Carrera Fantasticare

L’argomento ornitologico “Chiudo gli occhi e vedo uno stormo d’uccelli. La visione dura un secondo o forse meno; non so quanti uccelli ho visti. Era definito o indefinito il loro numero? Il problema implica quello dell’esistenza di Dio. Se Dio esiste, il numero è definito, perché Dio sa quanti furono gli uccelli. Se Dio non [continua]

Papetti Meninas

Colpi di castagnette Colpi di castagnette cenere del quotidiano sugli spigoli sudario il volo del tafano. Fessura di luce giorno di cerone e biacca stride sul muro scaglia di calce che si stacca. Truce leprecauno dibbuk, pera puttina, tra le quattro pareti il sembiante di cagna volpina. Arriva la stagione meninas sudano le lenzuola una [continua]

09 Conte Finioo

mi co sta cura go finìo salto el turno e torno indrio coi spasemoni che me frega co la paura che te sbrega co sto casin in te la soca che miscia e carte a verzar boca che se finisse a essar soca se se se svoda fa na broca co casca e giosse le [continua]

Immagine di Giuliana Tammaro

Amore non è il dio delle origini. Non sta all’inizio delle cose, ma sempre e solo alla loro fine. È il dio della rovina, non il nume tutelare della nascita o della genesi. Ogni rovina non è che lo stato di tutto ciò che è immagine. Perché immagine – è già l’etimologia latina del termine [continua]

Carattere

di in: Bazar
Carattere

Non è una qualità di un individuo, né qualcosa che ne esprima i suoi modi, la sua natura, il suo garbo. Si imprime piuttosto su quello stesso volto di cui non è capace di rivelare alcunché, quasi fosse il trucco o il decoro di una cosmesi di cui solo i nostri demoni conoscono la vera [continua]

baron16a

Oh Signore, rendici capaci di meraviglia e di stupore Non era mai stata al mare in inverno. Con un’amica ci aveva passato due settimane, nella bella stagione, qualche anno fa. Per la verità, questa non era la prima volta che  venivamo. C’eravamo già stati un giorno pieno di nebbia. Era un mese fa. Le case [continua]

07 Ostan Studi

È giornata d’andarci a Venezia portarse drio la morosa pagarci il biglietto la bottiglietta d’acqua spartirla uniformarle, le pupille, nella stessa rotta di là dal finestrino. I conti in tasca farseli dei soldi racimolati nel salvadanaio sotterrato sperando germogli prima o poi in un baleno il momento propizio del mutuo, risalga la china l’inflazione, cali [continua]

04 Cesaro Cado

cado sull’erba ma qualcuno poi mi salva in modo inatteso sento per la prima volta il peso del mio corpo: lo sento tutto in un minuto e non parlo più, perché muoio di paura non capisco il senso di questa fregatura: cado svenuta sul manto bianco freddo che mi ha immediatamente risvegliata … se ci [continua]

02 Sgnaolin Piersanti

Devo confessarvi che fin dalla prima giovinezza ho vissuto in mezzo a voi come uno straniero, e come un gentiluomo straniero ho rispettato le vostre leggi e le vostre usanze” Enrico Metz Nella stessa città, ma in due romanzi diversi, i destini di Enrico e Luisa giungono a naturale compimento. In una nebbiosa città del [continua]

GIGANTE CAST

Se vieni a Napoli e vedi Castellammare, poi non muori, non ti preoccupare – rivivi. Mentre dal mondo tutto sparisce a gran velocità, a Castellammare tutto riappare. Sparisce dal mondo inchiavardato la visione dell’interiore e della caducità. Ma ecco nel Castello Fatato sul Mare riappare la finestra spalancata sulla strada e quello che c’è dietro: [continua]

Brindisi SAnfelese

Il Sanfelese si ritirava dalla terra, e il sole si era già fatto due ore di sonno nella pancia della Vergine. Il Sanfelese e l’asina dormivano in piedi, squagliati dalla fatica, e si erano scordati la via. A tutti quelli che incontrava, il Sanfelese chiedeva: – Bell’uomo! Sapete per caso dov’è la capanna mia? E [continua]

Oggi

di in: Inattualità
fotografia di Roberto Papetti

1. Oggi c’era un vento che portava via ogni cosa dal suo posto. Si spostavano le case i lampioni. I rami degli alberi sembravano maestri d’orchestra. Tutto era animato da una mestizia incontenibile. Solo voi, miei simili, eravate fermi. 2. Oggi mi sono inutilmente arroventato perché non sono andato in giro perché sono rimasto fermo [continua]

Zibook - gli ebook di Zibaldoni

Letture a sorpresa

Foto di Barbara Fiore

Dopo giorni, alla fine della valle, scendiamo per una stretta gola nella piana, il viaggio è finito. Una sosta nel piccolo palmeto che sorge intorno a un pozzo. C’è un orto coltivato a menta, la scacchiera dell’orto in quel paesaggio di un’unica gamma di colori appare di un verde smagliante. La bellezza del luogo è data dalla uniformità: sabbia chiara, rocce, acacie dalle chiome piatte e spinose, e le tende ogivali di stuoie che hanno lo stesso colore e la stessa materia del paesaggio. Prendiamo la menta fresca e profumata da aggiungere al tè per la festa che accoglierà il ritorno della carovana. Al tramonto vengono portati legni e rami, il falò nello spazio al centro delle tende deve essere molto grande, la festa durerà infatti tutta la notte.