Ambra non ha saputo morire

Un'occasione come un'altra per rielaborare il ricordo dei decisivi anni Novanta, che ci traghettarono verso il futuro più attuale di sempre

di in: Captaplano

Ambra Angiolini, la popolare conduttrice di Non è la Rai, non ha saputo morire; e suggellare così il telo di plastica perfetto che è l’adolescenza. Quando nella primavera del Novantacinque celebrò con le sue baccanti e le lacrime agli occhi i balletti della fine sembrò traghettarci all’età delle madri. E tuttavia lei sopravvisse al suo personaggio senza nascondersi come Salinger, continuando da adulta a correre, arguta e disincantata, gli schermi. Questo fu il tradimento, in quanto operò in noi un falso riconoscimento: credemmo di vivere ancora, aurei, oltre i vent’anni. Ora, per contrappasso, pare abbia perso il maturo cuore per un suonatore d’organetto.

COMA PROFONDO

Il quattro marzo 1994 a Roma Kurt Cobain entrava in coma. Il suo spirito, abbandonato il corpo, vagando per le rovine e le facciate del barocco, s’impossessava dei ragazzi in veglia. L’anticipo messianico del mito dimostrò la fondamentale presenza dei morti nel mondo immateriale del nostro tempo. Pregando per la vita dell’idolo i fans alludono alla sua e loro immortalità. Dimostrazione che, come sostiene M. Fisher, i poteri senza faccia e i fantasmi dominano la massa.

PROCESSO MANI PULITE

Il politico sotto processo alle telecamere aveva la faccia sfatta e nel contempo strinata dalla cattiva chirurgia plastica. Immonda alla bocca la goccia di saliva era la vergogna. Il Paese si osservava affascinato nella bianca consistenza del dettaglio.

B-MOVIE

Nei film di genere all’uomo che mostra le gioie in panno nero esplode d’un colpo il cranio: malocchio della bellezza e dell’oro: tra le arbitrarie paure il mondo manca anche a una legge trascendente. Ecco perché nella complicata sfida del decennio alla fine stiamo con Kieslowski e non con Tarantino.

READING POETICO

Piccole bolle trasparenti all’angolo della bocca come gocce di Mirò il vecchio con vergogna e astuzia inghiotte; questa l’offerta crepuscolare della vecchia Accademia.

DECOSTRUZIONE EX CATTEDRA (CAFFÈ DELLA STATALE)

Una rosa all’occhiello gli bucava il petto, nel piatto agitava un brodo di cervella. E soffiando anelli di fumo, da guitto mimava: et voilà i vostri fatti!

LA NOTIZIA CURIOSA

All’incrocio dei corridoi in corsia l’erma per i viaggianti; poi dalle parallassi dei quattro continenti e dei fati scaturì una tarantola nella macchina del caffè. Immediatamente ordinata, l’evacuazione della ragione occidentale ha sortito modesti effetti placebo, l’incubo del morso a caso permane.

O.T.R. PER VALENTINO ZAICHEN (Gibilterra, 1991)

Non sbaglia un accento, anche quando insiste nel dribbling della trapunta metafora inchioda, impila e gratta via il superfluo fino al più perfetto, aereo mausoleo, dove sornione riposa l’eterno in forma di concetto.

C.C.C.P./C.S.I.

La chitarra rozza del punk s’accosta per analogia a pravda-verità, perché la propaganda del partito o del mercato ugualmente mente nel ritmo del grido ripetuto. Ma intanto, come diceva quello, i tempi stanno cambiando e anche la loro musica.

BIO ECONOMY

Ordinò “un piatto di crudità” e spiegò sul tavolo, con piglio deciso di generale, il Sole 24ore.

L. CI RACCONTAVA IL SUO SOUVENIR FROM SOMALIA

“Comunque sono storie. Tu hai la consegna e va bene, fermo a fare il tuo dovere, controlli chi va e chi viene, questi formicai di negri e di armi sui camion, se c’hanno il permesso eccetera, stai fermo come qui nel tuo quartiere. Ma appena quando giri un angolo della città è che si sfalda tutto lo spazio e entra il vuoto, che è poi il sole lì fermo ad aspettarti. Mai guardarsi intorno, nelle missioni, non alzare lo sguardo dagli anfibi, ti fanno i veterani, aggrapparsi agli ordini abolire il pensiero associativo. Perché è vero niente che ti tira come la carne nera. Primo per come sono vestite: troppo, non gli vedi niente, come sono fatte sotto?! Io non lo so ma il cervello strappa, t’immagini, là sotto, della roba libera mai vista, tanta, gonfia, da mostro o da cavalla. Poi leggère troppo, le stracci come niente, lo alzi e sei sotto, ma passano come fantasmi, con l’odore di sotto, con noi lì in foia tesi agli ordini della pallottola.”

L’ARRIVO DEL PESO MASSIMO

Per il finestrino fosforescente della limousine la città virtuale appare e dilegua fino all’accecante alto quadrato dove il festoso massacro si sfalda nei mille occhi di mosca del contemporaneo spettacolo. Mike Tyson con avversario o con ragazza.

