Le affinità elettive o il disincanto triangolare

La letteratura tuttavia ha illustrato anche un movimento uguale e contrario che presiede alle relazioni tra gli uomini e tra i personaggi, ovvero quello dello smagamento. La figura geometrica che possiamo rinvenire è la medesima e triangolare: un estraneo o un’estranea si presenta alla coppia mettendone in crisi l’equilibrio. Si tratta talvolta di un semplice contatto, senza nessun rapace intrufolarsi, che fa scattare però la chimica producente separazione e nuove combinazioni.

di in: Captaplano (0)

A venti anni circa dalla prima edizione ricompare per Marsilio Le affinità elettive di Goethe tradotto da Paola Capriolo. A sua volta scrittrice che a fine anni Ottanta aveva esordito con i racconti La grande Eulalia, seguiti dal romanzo Il doppio regno dalle atmosfere gotiche, apparentemente lontane dal maturo classicismo del maestro di Weimar. Eppure Capriolo, nell’introduzione che non si trovava nell’edizione del ’99 (mentre resta il testo a fronte), suggerisce quanto di enigmatico si nasconda dietro al rigore strutturale e allo stile cristallino dell’opera; proprio le ombre che appannano la levigatezza, il contenuto percepito ai tempi come scandaloso, a differenza del passo di corsa, poetico e un po’ enfatico del Werther, sembrano entrare in sintonia con la traduttrice (che s’era dedicata anche al romanzo giovanile). La vicenda dei quattro personaggi che s’attraggono in preciso parallelismo secondo combinazioni empatiche, fino alla doppia tragedia finale, è fin troppo nota, ma ne prenderemo un minuscolo frammento per una rinnovata riflessione a proposito di geometria che parte da René Girard.

Girard non è come la volpe che sa molte cose, ma certo ha lavorato in profondità su alcuni concetti fondamentali, il sacro e il capro espiatorio, dissotterrati al modo del porcospino e proposti con forza alla riflessione generale. È in un libro precedente però – Menzogna romantica e verità romanzesca – che cogliamo il suggerimento per una forma creata dall’interazione tra i personaggi. Anche all’interno di un solo testo l’idea fondante viene verificata, ribadita e rimodulata attraverso molteplici esempi; si tratta in questo caso di osservare quanto il desiderio in un individuo sia ampliato e rafforzato, o addirittura nasca, passando attraverso il desiderio di un altro. L’oggetto, di solito posto in primo piano, viene subordinato da Girard rispetto al ruolo centrale del “mediatore”. Questi si presenta quale figura prestigiosa capace di influenzare il protagonista. Può essere esterno al racconto, relegato al passato o ai libri, come Amadigi di Gaula per Don Chisciotte, perfetto cavaliere delineato dai romanzi cavallereschi di cui imitare imprese, atteggiamenti psicologici, passioni, armature e cavalcature. Lo stesso meccanismo scatta in Emma Bovary, vorace lettrice di romanzi d’amore, o nei vanitosi di Stendhal. Sono belle e convincenti le pagine di Girard sull’invidia nascosta, l’ostilità e insieme l’ammirazione che, attraverso il mediatore, riverberano sull’oggetto e che saranno poi ripresi in un volume tutto dedicato ai drammi di Shakespeare. Ed ancora lo snob proustiano, nonché i contraddittori, arrovellati personaggi di Dostoevskij rappresentano varianti della medesima struttura psicologica, unica e relazionale, capace di svelare la menzogna romantica d’un desiderio assoluto e individualmente originale, a favore della più prosaica verità delucidata dal grande romanzo ottocentesco. Verità di una forma letteraria sperimentata però anche nel mondo reale, tra gli uomini in carne ed ossa.

La letteratura tuttavia ha illustrato anche un movimento uguale e contrario che presiede alle relazioni tra gli uomini e tra i personaggi, ovvero quello dello smagamento. La figura geometrica che possiamo rinvenire è la medesima e triangolare: un estraneo o un’estranea si presenta alla coppia mettendone in crisi l’equilibrio. Si tratta talvolta di un semplice contatto, senza nessun rapace intrufolarsi, che fa scattare però la chimica producente separazione e nuove combinazioni. Tale la teoria alla base de Le affinità elettive di Goethe, in cui il grande sistema della natura comprende le relazioni tra gli elementi delle cose come quelle tra gli esseri umani. Data una coppia iniziale (Eduardo e Carlotta), che vive un tranquillo idillio campestre, solitario e autosufficiente, s’inseriscono due variabili successive (il Capitano e la giovane Odilia); ne consegue lo sviluppo narrativo della trama in linea con leggi naturali a doppio incrocio. Se si volesse visualizzare, secondo il linguaggio scientifizzante usato nel passo teorico agli inizi del romanzo, la forma che si crea, ecco due triangoli sviluppatisi in parallelo: A (Carlotta), B (Eduardo), C (Capitano) e B A D (Odilia).

