Guida dell’insegnante

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Joshua Reynolds, Parodia della SCUOLA DI ATENE

Joshua Reynolds, Parodia della SCUOLA DI ATENE

Da quando lo disse quel tale, sempre più spesso, a proposito degli insegnanti, sento pronunciare la parola fannullone… Perché dovrei prendermela a male? Ci sono abituato. Da anni sento dire che diciotto ore di lavoro son poche: meno di quattro ore al giorno per cinque giorni la settimana. Chi è che lavora così poco? Piano piano mi stanno convincendo che è vero. Vediamo un po’ come stanno le cose…

Per insegnare ci vuole una laurea, sebbene  per molte materie pratiche basti il diploma, all’incirca senza differenza stipendiale; poi bisogna fare un concorso e, una volta “entrati”, si può fare a meno di studiare. Certo, se non si ha proprio niente da fare, si può preparare la lezione il giorno prima, ma per questo non c’è alcun obbligo, nel senso preciso che nessuno ti costringe a studiare il giorno prima per la lezione del giorno dopo: dovresti già saper tutto! D’altro canto, a che serve studiare, se in classe basta ripetere ai ragazzi quello che c’è scritto nel libro di testo? Il professore è un ripetitore, che nulla aggiunge al già scritto. Quando poi va a verificare la stato dell’apprendimento degli studenti, gli viene vivamente consigliato di usare le verifiche preconfezionate che tutti i libri di testo recano con sé come indispensabili appendici. Le risposte sono già date e al professore non è richiesto alcuno sforzo interpretativo, basta affidarsi alla Guida dell’insegnante (altra appendice), che ti dà tutte le soluzioni. Poi è il momento della valutazione: no problem, per questo c’è una griglia già pronta. Qui non si tratta di pensare, ma solo di contare e applicare, non di valutare, ma di misurare. Lo studente chiede che il suo voto gli venga spiegato? Bene, l’insegnante apre la griglia  e gli mostra quali sono i parametri corrispondenti al voto riportato: è lì la spiegazione, e tu, docente, non puoi farci nulla, non sei responsabile di quel voto, responsabile è la griglia, che ti separa dal discente, come una grata separa il carcerato dal suo carceriere.

A questo proposito, so che esiste un’Agenzia, di cui non ricordo il nome, la cui filosofia è proprio questa: tu, che professi d’essere un professore, servi solo a contare le risposte giuste e quelle sbagliate, né ti devi preoccupare di sapere quali siano le giuste e le sbagliate. Il sapere infatti non ti appartiene, appartiene a me, che  sono l’unica Agenzia riconosciuta (da chi?) deputata (da chi?) alla valutazione. Pertanto tu, insegnante, dovrai sentirti gratificato d’essere stato da me eletto come depositario delle risposte secretate, che ti consentiranno di stabilire la reale preparazione dei tuoi allievi. A te spetta solo il compito della sorveglianza e della contabilità, a me quello della valutazione.

A seguito di questa magnifica e progressiva impostazione dell’insegnamento, nella quale il professore deve fare men che poco, quasi nulla (sorvegliare e contare), chi si meraviglierebbe se qualcuno proponesse alle autorità costituite di diminuire lo stipendio dell’insegnante di una buona metà, aumentando contemporaneamente a quaranta il numero delle ore di lezione! Insomma, leggere e far di conto quaranta ore a settimana (otto ore al giorno per cinque giorni) non sono poi così gravose!

Inoltre, prima di consentire l’entrata in sevizio all’insegnante di ogni ordine e grado, compresa l’università e la scuola dell’infanzia, propongo che le autorità costituite gli facciano sottoscrivere il seguente decalogo deontologico: 1) Non mostrare mai, nell’esercizio della professione di insegnante, di avere un’idea personale su alcunché; 2) Eliminare, perché inutile e “controproducente”, quello che un tempo era definito “lo spirito critico”; 3) Non mostrare mai in sterili discorsi di possedere una cultura che non riguarda i contenuti scolastici elencati nei programmi ministeriali: essa infatti non serve; 4) Nelle riunioni collegiali, non opporti mai alla maggioranza; 5) Non indagare mai le ragioni che presiedono alle circolari del Ministero; 6) Non pensare; 7) Non opporti mai all’Agenzia di valutazione di cui non ricordo il nome; 8) Non discutere mai con i tuoi superiori: hanno sempre ragione; 9) Non dimenticare mai le griglie; 10) Alla fine di ogni tuo atto, non dimenticare mai di firmare (vedi infra).

Come si nota, questo decalogo dice le cose che il docente “non deve fare” nella scuola. Vi sembra molto faticoso “non fare”? In realtà i docenti sono dei privilegiati. Prendere uno stipendio per non far nulla, è il massimo, così dicono tutti. Che sia vero, che il mio sia un non-lavoro, che io sia un fannullone?

Quasi quasi mi hanno convinto!

 

[Tratto dal volume Così stanno le cose di Gianluca Virgilio, Edit Santoro 2014]

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