
Avventure e Close Writing
“Nei suoi racconti, più delle parole era la mimica a prendere il sopravvento. Fermo sul piede sinistro, allungava la gamba destra in avanti, in obliquo, e poi vi faceva forza quasi a saggiarne l’elasticità; quindi, partendo da questa posizione, si girava all’indietro con una torsione della schiena: «Égalité!»”.
Oggi tanti racconti trattano di avventure degli editor, o degli espedienti con cui gli aspiranti scrittori cercano di tirare avanti, forse perché si pensa che a leggere ormai siano rimasti solo gli aspiranti scrittori. Questo testo narra invece la storia di un elettrotecnico ed elettricista che cerca di cambiare la sua vita. Niente preoccupazioni sociologiche, né politiche: quello che c’è basta e avanza
“I racconti di Flannery O’Connor, di cui ricorre quest’anno il centenario dalla nascita, occupano un posto subito riconoscibile perché frutto di un’intuizione che non lascia scampo: l’epifania, la rivelazione della realtà che prende corpo in un evento, appare nelle sue storie come la manifestazione sconcertante della grazia”.
“Talvolta, nell’euforia che lo prendeva, sembravano aprirsi possibilità per sentirsi parte di una realtà che contava, nella quale anche lui rivestiva un ruolo, riconosciuto al modo in cui riconosceva gli altri; ma erano istanti luminosi dai quali sembrava destarsi bruscamente tanto che, in un improvviso e vertiginoso bilancio negativo, d’un tratto piantava tutti a metà brano e tornava a rifugiarsi sui divani”.
Benché fossero in tutto trentatré (li aveva contati) e alcuni di loro presumibilmente parenti degli autori delle diciassette sculture, non degnavano l’allestimento di particolare attenzione, attardandosi invece a valutare la bontà dei nuovi fari, dell’impianto a pavimento: «Questa è una struttura destinata a durare», concluse in sintesi l’Assessore alla cultura, come se rispetto all’edificio le statue, specie quelle in bronzo, recassero in sé un destino più breve.


































