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Manuelito se ne va

Manuelito se ne va racconta la storia di Manuelito, il soggetto di una celebre tela del catalano Pere Borrell del Caso, Escapando de la critica (1874), che da un secolo e mezzo cerca di uscire dal quadro. A scriverla sono un professore di storia dell’arte o filologia (non è chiaro) e la sua collaboratrice domestica, Gina. Enrico Careri costruisce un funambolico romanzo a più voci, un groviglio polifonico di personaggi e di stili, una partitura che nasce libera e sregolata, ma che per magia acquista lungo il percorso una forma architettonica limpida ed equilibrata.

«Pietro Del Bono chiama il maître e ordina tutti i primi, tutti i secondi e tutti i contorni, oltre a due bottiglie di Duca San Felice di Librandi, perché il Ripe del Falco sa di tappo. Vuol mettere un po’ di allegria tra i suoi commensali, perché la situazione non è facile. È venuto a Firenze a vedere una mostra e adesso si trova a tavola con un soggetto pittorico e un diavolo. Manuelito è un bravo ragazzo, Alice invece è capace di tutto, anche di indurlo in tentazione e farlo precipitare nel sesso fine a se stesso, laddove Del Bono è solito abbinarlo al sentimento amoroso».


Manuelito è il soggetto di una celebre tela del catalano Pere Borrell del Caso, Escapando de la critica (1874). Da un secolo e mezzo cerca di uscire dal quadro, e a Firenze, in occasione della mostra Inganni ad arte. Meraviglie del trompe l’oeil dall’antichità al contemporaneo (2009), finalmente ci riesce. La sua storia è raccontata da un professore di storia dell’arte o filologia (non è chiaro) e dalla sua collaboratrice domestica, Gina, che scrive sul suo computer quando lui è in piscina o a far la spesa, le sue occupazioni preferite dopo la scrittura libera. Via via si aggiungono altri personaggi: la moglie Camilla, il figlio Salvatore e la sua ragazza Lulù. Manuelito se ne va è un romanzo a più voci, un groviglio polifonico di personaggi e di stili, una partitura che nasce libera e sregolata, ma che per magia acquista lungo il percorso una forma architettonica limpida ed equilibrata, che sembra pianificata fin dall’inizio.


Enrico Careri (Roma, 1960) è professore di musicologia all’Università “Federico II” di Napoli. Ha pubblicato libri e articoli sulla musica strumentale italiana del diciottesimo secolo, tra cui una monografia su Francesco Geminiani (Oxford University Press 1993, Lim 1999) e Dopo l’opera quinta (Lim 2008), diversi saggi sull’uso espressivo del silenzio nella musica strumentale di Schubert, edizioni critiche di opere di Vivaldi, Geminiani e Bonporti. È direttore del Centro Studi Canzone Napoletana presso la Fondazione Roberto Murolo di Napoli. Un altro suo romanzo, Adesso altre pecore, è stato pubblicato nel 2013 da Ad est dell’equatore.

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