Photo/David Longstreath
Il mio studente non sa dov’è l’Irak.
Gli mostro la cartina e sta perplesso,
ha un nome mezzo inglese messicano,
gli occhi stretti di un maya e il volto largo.
Lui la scienza e la politica le studia, lui sa chi
vuole il nostro bene. Ma quel certo dittatore
non è buono, è il suo problema,
insomma è il male, e ha le armi chimiche.
Anche il napalm, gli dico, è un’arma chimica,
ma il mio studente non sa che cos’è il napalm,
e quando glielo spiego sgrana gli occhi
stretti, di un popolo sconfitto da altri imperi.
Nelle belle, grandi scuole da cui
viene ha imparato che c’è il giusto
e lo sbagliato, ma della bomba
su Hiroshima nessun insegnante
gli ha mai detto, e io gli sembro strano.
Nelle povere scuole da cui viene ha messo
tante croci vero-falso, ha riempito tante pagine
di test e adesso tiene stretto il suo diploma,
ma il mondo, la sua forma, i continenti,
i suoi popoli per lui sono una nebbia da dove
vuole uscire. Dalle buone intenzioni
verrebbe spesso il male? Mi ascolta con distinta
educazione. Ha un vantaggio su di me. Cortese,
fiducioso, devoto alla sua chiesa
e al suo cane, è già suddito perfetto dell’impero.
Sono io che mi sento inferiore,
obsoleto, non abbastanza disinformato,
meno adatto di lui a sopravvivere. Che gli sto
spiegando, di che parlo? Il mio studente non sa
dov’è l’Irak, e il futuro sta guardando in faccia lui.
NOTA:
Come ha scritto Ambrose Bierce, “Dio usa le guerre per insegnare la geografia agli americani”
(War is God’s way to teach the Americans geography).
Da La stella del mattino e della sera, Roma, Il Filo, 2006

Il Tao della poesia. Quando nei versi c’era un progetto - Alessandro Carrera
La rosa di ieri - Alessandro Carrera
Sul romanzo in versi - Alberto Volpi
Il peso del Ciao di Francesco Forlani - Redazione
Una teocrazia imperfetta
(Non sono un) falso profeta
Giorgio Gaber, o della malinconia di sinistra
Una nuova chimica poetica





















