Marziale/ 3

Un libro solo a Persio dà gran nome,/ più che al frivolo Marso l’Amazzonide/ intera. Dai, rileggi un libro mio:/ ti piacerà, a pensarlo figlio unico.

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3.10

Cursorem sexta tibi, Rufe, remisimus hora
carmina quem madidum nostra tulisse reor:
imbribus inmodicis caelum nam forte ruebat.
Non aliter mitti debuit iste liber.

A mezzogiorno, Rufo, ti ho spedito

fradicio il messo e i miei versi con lui;

a catinelle il cielo la mandava

e il libro mezzo ti sarà arrivato.

4.9

Sotae filia clinici, Labulla,
deserto sequeris Clytum marito,
et donas et amas: echeis asotos.

Del medico Salvatore sei figlia,

Labulla; scaricato che hai il marito,

segui Clito, doni e ami:

niente più salvi.

4.21

Nullos esse deos, inane caelum
adfirmat Segius: probatque, quod se
factum, dum negat haec, uidet beatum.

Niente dèi, vuoto il cielo, Segio dice;

il che, mentre lo dice, è dimostrato

dal vedersi restare in buona sorte.

4.29

Obstat, care Pudens, nostris sua turba libellis
lectoremque frequens lassat et implet opus.
Rara iuuant: primis sic maior gratia pomis,
hibernae pretium sic meruere rosae;
sic spoliatricem commendat fastus amicam
ianua nec iuuenem semper aperta tenet.
Saepius in libro numeratur Persius uno
quam leuis in tota Marsus Amazonide.
Tu quoque de nostris releges quemcumque libellis,
esse puta solum: sic tibi pluris erit.

Stanca e nuoce ai libri miei dei lettori,

Pudente mio, la calca che li avvolge.

Raro è bello: ecco i frutti primaticci,

gran prezzo hanno, d’inverno le rose.

Vale assai l’amante che ti depreda,

la porta sempre aperta caccia i giovani.

Un libro solo a Persio dà gran nome,

più che al frivolo Marso l’Amazzonide

intera. Dai, rileggi un libro mio:

ti piacerà, a pensarlo figlio unico.

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