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“Nei suoi racconti, più delle parole era la mimica a prendere il sopravvento. Fermo sul piede sinistro, allungava la gamba destra in avanti, in obliquo, e poi vi faceva forza quasi a saggiarne l’elasticità; quindi, partendo da questa posizione, si girava all’indietro con una torsione della schiena: «Égalité!»”.

Oggi tanti racconti trattano di avventure degli editor, o degli espedienti con cui gli aspiranti scrittori cercano di tirare avanti, forse perché si pensa che a leggere ormai siano rimasti solo gli aspiranti scrittori. Questo testo narra invece la storia di un elettrotecnico ed elettricista che cerca di cambiare la sua vita. Niente preoccupazioni sociologiche, né politiche: quello che c’è basta e avanza

Nella chiesa di san Satiro la vegetazione di Bramante usciva in forma di draghi in fiore che si biforcavano dal ventre di figurine umane, e gli indios nemmeno sapevano più se quella su cui stavano mettendo i piedi, così liscia e fredda, e contornata dentro sé delle stesse linee del mare che avevano traversato, fosse ancora la terra o non una specie di solidificazione dell’acqua, della carne bianca degli dèi, e anche dopo l’arrivo continuavano a morire, gli indios, mentre nella chiesa si raccontava di quadri che avevano cominciato a sanguinare e di statue che durante la notte cambiavano posizione, voltando la testa per non vedere l’obbrobrio di quei pezzenti senza Dio…

Ma era già al limite. Per assurdo, come se, avendo appiccato l’incendio, se ne fosse pentito; o meglio, come se la colpa di ciò che era accaduto fosse troppo grave e si sentisse impossibilitato ad affrontarla, a porre rimedio a ciò che aveva scatenato l’incidente.

Alla fine era arrivato anche il suo turno. Orgoglioso, Carlo Transi aveva spinto la mole del suo corpo sui gradini di legno fino al palco messo assieme nel primo pomeriggio dagli operai (sotto gli addobbi, due gomme abbondantemente usurate rivelavano il rimorchio di un trattore). Per uno di quei moti incomprensibili tipici dei raduni di [continua]