Il Papi osceno

il papi osceno

Nelle ultime settimane, tra New York e Milano, amici e conoscenti si sono sentiti in dovere di informarmi sulle novità italiane delle quali, stando in Texas, sarei rimasto all’oscuro.

Sono così venuto a conoscenza di voci (alcune delle quali mi sono state confidate ancora prima che venisse a galla l’affaire Noemi) che puntano più o meno tutte in un’unica direzione: attribuiscono cioè all’attuale presidente del consiglio dei ministri della più grande penisola del Mediterraneo una libido assolutamente iperbolica.

Ho intrapreso una ricerca in internet per verificare se queste voci si fossero diffuse anche in rete, ma ho trovato ben poco rispetto a quello che mi è stato raccontato.

Ci troviamo dunque in presenza di un fatto ormai raro, e anzi particolarmente significativo per chi si interessa di storia delle dicerie: il momento in cui rumori e leggende di cui non si conosce il fondamento si diffondono per via puramente orale, senza ancora tramutarsi in scrittura.

In un paese anglosassone e protestante il solo sospetto che alcune di queste voci potrebbero essere vere avrebbe già imposto all’interessato le dimissioni immediate, senza se e senza ma.

L’Italia però non è né anglosassone né protestante, è cattolica e pagana, e la prestanza attribuita al presidente in carica appare piuttosto la ripresa dell’immortale salute di un Giove alla perenne rincorsa di qualche ninfa. Oppure i paragoni andrebbero cercati con la senilità erotomane del dittatore descritto da García Marquez ne L’autunno del patriarca, o con gli ultimi anni della vita di Mao Zedong, quando la Banda dei Quattro gli forniva ragazze in continuazione per distrarlo dagli affari di governo e comandare in sua vece. Sia come sia, è chiaro che un capo del governo in preda a erotismo senile è un pericolo per la sicurezza nazionale. Potrebbe essere spinto a rivelare affari di stato a giovanette più o meno innocenti che andranno poi a raccontarli a un fidanzato di turno piazzato da un servizio segreto straniero o da qualche gruppo di potere. Simili argomenti sono stati sollevati durante lo scandalo Clinton-Lewinski, e non erano peregrini, benché in quell’occasione se ne fosse fatto un uso eccessivo e strumentale.

Nello specifico caso italiano l’attribuzione di un’erotomania incontenibile al presidente del consiglio rafforza una figura che, sulla scia del Freud di Totem e tabù, chiameremo quella del “Padre Osceno”, il vecchio capo che prende per sé le donne più giovani della tribù negandole ai figli. Nella fantasia freudiana i figli si uniscono per uccidere il genitore, tornando poi a dividersi le donne e permettendo così la sopravvivenza della tribù, mentre il senso di colpa edipico sarà il prezzo che pagheranno per l’infrazione dei vincoli di sangue. Nessun antropologo sosterrebbe oggi la plausibilità scientifica del racconto freudiano, che del resto nemmeno l’autore presentava come una verità. Un supporto indiretto l’abbiamo però dal primo libro dell’Iliade: Agamennone che porta via ad Achille la schiava Briseide si comporta precisamente come il Padre Osceno. L’ira di Achille è edipicamente giustificata, e la lentezza con la quale i capi dei greci lo comprendono finisce per danneggiare non poco la loro impresa guerresca.

Il popolo italiano, almeno fino all’esplodere del caso Noemi, finora è sembrato più che disposto ad assecondare il suo Agamennone. A quanto sembra, anzi, c’erano italiani che facevano a gara nel consegnargli le proprie figlie o fidanzate. Invece della rivolta edipica aveva preso piede il desiderio di partecipare per via indiretta alla sessualità del capo. Il godimento del sottoposto per la potenza genitale del proprio leader è una forma di omoerotismo di massa stabilizzatasi all’epoca del fascismo, e la soddisfazione che molti ne hanno tratto allora dev’essere stata così forte, e così intensa la nostalgia che poi ne è seguìta, che i loro figli e i nipoti si sono sentiti in dovere di ricrearne le condizioni.

Altro che ira d’Achille. È stata invece riconfermata una potente intuizione di Umberto Saba, attento lettore di Freud: gli italiani sono incapaci di rivoluzione perché è solo con l’uccisione del padre che inizia una rivoluzione, mentre «gli italiani vogliono darsi al padre, ed avere da lui, in cambio, il permesso di uccidere gli altri fratelli».

Articolo pubblicato su “Europa” del 27 maggio 2009