— Hypocrite lecteur, — mon semblable, — mon frère !
(Ch. Baudelaire, Au lecteur)
Esiste, accanto a ogni biblioteca, una biblioteca invisibile, dove sono allineati i libri non ancora scritti, i libri che non si scriveranno mai, i libri mancati, i libri paralleli, i libri che vorremmo leggere o che abbiamo dimenticato… un flebile aldilà con i suoi propri cieli – e i suoi gironi.
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Latebra scabrosa e lacrimevole di ogni biblioteca invisibile, il corridoio dei libri che abbiamo letto, ma non abbiamo capito. Sono sui nostri scaffali, ma è come se non ci fossero. E come Plinio diceva che non esiste libro tanto cattivo che non vi si possa trovare qualcosa di buono, così si vedrà che non esiste lettura incompresa da cui il falso lettore non abbia tratto un seme, quanto si voglia minuto, di malvagità.
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Mi si prenda pure per farnetico e bizzarro, ma nei tempi nerissimi che stiamo attraversando riconosco l’avanzare di una legione di lettori fantasma, cui una stregoneria da filmaccio dell’orrore ha tolto gli occhi per leggere.
A questi morti lettori, araldi dei tempi in cui a leggere saranno rimaste solo le macchine, stasera voglio indirizzare il mio anatema e la mia maledizione. Una maledizione vecchia maniera, arrogante e un po’ tonta, da ubriaco che bercia in piedi su una cassetta di cavoli capovolta: ma pur sempre una maledizione.
E che la maledizione, come ogni vera maledizione, sia anche da monito e boomerang a me scimunito che la scaglio: come infatti i libri si affratellano nella bontà, maggiore o minore che sia, così tra gli uomini non ce n’è uno, fosse anche il più cattivo, nel quale io non possa riconoscere un nonnulla che me lo renda fratello.
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O voi, falsi lettori, apostati di quanto c’è di puro, avversari irriducibili dei mondi invisibili, dico a voi, palinsesti di ipocrisia, enciclopedie di menzogne, forzieri di volumi necromantici!
Dopo aver plaudito, con ogni immaginabile e inimmaginabile arzigogolo e ogni più vermiforme contorsione, al sangue e alla guerra, all’ira e alla matta bestialità come legittimo mezzo di soluzione alle controversie e riparazione ai torti, docili e cauti di fronte alle migliaia di cadaveri innocenti che tuttora si accatastano in ogni dove, guardate, guardate come ora la crudeltà sempre più si squaderni e si omaggi con feste e fanfare, spensierata e tremenda… ne trasecolate? Ma voi stessi, gente dissennata e abnorme, ne siete stati tra i non ultimi funzionari e maggiordomi. E dire che le infinite guerre vissute e raccontate in ogni epoca presente e passata avrebbero ben dovuto ficcarvelo in testa quello che capita agli uomini quando si impecorano sulla strada della morte… ma già, quando anche i massacri in corso saranno stati sbrigati e archiviati, quando l’ultimo dei tiranni si sarà rintanato nel suo rifugio per lasciare spazio ai nuovi, ben so che voi, spassionati e lucidi sotto la pioggia di sangue, avrete poi il fegato di riaccoccolarvi in cattedra e chiedervi “ahimè, come è potuto accadere”?
Non spetta certo a me spiegare a voi tutte le ragioni, ma di una sono sicuro: è potuto accadere perché voi avete letto Levi, ma quando avete visto gli innocenti morire per un sì o per un no avete cavillato pretesti al loro eccidio, avete letto Manzoni ma quando vi siete trovati di fronte al male avete bramato il sangue e la vendetta, avete letto Leopardi ma quando avete intravisto quel mondo ci avete sputato sopra, e vi siete inchinati a questo, di mondo, per servirlo e leccarne le peste da quei cani che siete.
È potuto accadere perché, aveste anche letto tutti i libri, in realtà non ne avete letta una sola parola, i vostri volumi impilati e bruciati sul rogo delle vostre anime d’inferno. Eccovi qua, infatti: che siete mai, dopo tutte le pagine e pagine? Venite, venite avanti e guardatevi: che siete mai? Quale raccapriccio: ecco, siete don Rodrigo: siete Auschwitz: siete la lava che muta in cenere i fiori. Siete tutto ciò di cui i vostri poeti hanno ribrezzo. Ben si può dire di voi, che dicevate di amare tanto quei poeti, che le parole degli amanti vanno scritte sull’acqua che corre.
Voi, che di lettori avete solo la maschera, ascoltate: possano le vostre future letture essere inaridite e amareggiate dal pensiero di aver tradito ogni nobile slancio, ogni delirante speranza, ogni insensato anelito di cui il poeta si nutre: e se non il pensiero, che a dire il vero non vi credo da tanto, per lo meno il dubbio, e il sospetto, possano tornare e tornare e tornare ancora a rodervi, ogni volta che tra le pagine dei vostri libri non vostri incapperete nei semplici di cuore e nei buoni: in Sancho: in Leopold: in Marcel: e in tutti gli altri: possiate non dimenticare mai di averli incontrati e di averli voluti bastonare a sangue sulla bocca e lasciare per morti in mezzo alla strada, piuttosto di permettere che un singolo atomo della loro innocenza mettesse in voi anche una sola radicola.
Fu detto con ragione che l’ingenioso hidalgo è stato tra i sublimi lettori: e voi, che delle pagine dei libri fate tante code di pavone, perché mai ne avete tradito il richiamo, per quale ragione siete venuti meno al santo appello della Triste Figura? Come infatti un cavaliere è il supremo lettore, così ogni lettore fin dalla prima pagina dovrà e deve considerarsi investito del più alto ordine cavalleresco, e ritenere da quel momento in poi onta e ignominia ogni servilismo di fronte a chi opprime gli innocenti, tormenta le vedove, insidia la virtù, imbratta la giustizia e diffonde la discordia. Voi invece avete visto le stragi e vi siete voltati dall’altra parte, avete visto l’ingiustizia e avete borbottato untuosi distinguo.
L’hidalgo fu un soldato, vi sento dire: la guerra fu la sua arte, e ferri del mestiere le armi. Guai a voi! Dove sono le vostre armi, dove le vostre cicatrici? Voi alle armi avete preferito i codardi sofismi coi quali avete esaltato la guerra che più si confaceva alla vostra vanità: ma vi guardaste bene dal partire soldati, come invece vollero sempre partire quanti poeti, lettori e cavalieri credettero nella bontà di una causa. E chi incita alla battaglia rimanendosene poi in poltrona, quello è il più sanguinario dei macellai, il più turpe dei boia: e alle sue parole sia dato meno valore che al vomito di un topo morto.
Altre volte, con inusitato spreco di energia e acume, avete voluto farvi beffe della pace, ora sempre più lontana… ebbene, così sia: possa il ricordo della vostra pusillanimità e del vostro tradimento togliervi, pagina dopo pagina, la pace. E, segno allo spavento e alla pietà, possiate infine ritrovarvi inchiavardati al trono che dalla notte dei tempi vi è stato riservato: il trono di chi, ritiratosi dalla battaglia che più di ogni altra meritava combattere, dichiaratosi vinto dalla realtà e divenutone schiavo, sarà condannato a vincere in eterno.

Presiden arsitek/ 3 - Angelo Angera
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Lo stagno di lacrime
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