René Magritte, Perspicacity

In seguito alla pubblicazione di Sibber (Effigie, 2014), di cui avevamo dato una breve anticipazione sulla nostra rivista (e anche a seguito di varie recensioni uscite sul libro, che hanno sollevato questioni degne di approfondimento nella riflessione sulla letteratura odierna), ho chiesto a Walter Nardon di parlare più direttamente della narrazione e di vari aspetti della pratica narrativa. Questo è il risultato della nostra conversazione, che è anche il primo testo di una nuova rubrica della nostra rivista.

L’avvoltoio

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RACCA Avvoltoio

da qualche tempo faccio solo pensieri guasti… e penso di essere l’essere più giusto al mondo! il male che mi parte dallo stomaco non può che riflettersi nel cosmo… e mi accorgo che ogni punto intestinale è l’epicentro del più tremendo tormento universale. da lì penso al male che nel mondo non è mai risolto… [continua]

In quest’esercizio di paesologia mi proverò a raccontare del mio paese natale scrivendo di luoghi altri da lui. La scienza della paesologia credo ammetta tali apparenti contraddizioni, perché i paesi respirano talvolta anche all’ombra o per affinità o per contrasto con luoghi altri. Racconterò delle sue Capitali, dal momento che il mio paese natale si [continua]

RANDACCIO Quarto

Welcome to Quarto, ti saluta un graffito colorato alla rotonda che porta in via Eritrea, appena sceso dal ponte Palizzi. Tu sei in macchina, ma pensi che se avessi preso la 57, adesso magari saresti seduto e tranquillo, a osservare la gente che si muove spedita da Quarto Oggiaro verso il centro, mentre tu faresti [continua]

Il ragno

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Disegno di Davide Racca

un filo sottile… e poi un filo più sottile ancora! filare è il compito del mio mestiere, ed è un lavoro di solitudine! se si vuole filare la stabile trama per una dimora bella e sicura, si devono esaminare le correnti, celarsi ai venti, indagare circospetti il comportamento di rami, foglie, polveri e insetti. calcolare [continua]

Walker Evans Passengers, 1938

Un romanzo da noi poco conosciuto di Charles-Ferdinand Ramuz, Si le soleil ne revenait pas (Se non tornasse il sole, del 1937; in Italia non lo si vede da una lontana edizione Jaca Book del 1982) racconta di una piccola comunità di montagna che per sei mesi l’anno rimane all’ombra, in un villaggio incassato tra [continua]

«Vedremo la natura grande, grande che ti ci senti perso. Le strade lunghissime dove non incroci nessuno e ti senti libero. I motel dove non devi nemmeno scendere dalla macchina, lo dicono già dalla strada se c’è posto e quanto costano, e sono dappertutto, non devi mai programmare niente. Tutto facile, in America… Vedrete».


«Ah, come gli sarebbe piaciuto bastare a se stesso, esibire l’eleganza di una solitudine diciamo così naturale, innata, che evidentemente il suo patrimonio genetico non portava iscritta, visto che continuava a tradirla. Per qualche giorno si poteva anche fare, pensò, ma quando la posta non arriva e nessuno telefona e da qualche accenno distratto delle [continua]


«Qui, in Svizzera, i matti li capiscono. I dottori sono buoni con loro, con noi. Sembra un regno da favola, dove i fragili non sono percossi dalle bastonate dei potenti ma possono sprofondare in sonni lunghissimi (cosa sarebbe la vita senza il piacere del sonno? Vale la pena vivere soltanto per la gioia di dormire…). [continua]


 Accolti entrambi nel confortevole letto matrimoniale si dovettero riabituare pian piano a dar consistenza alle cose. Il lampadario lambiccato che pendeva dal soffitto alto, sedie e pavimento che sostenevano mucchietti sfioriti di biancheria, la scrivania ingombra dei pacchi ben sistemati del farsettaio. Una macula cerulea a pena suggerita dalle sconnessure delle imposte. Insieme agli occhi, [continua]

Zibook - gli ebook di Zibaldoni

Letture a sorpresa

Perceval 1

Gli eroi delle storie hanno sempre gli occhi bendati. Altrimenti non farebbero più niente. La storia finirebbe. Non è grave perché tutti abbiamo bende sugli occhi” Aurora in Le genou de Claire Nel 1978 Eric Rohmer presenta al Festival diParigi il film Perceval le Gallois sconcertando pubblico e critica. Condensando il giudizio di molti, Jean de Baroncelli scrive [continua]