Ti ricordo, Maestro, nel crepuscolo dei miei giorni ancora colmi di libri, d’amore ardenti, come m’insegnasti che dev’essere ordita tramatura di vita, d’intelletto, di sapienza. Cavalco l’ippogrifo alato della mia anca sciancata che mi fa deforme nel corpo brutto, storpio – ma immenso era, è il richiamo degli spalti arditi degli universi, dei mondi: specchianti [continua]












































