Dottrina dell’estremo principiante. È il titolo dell’ultimo libro poetico di Luzi. Un addio, che non è una separazione, un congedo, ma un’affermazione di presenza, e insieme di umile sapienza. Questa presenza, questa umile e rigorosa sapienza, è il dono del poeta mentre la persona fisica scompare. Ho abbracciato Luzi l’ultima volta il giorno che festeggiavamo, [continua]

I Ti ho cercata contro la fuga della gente e ti ho chiamata – perduto nei giorni. “Se moriremo nell’ignominia la colpa non sarà nostra” ma ingrata visione di ciò che è. Sempre nella mira del cecchino. Forse non esiste la fine del tempo, ma una desolante esplosione. La polvere ci disegna il volto. Per [continua]

Gino/ 22

di in: Gino

Sara Gli sparò tutti i denti bianchissimi e una risata da eco. Era giovane, col viso tondo e gentile. “Sei te il citto della Gegia?”. Gino disse di sì, anche se non aveva capito bene. La ragazza rise ancora, salutò qualcuno dentro la pensione e disse: “Andiamo!”. Poi si lanciò per la strada con un [continua]

Caro Enrico, mi soffermo brevemente (ma anche: seriamente, tragicamente, al limite dell’addio) sulle implicazioni che riguardano non tanto lo scrivere (il mio men che meno: leggo assaissimo, scrivo pochissimo), quanto l’altro o gli altri per cui si scrive, o meglio quel sentimento dell’altro in sé, lavorante e trasformativo, che lubrifica “a chiacchiere” il motore dell’oblio, [continua]

Sed qui certi esse possunt vidisse omnia?” G. B. Vico, De nostri temporis studiorum ratione, III A quanto pare, oggi l’unico modo di intendere la fantasia è quello insulso e frivolo legato alle suggestioni dell’infanzia o agli stordimenti del cinema: alla saga del Signore degli anelli o a Harry Potter, per intenderci. Dire “fantastico” equivale [continua]

Gino/ 21

di in: Gino

Riprendiamo, a partire da oggi e dal Capitolo Ventunesimo, la pubblicazione di Gino, il romanzo inedito di Francesca Andreini. Chi volesse leggere i capitoli precedenti, può cercare negli archivi della prima serie di Zibaldoni e altre meraviglie.

Lucania

di in: Bazar

1 siamo nei pressi di tricarico il paese di scotellaro. in cielo c’è un falco gli alberi sono tranquilli e distanti. il mezzogiorno di novembre ha il buio che sale già sui fianchi. la luce che resta è bevuta dalla vacche nei campi dalle argille dei calanchi. 2 era meglio non essere venuti che restare [continua]

Il 26 novembre 2004, alle ore 11.00, nell’Auditorium-Biblioteca del Liceo Scientifico Statale Antonio Vallone di Galatina, Antonio Prete ha tenuto una relazione su Giacomo Leopardi davanti ad una affollata platea di studenti liceali. Ne pubblichiamo il testo, sbobinato da Roberta Marra, studentessa del Liceo Scientifico di Galatina, e rivisto dall’autore. Il titolo è redazionale.

Ci sono scrittori che accompagnano la nostra vita, divenendo tacite guide dei nostri giudizi e comportamenti, a cui rimaniamo fedeli non per assuefazione, bensì per un desiderio di conoscenza che sembra continuamente alimentato dal nostro rapporto con loro. Se non aprissimo più le pagine di certi libri, non tradiremmo questi scrittori-guida, tradiremmo noi stessi, dimenticheremmo [continua]

Per preparare la marmellata di cotogne secondo la ricetta della bisnonna Cucù ci vuole: cotogno grattugiato, chilo uno zucchero etti 300/400 e poi si procede così: si sbolliscono i cotogni, non troppo cotti. Quando sono al punto giusto si mettono a raffreddare e si grattugiano, dopo grattugiati si passano nel crivello per venire più fini [continua]

Una furbata

di in: Bazar

“È tutto a posto signor Manzione, buon viaggio”. Gennaro sorrise e ringraziò. Il sole splendeva in quella giornata di settembre, uguale a tante altre giornate di settembre, nella grigia città dove viveva e lavorava, lavorava e viveva. “Le notizie non sono buone, Gennaro”. Questo aveva detto il dottore. Appena fuori dal portone era entrato in [continua]

Mortadella

di in: Bazar

A dieci faceva l’aiuto sacrestano a San Michele, lo sguardo svanito di un santo delle figurine, ma con il naso lungo, plebeo, che sembrava appiccato con lo sputo, così come sembravano incollati i capelli, le orecchie e l’anima. Si mangiava pure le parole, a ragione di una fame arretrata, non faceva mai mancare il carbone [continua]

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