Versi dell’orto e del giardino

Sette poesie.

di in: Bazar

1.

La casa di campagna con il suo ragno

nell’angolo

da non molestare mai

e le guinee a pavoneggiarsi in vaso:

appena entrati in punta di piedi

e col fiato sospeso

ogni cosa pare attenderci

nel medesimo spazio

e nel medesimo tempo

rinnovando quel sogno che durerà

in tutto, se va bene,

una trentina d’anni

un’estate soltanto

 

2.

Una manciata di prugne

come pietre livide nella corrente mi porti

con il gesto scotitore

dell’estate

arido e fragrante

 

3.

Le api lavorano sui fiori

della bignonia

sfiancandola

come selvaggi urlanti inzeppati nella piroga

che fendono un mare da romanzo

immaginato azzurro

calmo e distante

più del nostro cielo estivo

 

4.

Tre tigli immobili

gialli e oro

come grandi turbanti di matrone negre

non sentono il tempo

non sognano la fuga

non sembrano nemmeno umani

come invece sono

 

5.

Anche le palline magiche

induriscono con l’età come arterie

ed è forse meglio che inseguire

i loro schizzi impazziti

Ne ho trovata una nel prato

residuo di qualche figlia piccola

incenerita nella luce degli ibiscus

Se la interrassi crescerebbe

buttando

verso l’alto come fagioli

e un nugolo di bimbi-folletti

sguazzando sotto il rubinetto

animerebbe poi l’insalata

per noi vecchi di denti

 

6.

Guanti bianchi con unghie

il gattino balza sul caco

mentre la madre inciampa

sulla canna

viscida e verde come una biscia

ed anche il tempo vacilla

 

7.

Si viene qui per difendersi

dal caldo, dai rimorsi

finché in fondo al crepuscolo

brilla il ritorno al negotium;

e tu tutto

quel che lasci alle spalle come talpa

è un mucchietto di pensieri e versi

smottati sulla terra