Articoli di Massimo Rizzante

Trubbiani, grazie alla sua cultura, è antico, miceneo, dorico, greco, etrusco, romano. E medievale, grazie al suo bestiario. E cristiano, grazie al fatto che malgrado abbia lastricato il mare di pericolose navi da guerra, ha sempre presente che Qualcuno, una volta, è riuscito a vincere la gravità e vi ha camminato sopra. È moderno, grazie [continua]

Bisogna cominciare con il dire che per Hsiao Chin la meta è l’origine. Agli occhi e alla mente di un europeo, di un occidentale, questo è già un paradosso. E noi europei e occidentali non sopportiamo i paradossi: sono l’ultimo rifugio prima di capitolare, prima di chiedere aiuto all’analista o a Dio. Vivere nel paradosso, [continua]

Consuelo Dopo quarant’anni, cammino lungo una discarica, dove bambini e gabbiani si dividono i rifiuti, e inciampando nella parola «occupazione» abbasso la testa piena di libri, ciotole vuote in un porcile inondato di merda   Simile a una cagna che per troppo tempo ha allattato cuccioli abbandonati e ora si cura solo dell’orizzonte, mi siedo [continua]

Quelli di Spazzavento si sono incontrati una seconda volta, lo scorso 8 gennaio al Teatro ITC San Lazzaro di Bologna. Qualcuno ha detto che la prima volta non esiste. La prima volta è la vita. La seconda volta è la letteratura. Per quanto vogliamo prendere con ironia o nonchalance i nostri modi di fare ed essere, [continua]

Tutto è VAGO, nel senso che Leopardi dava a questa sua parola-chiave. Del resto se non ondeggiassimo nel vago non avremmo nessuna chiave per aprire le porte del mondo, che appunto si dà nella sua vaghezza. Il mondo è desiderabile perché è vago. Perciò che può fare una banda di scrittori, artisti, musicisti, teatranti, burattinai [continua]

Hashish ed eunuchi a Warda   Durante l’occupazione, conoscevo tutti i governanti francesi. Non che scopare con i loro lacché mi sia servito a molto. O meglio, sono sopravvissuta. Per miracolo, come una stella surriscaldata allo zenit, o un virus: esplosioni veneree, diarree lattee   Fedeltà, onore: piatti arcipelaghi abbandonati su cui da mezzo secolo [continua]

C’è una dedica e una cartina geografica all’inizio di Narratori delle pianure. La dedica suona così: ‘A quelli che mi hanno raccontato storie, molte delle quali sono qui trascritte’. La cartina segna gli spostamenti di un anonimo viandante. Chi narra non ha nome. Il suo è un intento antico: raccogliere di paese in paese delle storie [continua]

Gli undici racconti che formano la raccolta “Il ritardo” hanno tutti l’aria di un sopralluogo.  No, non temete: per una volta nessun delitto, nessuna suspense, nessun luogo esotico dove dare la caccia al criminale, nessuna confessione da estorcere.  Piuttosto, luoghi della provincia italiana, ma indecifrabili; paesaggi di montagna, ma anche piccole città, con i loro [continua]

Il fantasma di Kafka Il 14 agosto 1912 Franz Kafka consegna all’editore Ernst Rowohlt una raccolta di diciotto brevi prose intitolata Betrachtung (Meditazione). Il 12 novembre del 1913 il piccolo libro – il suo primo libro – sarà pubblicato in ottocento esemplari numerati. Il 29 dicembre dello stesso anno scrive a Felice Bauer: «[Nella raccolta] [continua]

Primavera 1994 Per avere un altrove bisogna avere una patria Era la primavera del 1994. Avevo ventinove anni e L’Atelier du roman, una rivista letteraria francese, aveva appena pubblicato uno dei più bei saggi che avessi mai letto: Pour une ontologie de l’exil di Vera Linhartová. Da qualche tempo mi trovavo a Parigi. Avevo scelto [continua]