E’ chiaro che ogni intrusione nella coppia porta a una riconsiderazione di cosa ciascuno sia per l’altro e di come vada intesa la relazione reciproca. In genere ciò comporta un aprire gli occhi doloroso sui limiti dell’altro o della vita in comune fino a quel momento insensibilmente instaurata. Per questo romanzo ci fermiamo solo alla prima disillusione triangolare (ABC), prendendone in esame una variante non ancora amorosa strictu sensu; così si conferma anche la copertura di campo su vaste proporzioni dei legami umani. Carlotta passava il proprio tempo libero a progettare l’abbellimento dei dintorni della residenza secondo un gusto personale tendente al pittoresco; il Capitano, esperto misuratore e disegnatore della tenuta, interviene a gamba tesa sul progetto, mutando le convinzioni finora accettate senza riflessione da Eduardo:

Per lei, come per tutti coloro che si occupano solo da dilettanti di cose del genere, l’operare è più  importante dell’opera. Si fruga tastoni nella natura, si predilige questo o quell’angolino; non si osa rimuovere questo o quell’ostacolo, non si è abbastanza coraggiosi per sacrificare qualcosa; non si  riesce a formarsi in anticipo un’idea di ciò che nascerà, si fa la prova, riesce, non riesce, si cambia, si cambia magari quanto si sarebbe dovuto lasciare com’era, si lascia quanto si sarebbe dovuto  cambiare, e così alla fine ci si ritrova sempre con un risultato frammentario, che piace e stimola, ma non appaga.

Le soluzioni alternative sedimentano nell’animo dell’amico, cominciando a creare un’intercapedine nella sua assoluta fiducia verso la moglie (“solo con Charlotte Eduard aveva meno argomenti di conversazione, specialmente da quando il biasimo per le sue costruzioni nel nuovo parco, che gli sembrava così giusto, gli stava nel cuore come una spina”). Dopo che Eduardo ha cominciato a vedere con gli occhi penetranti del nuovo arrivato, finisce per comunicare le future variazioni alla moglie, che, a sua volta, si allontana da lui e dalle proprie occupazioni:

Charlotte rimase colpita. Era dotata di ingegno sufficiente per accorgersi in fretta che essi avevano ragione; ma il lavoro già compiuto contraddiceva quelle idee, ormai era stato eseguito così; l’aveva ritenuto giusto, l’aveva ritenuto desiderabile, e persino ciò che veniva criticato le era caro in ogni singolo particolare; si sforzò di non farsi convincere, difese la sua piccola creazione, rimproverò gli uomini di pensare subito in grande, di voler trasformare subito in opera d’arte un semplice trastullo,  un passatempo, di non considerare le spese che un progetto più vasto avrebbe implicato. Era agitata, offesa, irritata; non poteva rinunciare al vecchio né respingere del tutto il nuovo; ma, risoluta com’era, sospese all’istante i lavori e prese tempo per riflettere sulla questione e lasciarla maturare nella sua mente.

Tale nuova solitudine e mancanza d’attività danno una scossa alla trama, affrettando l’arrivo di Odilia, nonché l’avvicinamento di Carlotta al Capitano, con successivi raddoppiamenti del triangolo delusivo. Le variazioni sulla geometria di base sono infinite. Anche i protagonisti e le situazioni possono variare, per esempio focalizzando una differenza sociale o culturale che all’improvviso risulti evidente scatenando il senso di vergogna; di un amante che si dimostra inadeguata alla cerchia dell’altro, o di entrambi che si vedono sotto nuova luce passando dalla provincia a Parigi come ne Le illusioni perdute, di un padre zappatore pronto a levare rampogna e maledizioni verso il figlio ingrato. Restando a un contesto chiuso e teatrale quale quello di Goethe, il richiamo corre subito ai sordi incroci cechoviani, ma è stato il grande autore tedesco a illustrare per primo, con rigore da scienziato delle passioni, il triangolo di Girard introvertito. Dunque è bene ricordare, appena associamo qualcosa a proposito dell’espressione “affinità elettive”, per la nostra salute di lettori di romanzo che da lì capiscono la vita, quanto la separazione sia altrettanto importante e frequente dell’attiranza.

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