“Mai visto prima”

Quello che non s'è mai visto prima è il mondo degli oppressori, che è il nostro e vostro mondo, agghindarsi a vittima con slogan così nauseanti. Andate nelle zone del pianeta dove ogni anno ci sono milioni di morti di ogni età per quanto di peggio si possa immaginare tra inedia, malattie e guerre, e provate un po' a dire, “Certo che questa polmonite... una cosa mai vista prima, eh?”.

In un comunicato riguardante lo sciopero per il cambio di direttore, i giornalisti di Repubblica definiscono quello presente «un momento mai visto prima per il Paese e per tutto il pianeta».

Le ragioni del loro sciopero qui non ci interessano. Quello che proprio non riusciamo fare a meno di rilevare è la palese esagerazione contenuta in quelle parole. “Mai visto prima”? Uscite dal recinto in cui vi siete rinchiusi, dal presente in cui vi siete appiattiti; provate a dare uno sguardo al mondo giusto un centimetro oltre il vostro naso e il vostro oggi: potrebbe essere un’esperienza giornalisticamente stuzzicante. Prendete questo “momento mai visto prima” e moltiplicatelo per dieci: otterrete quello che da tantissimo tempo è il pane quotidiano per almeno un miliardo di nostri simili, anche in questo preciso momento.

Quello che non s’è mai visto prima è il mondo degli oppressori, che è il nostro e vostro mondo, agghindarsi a vittima con slogan così nauseanti. Andate nelle zone del pianeta dove ogni anno ci sono milioni di morti di ogni età per quanto di peggio si possa immaginare tra inedia, malattie e guerre, e provate un po’ a dire, “Certo che questa polmonite… una cosa mai vista prima, eh?”. Salite su una macchina del tempo (dubitiamo molto ne abbiate mai vista una: sono note anche col nome di libri di storia) e andate a Hiroshima, a Nagasaki; andate nei lager e provate a ripetere quello che avete appena detto: vogliamo sperare che in quel momento veniate colti da perlomeno un fantasma di vergogna; e che quel fantasma vi devasti.

Il momento “mai visto prima” non sarà mai stato visto magari dai nostri (sì: nostri) occhi di privilegiati. Gli occhi di noi dominatori del pianeta, anzi, peggio ancora: di noi funzionari e schiavi dei dominatori del pianeta, noi la cui vita si svolge in una sudatissima e mesta bambagia ricavata dalla carne dei soccombenti, attraverso un procedimento che si è talmente raffinato nel corso dei secoli che nemmeno ci ricordiamo più di essere noi i carnefici.

L’abbiamo già detto con un filo di calma in più: siamo noi la vera e mai vista piaga; noi la distruzione dell’umanità. Siamo la strage degli innocenti. Siamo le cavallette e siamo la pioggia di sangue.

Perciò mettiamo tutte le nostre forze e il nostro amore per proteggere e salvare chi ci è vicino: ma dato che siamo largamente responsabili del male presente (col che non intendiamo solo questa epidemia), evitiamo i piagnistei.

Ma è ogni volta così: i drammi vissuti sulla propria pelle sembrano sempre i peggiori mai avvenuti nella storia del cosmo; e quindi sappiamo già che nessuno sarà d’accordo con noi. Salvo forse ecco: la protagonista cattiva di The Counselor:

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