In compagnia del giambico Daniele Ventre e dell’infernale Hieronymus Bosch, ZIBALDONI s’incammina pensosamente verso le prossime elezioni politiche. Sette puntate tachicardiche, popolate di figure grottesche di scrittori politici banchieri, da scandire ad alta voce e in buona compagnia, per purificarsi dalle scorie velenose delle propagande.

Un intervento di Slavoj Žižek su Berlusconi e il potere del godimento. Un discorso che richiama, per molti versi, Il ricatto del godimento di Alessandro Carrera (QuiEdit, 2012), l’ultimo volume della collana Questo è quel mondo.

Da un osservatorio aereo, a occhio d’uccello, dentro molte finestre aperte per il caldo intravedi svolazzare lenzuola e biancheria di cotone, di lana e di carta, panni candeggiati e disinfettati, tutto un biancore di varichina. Piccoli gesti si ripetono in queste case per tutto il giorno e per tutta la notte, a intervalli di poche [continua]

In compagnia del giambico Daniele Ventre e dell’infernale Hieronymus Bosch, ZIBALDONI s’incammina pensosamente verso le prossime elezioni politiche. Sette puntate tachicardiche, popolate di figure grottesche di scrittori politici banchieri, da scandire ad alta voce e in buona compagnia, per purificarsi dalle scorie velenose delle propagande.

“Il peso del Ciao” (L’Arcolaio, 2012) di Francesco Forlani è un libro composito e variegato, esattamente come il suo autore. Animato dalla funambolica capacità di saltare con eleganza da un genere letterario a un altro, dal verso alla prosa, dalla scrittura saggistica a quella militante, Forlani in questo libro di poesie d’amore, d’occasione e di viaggio (del quale pubblichiamo qui la sezione “Canti da ring”) presenta se stesso e la sua incosciente versatilità. Ed è proprio l’incoscienza – ovverosia l’assoluta freschezza del dettato, dello stile e dell’ispirazione – la qualità che forse preferiamo di questo libro, perché oggi l’imperativo è: plastificare tutto, programmare la voce, eseguire lo spartito pedissequamente. E noi, com’è noto, siamo avversari fieri (e incoscienti) dell’oggi.

Se uno è a Milano e si trova a fare un giro in zona Sempione, poco distante dall’Arena, deve essere proprio attento per capire, a un certo punto dei suoi spostamenti, che è capitato in Largo Gadda: in effetti, e lo dico per esperienza diretta, basta chiedere alle vecchine che chiacchierano sulle panchine di piazza [continua]

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Non sapevo cosa aspettarmi. Qualcuno mi aveva parlato di questo uso a me sconosciuto, che invece qui è all’ordine del giorno, di mettere in vendita le parti mobili dentro il bene immobile. Se cambi casa e devi liberarti dell’arredamento diventato inutile fai una estate sale. Se sei vecchio e devi racimolare soldi per trasferirti in [continua]

C’è stato un momento, nel lungo corso della civilizzazione umana, in cui la parola onore ha voluto dire qualcosa? I cacciatori di significato battono in questi casi di preferenza i territori dell’antichità greca e latina, luoghi nei quali, si dice, le parole erano più vicine alle cose; e l’antichità non manca mai di offrire ai [continua]

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A bordo del piccolo aereo per Agadez, ripenso alla città che sto lasciando, Niamey: capitale del Niger, assetata dalla cronica siccità, asservita all’imposizione della  monocoltura di arachidi, governata da un presidente rigoroso e dogmatico. Silenziosa, non echi di risate, né musiche urlate da radio gracchianti, solo segno di vitalità le decine di lavandai che sbattono [continua]

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L’altra volta si parlava di provincia, in particolare di quella marginalità chiusa e soffocante che caratterizza i luoghi di confine e di montagna. Tra i più lividi narratori di questa condizione ho trovato alcuni autori di lingua romancia pubblicati (in traduzione) dall’editore Casagrande di Bellinzona: scrittori ispidi, che nulla concedono e quasi sembra vogliano negarsi [continua]

In compagnia del giambico Daniele Ventre e dell’infernale Hieronymus Bosch, ZIBALDONI s’incammina pensosamente verso le prossime elezioni politiche. Sette puntate tachicardiche, popolate di figure grottesche di scrittori politici banchieri, da scandire ad alta voce e in buona compagnia, per purificarsi dalle scorie velenose delle propagande.

L’altro giorno, a Roma in via dei Serpenti, un piccolo negozio di antiquariato era chiuso in pieno pomeriggio. Sulla vetrina c’era appeso un cartello scritto a mano: Torno subito. Sotto però si specificava: Se me va. Magari è solo perché il tenutario se lo può permettere, può essere che la flessione dialettale sia probante di [continua]

Il mezzo che aveva a disposizione per il compimento dell’impresa era una bici senza freni, viola, bilanciata, compagna fidatissima. A voler essere precisi, il manubrio era privo ormai anche delle leve dei freni, e il telaio si snodava senza alcuna dotazione delle guaine entro le quali un tempo erano scorsi i cordini che si fissavano [continua]

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