Voce ‘e notte/ 3

E tu vegli, sei uno dei custodi, trovi il prossimo agitando il legno ardente che hai preso dal mucchio di sterpi che brucia accanto a te. Perché vegli? È detto che qualcuno deve vegliare. Qualcuno deve esserci [Einer muß da sein].

SOGLIA DE LA NOCHE

(per Giorgio Agamben)

Di notte.

Sprofondati nella notte. Essere sprofondati nella notte allo stesso modo in cui talvolta si china il capo per riflettere. Intorno tutti gli altri dormono. Che piccola commedia, che illusione innocente che essi dormano, nelle case, in solidi letti, sotto un tetto solido, distesi oppure rannicchiati sui materassi, tra le lenzuola, sotto le coperte! In verità si sono riuniti come una volta e come in seguito in una terra desolata, un giaciglio all’aria libera, un numero incalcolabile di persone, un esercito, un popolo, sotto un cielo freddo su una terra fredda, adagiati nel punto dove prima essi stavano in piedi, la fronte schiacciata contro il braccio, il viso contro il terreno, respirando senza affanno.

E tu vegli, sei uno dei custodi, trovi il prossimo agitando il legno ardente che hai preso dal mucchio di sterpi che brucia accanto a te. Perché vegli? È detto che qualcuno deve vegliare. Qualcuno deve esserci [Einer muß da sein].

[Tratto da: Franz Kafka, Nachts (ottobre 1920) – Traduzione di Giulio Schiavoni, modificata]

NELLA FOTO: Roma, Piazza Vittorio, la Porta Magica: là dove i Bes sonnecchiano, e sono i gatti, lieti e severi, a custodire la soglia.

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