In conclusione, care amiche, vivo in un catatonico stato d’eccezione – come direbbe quel furetto dell’Agamben –, nel periclitante deserto di un con-dominio fin troppo affollato – come scriverebbe quel bel tomo dello Žižek – e, per giunta, le mie riserve etiliche si stanno esaurendo più rapidamente del previsto.

Inoltre ordiniamo alla vostra venerabile assemblea di riferire ai maestri di letteratura in servizio che allo stesso modo in cui vengono a sapere della nostra preoccupazione in merito ai loro salari, così sappiano che con maggiore impegno devono perfezionare lo sviluppo educativo dei giovani.

Pur essendo la Berlino degli anni dopo la riunificazione l’immediato sfondo geografico e storico, proprio il fatto che il poemetto sia ambientato in diversi e particolarmente significativi luoghi di Berlino fa sì che la capitale tedesca vi sia presente con tutto il suo enorme portato culturale.

CACCIARI, MASSIMO… Meglio conosciuto come «Il Tombeur dell’Apocalisse». Il suo maggior vanto risiede nel fatto che ha potuto superare, sia a sinistra che a destra, le conquiste dello squisito e compianto Don Giovanni extraparlamentare Lucio Magri: non si contano più, infatti, le danarose e attempate carampane che lo vezzeggiano con mille premure, spettinandogli la formidabile chioma trattata, pare, con un anti-incanutente prodotto in un laboratorio segreto del San Raffaele.

Le mie mani aggrappate alle sbarre del lettino sono uno dei miei primi ricordi. Una sensazione che ho ancora sui palmi: le sbarre di legno tondo, con una parte che si slargava nel centro, per decorazione, a cui mi afferravo scuotendo piano, senza far rumore. Ero nel cuore della notte, nel cuore della casa e [continua]

Borel

di in: Bazar (1)
Pierre Soulages (1957)

Un dettaglio: io non ho mai scritto una riga. Quello che ti ho letto è tutto scritto qui, nella mia testa. Per me i fogli sono solo cose da riempire di ghirigori. Là troverai solo la cenere dei miei sigari. Prendili pure.

Quante volte Dante cerca di abbracciare qualche cara ombra nel regno dei morti. È un gioco del pieno e del vuoto, una ripetuta sottolineatura gestuale dell’eccezionalità del suo viaggio, ma anche una profonda pena. Il poeta ci ricorda una cosa banale e fondamentale insieme: c’è bisogno d’un corpo per poter dare un abbraccio.

E quando, più normalmente, ci sarà un altro corpo da abbracciare, di congiunti, affetti stabili ed amici? Il massimo contatto della più estesa superficie possibile che aderisce. Quando l’abbraccio è reciproco un otto si disegna, mai perfetto perché ogni corpo è diverso e diversamente irregolare, ma quasi un’intersezione tra i due circoli. Spesso le braccia femminili tendono l’anello verso l’alto, quelle maschili verso il basso dell’ultima vertebra, a volte le rispettive mani, anch’esse intrecciate, replicano in piccolo la saldatura.

Il presente studio si concentra sulle forme di impegno etico-politico o etico-estetico nell’opera di Celati degli anni Duemila, anni che hanno dato vita, attraverso la collaborazione alla rivista Zibaldoni e altre meraviglie, a quella che si potrebbe chiamare una “linea leopardiana dell’impegno”. Tratteremo in particolare il ciclo di Vecchiatto… e faremo rapide ma decisive incursioni negli articoli apparsi in questi anni, a firma di Celati e di altri, sulla rivista Zibaldoni.

Nature morte

di in: Naufragi (0)

CITATI, PIETRO… Seppur uomo di indomita integrità e sommelier dal fine boccato, cadde più di una volta nell’errore postmodernista di riciclare i suoi stessi testi scambiandoli per quelli di un altro. Fu perdonato.

Tuttavia, gli scrittori non sono stati meno conformisti. Da rispettosi lacchè dei politici, a loro volta proni ai diktat della tecno-scienza, non hanno nemmeno provato a dire che forse la peste non veniva solo per nuocere, ma a darci una chance storica, quella di rallentare il ritmo della produzione, di abbandonare finalmente l’economia dell’abbondanza, di tentare una forma di vita dove il coraggio e la libertà non fossero compromessi in nome della cosiddetta verità scientifica.

Zibook - gli ebook di Zibaldoni