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Che cosa legge l’apprendista, ossia il lettore che scrive, ma non ancora lo scrittore che legge? Come legge, ossia il modo in cui legge è chiaro, gettandosi nel libro incurante di ogni raccomandazione. Ovunque si trovi, in bagno o appoggiato alla tettoia di una fermata d’autobus con in mano un lettore digitale, la sua identificazione [continua]

Non ho fatto in tempo a presentarmi, che già la ragazza del primo banco aveva sollevato la mano per chiedermi la parola e raccontarmi tutto. Del resto, il dirigente mi aveva avvertito neppure mezz’ora prima: – Il suo è un incarico delicato -, ma solo dopo avermi stretto la mano; cioè dava per scontato che [continua]

Tutto era stato risolto per il meglio. E ora, entrando nel bar per la terza volta in un pomeriggio, mentre osservava le pareti così singolarmente verdi in quell’ora del giorno, Rupert poteva dedicarsi alle fantasticherie erotiche su una coppia di ballerine brasiliane nel programma preferito da Udo, il barista di Graz. Era in anticipo. Non [continua]

Da ragazzo non provavo una gran simpatia per lo studio del latino, una lingua morta che, come tutti i morti, mi sembrava inutile. Ma non era tanto la presunta inutilità a tenermi lontano dal latino. Ricordo di aver provato gli stessi sentimenti che provò Renzo Tramaglino dinnanzi a Don Abbondio e ai suoi “impedimenti dirimenti” [continua]

Da quando lo disse quel tale, sempre più spesso, a proposito degli insegnanti, sento pronunciare la parola fannullone… Perché dovrei prendermela a male? Ci sono abituato. Da anni sento dire che diciotto ore di lavoro son poche: meno di quattro ore al giorno per cinque giorni la settimana. Chi è che lavora così poco? Piano [continua]

INTRO – LETTERATURA IN CLASSE   In fondo, a scuola, non dobbiamo fare molto più di questo: leggere. Poi, intorno a “leggere” possiamo fare altre belle operazioni: capire, spiegare, creare dei contesti, interpretare, confrontare, scrivere e riscrivere. Questo è fare letteratura; poi, ci sono degli strumenti. L’analisi del testo, per esempio? Sì, certo. “Letteratura” però [continua]

Nelle scuole di ogni ordine e grado, maggio è ormai il mese consacrato ai test INVALSI. Gianluca Virgilio racconta la sua esperienza di professore di Italiano alle prese con una delle prove scolastiche più antiche e, allo stesso tempo, più bistrattate dai moderni tecnici dell’istruzione.

Per chi è abituato a considerare settembre un inizio, giugno-luglio una fine, a contare gli anni a tre a tre o a cinque a cinque, invecchiando improvvisamente per trienni o quinquenni, ovvero studenti e soprattutto professori, questo autunno crepuscolare spinge subdolo a parlare di scuola. Già lo feci qui su Zibaldoni del 9 settembre 2013, [continua]

Nei prossimi giorni gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado saranno impegnati nello svolgimento dei cosiddetti test INVALSI. In questo saggio, pubblicato nell’ultimo volume del “Seminario Internazionale sul Romanzo” dell’Università di Trento, il lettore è invitato a interrogarsi su tutto quello che, con l’avvento della logica delle “crocette”, è andato perduto in termini di abilità compositive e creative.

Settembre è il più crudele dei mesi, specie per studenti ed insegnanti. È anche il periodo in cui s’infittiscono, ripetitivi ed effimeri, i discorsi sulla scuola, gonfiando l’immaginario collettivo. Prendiamone in esame una ben delimitata sezione: i romanzi degli ultimi vent’anni che hanno come protagonista centrale la scuola e che sono rivolti a un pubblico [continua]

Ogni anno che torno a scuola, spesso in una nuova scuola dove mi spediscono a insegnare, i primi giorni è come se vedessi tutto per la prima volta. Quando torno a casa mi viene sempre voglia di descrivere ogni cosa che ho visto, parlo al primo che incontro di ogni cosa che mi è capitata, [continua]

Tutto è corpo, e ogni corpo deve assolvere un dovere; se non vuole essere nullificato deve avere una finalità, che si manifesta nell’obbedienza alle grandi leggi del respiro personale, e del respiro di tutti gli altri viventi. E queste leggi non possono essere trascurate”. Anna Maria Ortese, “Corpo celeste” Le “note in condotta” sono scritture raccolte [continua]

Mi avevano mandato a insegnare nella succursale del liceo. Al mio arrivo, mi accoglie il bidello, un tipo alto e magro, mai visto prima, e mi guida fin dentro l’aula, dove avrei dovuto insegnare. Abbiamo disceso pochi gradini, lui avanti e io indietro, ritrovandoci in un seminterrato, illuminato dalla luce di un neon, senza la [continua]

Io credo che bisogna ripensare a tutta la questione di come si impara a scrivere quando si è bambini, e a quel passaggio che compiamo prima di arrivare alla lettura silenziosa, cioè la lettura sillabando con la voce le parole scritte, e quindi riflettere su quando si rompe quel filo che collega la voce alla [continua]