Poeta

di in: Politica poetica
Paolo Morelli

Non ci si crede, ma c’è gente che ha molto viaggiato. Almeno loro a qualcosa servono. No a raccontare quello che hanno visto che ormai lo sanno tutti, ma perlomeno i guai che hanno passato, se gli resta la forza. Per esempio tempo fa ho incontrato uno che si presentava così: Salve, sono Amato, tre quarti di mondo girato, e nel frattempo ti dava la mano no per consuetudine, come fa chi non viaggia mai, ma per esser sicuro che non nascondi la lama di un coltello, come minimo. Non solo lui, ma pure altri viaggiatori dicono che, fra i soprannomi, Poeta è quello che si trova rappresentato in ogni parte del mondo. Der Dichter, er Poveta, Shiren, Lailogo, sembra che se c’è un soprannome puntuale che sei sicuro che lo trovi in ogni parte del mondo quello è il Poeta. In un’epoca in cui franano tutte insieme le certezze si tratta di una consolazione, non c’è che dire. Forse pure Pocaluce o lo Zoppo li trovi dovunque, anzi sicuro, essendosi che le mancanze vanno forte come fonte di ispirazione per gli inventori da strada o da bar, i creatori di soprannomi a raffica. Anche Poeta a pensarci bene fa parte delle mancanze, io credo, con simpatia e facilità, ma sicuro vince su tutti. Una volta chiarito che, per quanto riguarda i veri poeti, non ci si rivolge a loro per soprannome, possiamo passare a esaminare la questione della mancanza, difetto, svagatezza, fallimento, carenza, buca materiale e/o mentale, tasche vuote e inconcludenza cronica che fanno la gioia del soprannome suddetto. Si potrebbe addirittura parlare di nullafacenza, e da tempo immemorabile. Qui non ci sono viaggiatori che tengano, almeno al giorno d’oggi, bisognerà quindi affidarsi all’invenzione per dire che ci sono più di venti possibilità su ventuno che il suddetto soprannome sia riscontrabile fin dall’inizio dei tempi, a patto che ci siano già dei poeti veri a far da modello. Questo fa venire in mente la ragione, più o meno certa stavolta, del perché non esiste posto al mondo dove non c’è qualcuno che è soprannominato così. Il fatto che oggi si segnala, lo segnalano anche i più svegli fra i viaggiatori, una diminuzione dell’incidenza di tale soprannome soprattutto in Occidente, può voler dire sia che sono aumentati i poeti veri che hanno occupato quasi tutti i posti disponibili, oppure che sono diventati quasi tutti capaci di fare qualcosa. Sulla parola poeta (che ti dicono sia quando sei poeta che quando non sei poeta e non scrivi dei versi), è difficile che come parola circoli molto, se non nei circoli appunto o fra gli addetti ai lavori. Buon per lei, se non altro sarà meno malata, perché è un dato di fatto incontrovertibile che le parole si ammalano se si usano troppo, proprio come le automobili, gli asini o gli esseri umani del resto. Se uno la sente e poi guarda il beneficiario si vede di solito un professore, addirittura un giudice, o una nobildonna, sarebbe un controsenso se davanti si trovasse qualcuno che, per ragioni sue che non intendiamo minimamente indagare, si rovina la vita per gli altri e pretende di avere delle visioni che dovrebbero essere attentamente interpretate e valutate dai governanti addirittura, se il mondo ha finalmente deciso di prendersela comoda e riposarsi un po’. Per trovare la parola poeta dedicata a un poeta e quindi libera di circolare per le strade bisognerebbe tornare indietro nel tempo, abbiamo detto, e questo, almeno dalla nostre parti, è possibile solo con la fantasia. Quindi ancora, per dare la misura di quanto invece il ragionamento non si lasci sviare dalle sue rigide e singolari proprietà, basta escludere il caso che la parola poeta sia detta a un poeta e avremo davanti bella nuda la verità: se vi dicono Poeta ma non scrivete dei versi perché non vi va, siete analfabeta o avete da fare di meglio, significa che non servite a nulla, ma nello stesso tempo non date fastidio, anzi è come accettata ogni vostra apparizione, a patto che non chiediate troppi prestiti o almeno non sempre alle stesse