VARIAZIONI SOCIOLOGICHE DOPO UN SUICIDIO (IL MIO?)

“Era un ragazzo modello: a qualsiasi ora tornasse a casa non mancava mai di lavarsi i denti”. In genere però pochi istanti dopo i pasti, una fretta di cancellare ogni traccia di sé infetta, di sterilizzare (accanito) lo spazio, condivisa dalla generazione del bianco.

IL RICERCATO CHE NON È TOTÒ RIINA

Causa una plastica maxillofacciale fu detto per facezia il ricercato ma era il ricercante l’identità dilaniata nell’incidente. La pelle sbiancatasi come da rasatura esatta fino all’osso specchiava occhi glauchi come trasparenza d’un vaticinio. Era finito nell’acqua e nel Lete colla macchina per un battesimo segreto e azimo. Stato isterico da trauma balena come preda in buia erba, in quelle iridi che indicano estasi e paura dell’incerto e multiplo.

L’INVASATO

Su di un pacchetto di sigarette appoggiato al ginocchio con furia vergava qualcosa dettata al cellulare da nessuno; forse, all’altro capo, un nume. Ancora si poteva, prima della legge del 16 gennaio 2003 contro il fumo, che ha messo in crisi i poeti estemporanei.

FLESSIBILE E SINCRONICO

“Io mi so comportare, secondo meccanica e poesia, intendo, sapermi mostrare come gli altri mi vogliono, costringerli a stringere e focalizzare quel dettaglio, magari immaginario. Non si tratta d’onesta dissimulazione, non solo un male necessario dei tempi. Né fuga, difesa o patologia, io sono più di una cosa. Combinare, affascinare e dominare perché il doppio, l’opposto, il gemello sono un buon vantaggio verso chi non sopporta i rovescio; vogliono ciò che vedono, vedono solo ciò che vogliono. Mi rappresenta l’ironia, figura degli abissi e incorporei trapassi. Parlo all’uditorio ma nel discorso civetto coperto col discepolo della stessa scuola e con la ragazza che ancora crede al vero, una mano sul culo alla cameriera.”

UNA PEDAGOGIA ADEGUATA AI TEMPI

Il cantante che a pieni polmoni grida alla donna “Vestiti, vestiti e vai, con lui” mette capo alla stessa mitologia del bad boy mirabilmente interpretata dal Richard Gere-John Majo, cui la pedagogia militare offre un’alternativa al crepare. A differenza d’un Nicholson degli anni settanta il nostro non si allontana solo e non salva nessuno, bensì redento ritorna in seno alla società e alla donna, quel fantasma di tutti noi giovani spettatori insultato e inseguito sulla spiaggia.

CRONACA NERA

“Quello sapeva accendere lo Zippo sotto l’unghia, così sembrava che accendesse le canne con un dito. Era insieme a un altro di Verona, tutt’e due di ferma e questo qui lo chiamavano Merdarol, non ti dico altro. M’han portato su in macchina dal Forte una volta. Bona, una sera s’erano fermati per rollare e trincare in santa pace in una zonaccia buia di negre. Dal finestrino veniva fuori un fumo di stabilimento, m’han detto, un pennacchio giusto da caramba a cavallo, dello sballo. Un fumo, fi, da camino della strega in una favola gig. Attirano l’attenzione con atteggiamento sospetto e arriva la pantera, arriva la stradale. Piuttosto che farsi scoprire o farsi blindare, magari a Peschiera – carcere militare -, quando quelli dell’arma accostano, tirano fuori la canna, ma quella giusta e tirano in piedi una maciulleria. Fatto sta che volano col volante in mano tra muri siepi e cassonetti che all’improvviso sono tante volanti. Vengon fuori a quattro zampe, alla fine, pieni di merda come spaghettari. E i cumpà che gli danno quattro biscottini per riprendersi dalla gita, giocano ai quattro cantoni, poi si chiamano contusioni dello scontro. Questo però mica l’hanno detto alla tele o al tenente Colombo, è solo radio caserma, là solo: “Paracadutisti della Folgore ingaggiano duello notturno con le forze dell’ordine.”

MOBBING

La ripetizione della richiesta impone la risposta voluta, come ben sapeva l’inquisitore; tale dunque la subdola tirannia del libero sondaggio. Le telefonate palpano di continuo pingui casalinghe e segretarie filtro; il loro corpo vellicato si forma opinioni secrete e arrese in automatico agli stimoli ed assilli del Master. Le maggioranze silenziose, come onde nomadi di ritorno, eccitano i sogni del potere pubblicitario.

RITUALI TELEVISIVI

La ripetizione domina lo schermo, sia il politico, la maga o il finanziere Giorgio Mendella. I loro giri ossessivo-compulsivi di formule e mani creano ciò che non c’è o difendono un loro spazio immaginario attorno al corpo. Nel cerchio magico scivola l’occhio e cade l’attenzione, eppure basterebbe un gesto per dar corso al loro terrore e farli scomparire.

Non abbiatevene a male se questi sono i primi ricordi degli anni Novanta che le ultime di Ambra hanno suscitato; si scrivono per farli scomparire…