Tadmor

di in: Bazar

Per guardare come ti offri al tramonto, fiore del deserto, ho corso e molto, mi sono precipitato oltre l’ingresso alle rovine per arrivare in tempo, pieno d’affanno, di ansia sovrana, il thé ho scansato che un beduino all’ombra del tempietto d’Adriano m’offriva, in cambio del mercimonio delle sue carabattole sparse tra le zampe di un [continua]

Il deserto che s’intravvede dall’aereo è disordinato, incerto e crostoso: una superficie rossastra perforata da enormi crateri scuri. Dall’alto, Damasco è verde di ordinate ortaglie, forme geometriche precise che sfumano là dove inizia l’abitato. Ricordo la descrizione del viaggiatore arabo Ibn Jubayr che la visitò nel 1184: “Venite al luogo dove la bellezza pernotta e [continua]

Sono al quarto piano di un palazzo, poggiato con la fronte al vetro. È grande quanto la parete, e sporco, adesso unto del grasso dei miei capelli e qua e là dei segni di insetti. Cinque centimetri di là del vetro un piano in cemento mai più calpestato dal termine dei lavori allo stabile. Il [continua]

Un Diogene del XXI secolo si aggira per le strade del mondo ed è in grado di leggere i pensieri degli altri. Una disperazione confusa è strutturato come un mosaico di scene e immagini di diversa origine e specie: un puzzle di frammenti verbali, un montaggio di brani di prosa poetica, episodi tratti dalla cronaca, inserti pubblicitari, racconti in prima persona, spezzoni di dialogo, mostrati come visioni di un filosofo-homeless. Visioni, per l’appunto, confuse e disperate, ma in grado di far venir fuori un affresco sarcastico e spietato del mondo d’oggi. Il primo ZiBook Lontananze dello scrittore romano Pietro Altieri.


Cino arringava la folla borgosesiana alle ore sedici, quattro botti al campanile, dopo che venti partigiani ebbero occupato la stazione e interrotto le comunicazioni telegrafiche e telefoniche. Sul furgone riposavano alcuni sacchi di vettovaglie e seimilatre­centosessantasei lire della Banca Popolare. Gli ultimi bagliori davano orizzontali nelle finestre di ponen­te. Jacopo, dietro al fucile, vide che, [continua]

Tempo fa, la conduttrice di Linea Verde su Rai 1 era in un forno di un qualche paese italiano, non so dove. Parlava col fornaio, poi a un certo punto s’è diretta decisa verso la telecamera e ha esclamato: Pensate!! Questo pane dura anche una settimana!!! Il calore che emanava dall’affermazione aveva una sua ragion [continua]

Parole basse, sdraiato accanto alla moto rubata, nella cantina, con le viti del carburatore fra i denti, guanti di morchia d’unto, polvere rappresa nelle linee dei calli. In tutto quel nero gli occhi celesti: «Perché, te cos’è che speri?». Una galleria di ruote di bici, pistoni, pedivelle, ammortizzatori, mastice, olio, pezzi smontati e forme perdute. [continua]

Me la immagino, la prima espressione sul volto dei musicisti che giungono quassù in provincia a suonare d’estate. Sono giovani, giovanissimi a volte, la faccia liscia degli adolescenti che fanno atletica, le mani grandi e robuste da adulti; oppure vecchi, a volte vecchissimi, leoni in disarmo, reliquie di epoche e di scuole interpretative passate, tutti [continua]

Le alici

di in: Minimanimalia

… e la corrente ci batosta, ci sbatte senza appigli, ci sparpaglia nella tempesta… solo insieme restiamo vivi nonostante la perturbazione. ma poi tutto rientra, si ricompone la calma e la solitudine ci raccoglie nella sete di cose solite. certo un bagliore ci attrae, lo spavento sta sempre in agguato. eppure ogni cosa rientra al [continua]

Zibook - gli ebook di Zibaldoni