Marziale/ 5

"Apprezzi, Vacerra, solo i classici/ né lodi i poeti se non morti:/ non vali, Vacerra, abbi pazienza,/ tanto che io muoia per piacerti"

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7.70

Ipsarum tribadum tribas, Philaeni,
recte, quam futuis, uocas amicam.

Lesbica, lesbichissima, Filene,

chi scopi (è giusto) la chiami tua amica.

8.69

Miraris ueteres, Vacerra, solos
nec laudas nisi mortuos poetas.
Ignoscas petimus, Vacerra: tanti
non est, ut placeam tibi, perire.

Apprezzi, Vacerra, solo i classici

né lodi i poeti se non morti:

non vali, Vacerra, abbi pazienza,

tanto che io muoia per piacerti.

9.41

Pontice, quod numquam futuis, sed paelice laeva
uteris et Veneri servit amica manus,
hoc nihil esse putas? scelus est, mihi crede, sed ingens,
quantum vix animo concipis ipse tuo.
nempe semel futuit, generaret Horatius ut tres;
Mars semel, ut geminos Ilia casta daret.
omnia perdiderat si masturbatus uterque
mandasset manibus gaudia foeda suis.
ipsam crede tibi naturam dicere rerum:
‘Istud quod digitis, Pontice, perdis, homo est.’

Non scopi mai, Pontico, e la sinistra

usi come amante, a Venere amica

dai la docile mano: non c’è male,

tu pensi. Credi a me, è colpa grossa,

tanto grossa che a stento la capisci.

Fotté una volta Orazio e tre ne fece;

Marte una e la casta Ilia due ne diede.

A masturbarsi i due tutto in malora

andava, con le mani un turpe orgasmo.

Ascolta, te lo dice la natura:

“Pontico, è un uomo che le dita sprecano”.

10.61

Hic festinata requiescit Erotion umbra,
crimine quam fati sexta peremit hiems.
Quisquis eris nostri post me regnator agelli,
Manibus exiguis annus iusta dato:
Sic lare perpetuo, sic turba sospite solus
flebilis in terra sit lapis iste tua.

Di farti ombra avesti fretta, Erotione,

e qui riposi, spenta nell’inverno

sesto, per crudeltà del fato. Chiunque

dopo me verrà padrone del nostro

campicello, ogni anno dia alle manine

onori, duri eterna la sua casa,

in forza la famiglia, perché questa

pietra di pianto qui rimanga l’unica.

11.19

Quaeris cur nolim te ducere, Galla? Diserta es
saepe soloecismum mentula nostra facit.

Sei troppo colta, Galla, non ti sposo:

solecismi suole fare il mio cazzo.

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