persone. Uno così si può accuratamente fornirlo di soprannome, e che soprannome, mentre un qualsiasi impiegato o funzionario si rode il fegato, e perfino i veri poeti se lo sognano, il giorno e la notte. A sentirne l’odore con cura infatti, un soprannome ha un che di vapore molto naturale, dopotutto viene su dai fatti più o meno percepiti o accertati non si sa bene come né quando, nemmeno da chi se è per questo, si può al massimo azzardare un perché tanto per passare il tempo, mentre non si può negare che il cosiddetto nome proprio si porta appresso un fastidioso sovraccarico di illusioni che poi man mano, sconsolate e come sfilacciate o in certi casi sderenate addirittura, per la maggior parte prenderanno altre strade. Oltretutto nel nostro caso, non solo per una specie di regola da che mondo è mondo, ma pure per la legge dei grandi numeri è giusto che ci sia qualcuno che non combina niente di utile e significativo vita natural durante. E poi pensavo pure che se scrivi versi e ti chiamano poeta, vuol dire che sei riconosciuto dagli addetti ai lavori, come si dice. Se invece non scrivi versi ma anzi non vai mai a capo di niente, e i non addetti ai lavori continuano a dirti poeta vuol dire che sei un irregolare, magari inadatto e scansafatiche, uno un po’ strano ma in fondo uno che in una società ci può stare, a patto che non sia troppo assillante nel chiedere i prestiti, almeno non sempre alle stesse persone, e certe volte li restituisca, una volta su dieci perlomeno. Ma se per caso non scrivi versi, e anzi non vai mai a capo, e gli addetti ai lavori ti dicono Poeta, vogliono dire che sei sfortunato, uno iellato che scrivi scrivi tanto ci pensiamo poi noi a sfortunarti, a cacciarti a calci nel dimenticatoio, altrimenti come faremmo? Io non scrivo versi, anzi certe volte mi prende che non vado mai a capo di niente, pensavo, eppure mi dicono Poeta sia i non addetti come il pesciarolo del mercato per esempio, che gli addetti. Ce n’è uno di questi ultimi per esempio, un autore che mi abita al piano di sopra, e ogni volta che lo incontro per le scale giunge le mani come fanno gli indiani, sorride assai delicato e mi dice sempre Poeta, lei è un Poeta. Nel senso: poveretto, come soffre!, scrive scrive ma poi ci pensiamo noi a isolarlo, a cacciarlo a calci nel dimenticatoio, altrimenti come faremmo che siamo già tutti intasati? Forse Poeta significa in questo caso che sono ben visibili davanti a lui le tracce di due vie da prendere, e che è in grado di prenderle tutte e due insieme, senza un rimorso che è uno. Da una parte si saluta l’addetto ai lavori con cortesia e anzi gli si facilita l’entrata in macchina, precedendo perfino l’autista che è venuto prenderlo per portarlo verso le sue attività, dall’altra ci si appropria dei libri che gli arrivano gratuiti e copiosi in quanto addetto e che, maledetta la fretta, si è dimenticato sotto le cassette della posta. Direi anzi che un vero Poeta è in grado di fare tutte e due le azioni quasi allo stesso tempo, e senza un rimorso che è uno neanche a cercarlo con la pila elettrica. Ora che ci penso, si potrebbe tentare una definizione un po’ precisa del soprannominato Poeta. Tenetevi forte. Poeta è uno che siccome non si capisce bene che fa non si sa dove collocarlo, sopra non se ne parla ma nemmeno sotto nella benemerita scala dei valori, allora lui se ne approfitta per fare di incapacità virtù, mette i piedi in due staffe onestamente e proprio allo stesso tempo, così sta saldo in groppa e va dove gli dice il ghiribizzo, vale a dire tutto il concerto di grilli che ha per la testa. È più che chiaro, lampante che tale capacità non lo faciliterà nella sussistenza… Poveretto, come soffre ora il Poeta a incamerarsi tutto il ben di dio libresco, non c’è alcun dubbio che ne venderà la metà al rivenditore indiano che lo aspetta sulla piazza, e appena lo vede arrivare stracarico come un elefante non giunge minimamente le mani, si sbraccia invece tutto contento, e già da lontano lo chiama: Giornalista, Giornalista!