualcosa dentro, penso subito dove.

Un tale curiosò e capì che era il suo destino.

Un altro era rimasto chiuso nell’ascensore a credere in se stesso.

Un re, quando il popolo lo prendeva in giro, capiva di essere mortale.

Siccome non c’era Storia, Garibaldi qui non c’è venuto.

La libertà autentica è un qualcosa che si perde.

Tra il dentro e il fuori non c’è di mezzo il mare.

L’ovazione non è roba da poeti ma da galline.

Non è sicuro che esistano i disoccupati.

Ormai pure i nullafacenti vanno di fretta.

Come faccio a sapere che se chiudo gli occhi non divento un fiume?

Metti caso uno muore e diventa un pioppo.

Del senno di poi sono piene le tasche degli altri.

Uno dei vantaggi è che in inverno si hanno più tasche.

Filano è un inquieto. Prima ha scelto di restare povero com’è nato, poi è stato esaudito, poi voleva cambiare e diventar ricco ma i giochi erano fatti. Menomale che s’è ri-cordato la scelta all’inizio, così sta più tranquillo.

Un filosofo per non lavorare conduceva una vita meschina. Lavorava sua moglie.

Dice che ci sono certi che sono contenti perché costa meno.

Per Ercole! Si metteva nella posizione di perseguitato, lo perseguitavano e poi dicevano che non era vero.

In Italia, un vero perseguitato che lo dice in giro fa brutta figura. Uno falso invece fa brutta figura se non lo dice.

Da come li applaudono, sembra che solo i morti non hanno deluso.

Barbara Violenza è una con gli occhiali spessi, il suo fascino è essere sempre disponibile.

Siccome strillava spesso, Tizio s’è comprato un pappagallo e gli ha insegnato a urlare.

I miracoli vengono sempre quando non li si vuole.

I poteri magici è sicuro che esistono, ma fino al momento che li si vuole.

Si può insegnare qualche cosa solo se non si vuole.

L’immortalità dipende da quanto tempo perdi.

Una cosa bella è che si può credere di tutto, tanto è uguale.

Un uccello che viene a mangiare davanti al negozio, io lo chiamo Stefano perché fischia come un mio cliente, che però è morto.

Un ubriaco che casca non muore perché lo spirito se l’è bevuto.

Al pianoterra abita uno scrittore che scrive all’imperfetto, all’ultimo uno che scrive al passato.

Non ci si arrende a un nemico che fugge.

C’è uno che si fa chiamare Quidam, e non ammette che le guerre finiscono.

Se non c’è la rocca, nessuno l’assalta.

Certe volte fuori nevica e dentro no.

Amleto era un perdigiorno a forza di dubbi.

Mi sa tanto che le città le hanno inventate perché c’erano troppe stelle.

Martedì chi deve volare avrà dei problemi.

Promolo è uno che diventa importante quando manca, invece c’è.

Un povero dinoccolato può andare dovunque.

Giotto è un nome da ladro.

Uno, pensando che sua moglie era in casa, cantava a squarciagola facendosi la barba. Appena ha scoperto che era uscita ha smesso.

Una s’è affacciata alla finestra urlando che bisogna andare all’altro mondo per trovare spazio.

Sempronio si tiene stretto un sogno fra i denti gialli.

Per noia si poneva degli obiettivi che poi raggiungeva senza saperlo.

In questo periodo mi piacciono le quaglie.

L’unica cosa che sappiamo del morto è che non sa di esserlo, forse nemmeno questo.

Se uno crede di guarire immergendosi nel fiume e uno con le pastiglie hanno gli stessi svantaggi.

Prima ti rompi una gamba, prima diventi filosofo.

A uno gli hanno chiesto come mai ancora non era morto ammazzato. Faccio in modo che mi credano furbo, ha risposto.

Conosco persone talmente ingenue da credere di non esserlo. Dicono sempre: se mi metto a fare il furbo io…

Per essere ingenuo bisogna essere sano.

Tutte le glorie vengono dal fuoco.

La pornografia è agli sgoccioli perché non ci sono più le mani di una volta.

Speriamo di non arrivare all’entusiasmo dei pedofili.

Fra i parassiti, almeno i pidocchi sono avari.

Una volta sono andato a un convegno sulla malinconia e sono uscito dal retro.

Quale sarà la più divertente fra le cose che non si sanno?

Nonostante le apparenze, l’alto non conosce il basso come il contrario.

Dice un antico che morire e avere in testa un numero pari di capelli non sono la stessa cosa.

Avevo un verme di nome Seneca, poi è scomparso.

Se uno sta fermo, una volta viene prima un’altra dopo.

Per godersi la fila bisogna mettersi ultimi.

Uno nella fila faceva passare tutti davanti, finché non l’hanno spinto per primo. Sarà per la prossima bolletta, ha detto.

Per strada, mentre lo strattonavano, gli dicevano che era un filosofo da strapazzo.

Questo qui diceva che si portava in spalla uno molto serio che però stava per scendere.

L’altra notte ho baciato un angelo, ma non so se era il mio.

Naturale è non aver nulla in testa.

Naturale sarebbe lavorare da giovani e studiare da vecchi.

È dura la vita del raccattapalle da tennis.

Una pagina utile è consumata, una che serve a poco si conserva.

Complimenti, dopo il banale arriva sempre il sublime!

L’unico indizio è che niente sta mai fermo.

Secondo Calpesto, chi va per i fatti suoi magari non va lontano, ma sa dove va.

Per andare sul sicuro, Panezio si schierava solo dalla parte di idee irrealizzabili.

Un saggio è chi non dice te l’avevo detto.

L’indignazione fa buon sangue amaro.

C’è un modo solo per liberarsi dalle vertigini, andare dal barbiere.

Certe volte ho la testa come un radiocronista calcistico, fa quello che può per seguire le azioni.

Tazio diceva che lui vede un fascista già prima che lo diventa.

Di solito, quando mi dicono che sono affettato mi viene fame.

Non c’è peggior complice di chi non sa di esserlo.

È una vita che parlo con uno.