Bazar

Il musicante

di in: Bazar

Si era cresciuto nel recinto del manicomio dov’era triste come il re di denari, che non piscia mai in compagnia e che ha paura di essere una spia. A trent’anni cominciò a salire in città. Chiedeva soldi pure alla Madonna Santissima, per comprare radioloni. Quando gliene veniva in antipatia uno, lo metteva sotto i piedi, [continua]

A Stefania   Prima di girare quel fiasco commerciale di Freaks, che gli costò l’allontanamento dalla MGM, Tod Browning era un regista famoso e abbastanza ricco, uno dei pochi a godere di un controllo pressoché totale sulle sue pellicole. Un regista sovversivo perfettamente integrato, grazie alla sua abilità a muoversi dietro le “maschere” dei generi, [continua]

Imperfetto /2

di in: Bazar

“Vide allora la sua vita come un gioco nel quale si immaginava molto e ci si facevano tante idee ma si sapeva ben poco o forse perfino niente del tutto”   Ed ecco dunque senza troppi preamboli il Kariboni a colloquio con la Frattazzi Eberle, nel convincimento e nella speranza di appunto convincere la Frattazzi [continua]

[…] Il parlare d’altro è molto interessante, forse di molto più interessante di quanto non sia il parlare di qualche cosa che ci si propone. Perché succede di parlare d’altro? Se io incomincio a parlare o a scrivere di un qualsiasi argomento, io credo di avere in testa un argomento. Questa è sempre una delle [continua]

Imperfetto /1

di in: Bazar

Un tale Kariboni, critico cinematografico molto impegnato e lui stesso autore di alcuni cortometraggi o per meglio dire corti, entrava un giorno d’inverno nello studio di un medico dietologo perché essendo leggermente in sovrappeso e risultando alcuni suoi valori ematici non nella norma aveva appunto bisogno di essere visitato da un medico dietologo. Il medico [continua]

All’improvviso, di notte, da soli davanti a un caminetto in piena attività, sembra proprio che il fuoco parli, e a noi di capire quello che dice. Tra ubriachi spesso ci si capisce anche senza parlare la stessa lingua. Si trattava di un fuoco ciarliero e polemico un po’ a vanvera, come sono a volte i [continua]

Giorgio Messori è morto ieri mattina. Lo salutiamo pubblicando questo scritto che ci inviò tempo fa.     * Fin da subito andare nel Giura è stato innanzi tutto cercare i paesaggi di Gustave Courbet. Già a Mouthier erano apparse le rupi dipinte in un suo quadro, e proseguendo lungo la Loue verso Ornans, il [continua]

Il sole tramonta trascinandosi dietro le piroghe, in fila sul mare indaco, verso la luce cadente. Awa guarda e aspetta l’ora favorevole per comprare il pesce, alla fine del giorno. A quell’ora puzza e ha l’occhio spento, allora costa meno. Mentre le piroghe scivolano al largo e anche il trambusto della città sembra silenzioso. Tacitato [continua]

inquiete luci nell’impaziente traversata tra l’acqua e il vento che mormora confuse onde alla cenere di navigli spenti – il lampo intermittente ha l’impeto stupito di foglie sorprese in passaggi di stagione, nomadi in tracce certe d’esilio più prossime al privilegio che in visibilio di cadute riporta alla dimora invernale dell’origine: – un solo giorno, [continua]

I. Vangelo del cavaliere De Stefani Perez, di Santa Ninfa, raccontato da un suo zio sequestrato dai ladroni. Trascritto nell’800 da Giuseppe Pitrè. 1. In quel tempo Gesù camminava per la campagna. C’erano tutti gli apostoli. E una sera, andando per via, successe che venne buio. Gesù chiamò Simon Pietro e gli disse: “Pietro, cosa [continua]

La Provenza, in epoca medievale, era infestata da un numero imprecisabile di trovatori, che passavano il tempo a cantare arie talmente appassionate da causare alla gente frequenti crisi di nervi. Era un’epoca strana, anche perché i venti suonavano e i cavalli parlavano: come questi tre, impegnati in una discussione mentre trotterellano sotto un cielo basso [continua]

Primavera 1994 Per avere un altrove bisogna avere una patria Era la primavera del 1994. Avevo ventinove anni e L’Atelier du roman, una rivista letteraria francese, aveva appena pubblicato uno dei più bei saggi che avessi mai letto: Pour une ontologie de l’exil di Vera Linhartová. Da qualche tempo mi trovavo a Parigi. Avevo scelto [continua]

L’abito verde La mia natura è composta così, che a sentire il lutto portato dalle campane non si riesce più a continuare e sono costretto a lasciar perdere tutti i servizi, caricare gli attrezzi sul motore e riprendere la via di casa. Ci sono certe giornate, quando fa le secche di gennaio e la tramontana [continua]

La palla

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Era stata qualche anno in America, dove aveva perso i sensi e si era fatta così triste che neanche si soffiava più il naso. Il figlio grande si dispiaceva a vederla ridotta in quello stato e l’accompagnò alla nave approfittando che partiva una cugina malata di nostalgia. L’americana perse il ricordo del figlio in tutto [continua]

Il paesaggio si dispiega alla vista secondo modi, ritmi, forme che dipendono da colui che guarda. Dallo stato di quiete o dal movimento di colui che guarda. È esperienza comune. Il paesaggio osservato nello stato di quiete – il leopardiano “sedendo e mirando” – ha colori, luci, forme diverse da quelle che trascorrono nel paesaggio [continua]