Ennodio, Gregorio Magno/ 1

Le città distrutte, i forti abbattuti, devastati i campi, la terra è ridotta a deserto (…) Quella stessa, che un giorno sembrava essere la padrona del mondo, qual è diventata, Roma, voi l’avete davanti.

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Ennodio, Panegirico a Teoderico, XI.56

Scorgo un’inattesa bellezza sorgere dalle ceneri delle città e, accanto allo splendore dei palazzi nei centri urbani, il rosso dei tetti è dappertutto. Scorgo edifici già compiuti a perfezione prima ancora che a me fosse capitato di vederli posti in opera. Quella stessa madre delle città, Roma, ringiovanisce, recidendo le flaccide membra della sua vecchiaia.

Video insperatum decorem urbium cineribus evenisse et sub civilitatis plenitudine palatina ubique tecta rutilare. Video ante perfecta aedificia, quam me contigisset disposita. Illa ipsa mater civitatum Roma iuveniscit marcida senectutis membra resecando.

Gregorio Magno, Omelie su Ezechiele, II.6.22-23

Le città distrutte, i forti abbattuti, devastati i campi, la terra è ridotta a deserto (…) Quella stessa, che un giorno sembrava essere la padrona del mondo, qual è diventata, Roma, voi l’avete davanti. Più volte consumata da immani sofferenze, svuotata di cittadini, oppressa dai nemici, da ripetute catastrofi.

Non erano i suoi generali, i suoi imperatori che scorrazzando per le diverse province del mondo razziavano bottini con stragi crudeli? (…) Oramai nessuno corre a Roma per far carriera in questo mondo, oramai nessun potente, nessun violento è rimasto che sopraffacendo ricavi un guadagno.

Destructae sunt urbes, eversa sunt castra, depopulati agri, in solitudine terra redacta est (…) Ipsa autem quae aliquando mundi domina esse videbatur qualis remanserit Roma conspicitis. Immensis doloribus multipliciter attrita, desolatione civium, impressione hostium, frequentia ruinarum.

An eius duces ac principes leones non erant qui per diversas mundi provincias discurrentes, praedam saeviendo et interfeciendo rapiebant? (…) Iam nemo ad eam currit, ut in hoc mundo proficiat, iam nullus potens et violentus remansit, qui opprimendo praedam diripiat.

Traduzioni Danilo Laccetti

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